ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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martedì, marzo 20, 2007
 
Uno dei quattro ce la fa
Qui un pezzo in cui Afia racconta il suo arrivo in Italia.
Suggerimenti, critiche, felicitazioni, insulti, silenzi e fuoritema fateli qui sotto,  non lì.


postato da alice121 ~ 20/03/2007 09:24 ~ commenti (9)
~ romanzo breve




lunedì, marzo 19, 2007
 
Uno dei quattro ce la fa
Questo qui sotto è uno degli incipit provvisori della storia che sto scrivendo.
“Si chiamava Afia K e poteva dirsi fortunato.
Aveva superato l’attraversamento del deserto in camion, le onde del Mediterraneo su una tinozza che imbarcava acqua, le camionette della polizia sulla costa ed era giunto a Roma in un giorno di sole e dopo due ore era già nel parcheggio di un grande magazzino a caricare pacchi sulle auto”...
…”Ma la mattina del ventitre dicembre precipitò tutto”.

E’ provvisorio per due ragioni.
1)Ci sono quattro personaggi principali e non ho ancora deciso quale dei quattro partirà per primo.
2) Man mano che la storia va avanti i personaggi si arricchiscono di dettagli che entrano in conflitto con la trama e devo cambiare di nuovo le cose.
Conclusione: meglio evitare storie con più di un protagonista, ma ormai ci sono dentro e devo proseguire per forza.

Stamattina leggere questo articolo mi ha fatto un brutto effetto, in particolare queste righe: Ma la possibilità di andarsene era prevista anche per gli imprevidenti e gli indigenti. In questo caso, però, il migrante passava dal Cpa statale a una struttura privata (denominata anche "casolare") dove veniva trattenuto finché un parente o amico non versava la cifra pattuita sul conto dell'organizzazione sudanese.
Io avevo scritto così: “… ho trovato il paese dove c’era il contatto. Avevo imparato tutto a memoria prima di partire.
Il contatto aveva un biglietto del treno e dei vestiti spediti da mio cognato, ho mangiato ancora, ho bevuto una tanica d’acqua, poi ho caricato sacchi su un camion per una settimana in cambio del suo servizio, infine sono partito, e quando sono arrivato a Roma mi sono detto: ormai non può che andare bene”.

Una mia amica, che ha letto il pezzo sullo sbarco di Afia e l'articolo, mi ha scritto: ogni tanto penso a un'intervista alla Arendt in cui diceva che la realtà della deportazione supera la capacità mentale di  pensarla.



postato da alice121 ~ 19/03/2007 11:00 ~ commenti (7)
~ romanzo breve




martedì, marzo 13, 2007
 
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Oggi va così.
Al posto degli irti colli ci sono le dune, con sopra dei fili un po’ secchi e un po’ verdi, ma altrettanto evocative.
E io continuo a scrivere una storia che volevo concludere in sette pagine word e che invece prosegue.
Raccontò a Danut,  - mentre si versava due cucchiaini di zucchero di canna nel caffè, nel miglior bar di Testaccio dove gli aveva detto d'aspettarlo perché lui non trattava di affari né sul cellulare né sul telefono fisso, - che era sempre stato un appassionato di arte e natura. Che le due cose erano legate tra loro con la colla che non si scolla. Per questa ragione aveva comprato una villetta sulle colline della Toscana, le più suggestive colline al mondo, tant’è che anche Leonardo le aveva scelte per piazzarle dietro al bel muso della Gioconda.
Se non avessi incontrato l’arte sarei rimasto un pezzente qual ero. Sapessi quanto ero rozzo cinquanta anni fa! Sarei arrivato a questa età con la barba appuntita, il diabete e il colesterolo, e senza denti come mio padre, e me ne sarei andato via com’è capitato a lui, dopo un paio di bicchieri di vino scadente tra un volante e uno sportello arrugginito di una mercedes. Perché io sono cresciuto tra i rottami, i vetri delle bottiglie, le cicche di sigaretta e gli escrementi dei topi, come uno zingaro o un tunisino. Però mio padre mi ha mandato a scuola e lì mi sono avvicinato all’arte e me l'andavo a guardare nelle Chiese, quando ero più grande.
Comunque chiacchiero troppo, mi succede sempre quando ricordo le mie origini perché mi sale la commozione in gola e per spingerla via finisco per riempirmi la bocca di parole.



postato da alice121 ~ 13/03/2007 10:48 ~ commenti (12)
~ romanzo breve




mercoledì, gennaio 10, 2007
 
Nomi Propri
Mi servono, per una storia che sto scrivendo, un nome maschile del Ghana, uno della Romania e uno femminile delle Filippine.
A chi mi aiuta offro un ottimo caffè, dalle mie parti ovviamente.



postato da alice121 ~ 10/01/2007 11:25 ~ commenti (10)
~ romanzo breve



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