ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


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martedì, dicembre 19, 2006
 
Da domani solo tè verde, giuro.
I quattro camion e il pulmino se ne sono andati poco fa.
C’erano dei cartelli con il divieto di parcheggiare nella via, e pensavo che dovessero pulire la strada. Però lavano solo un lato e l’altro no?  E stamattina s’è scoperta la ragione.
Mi fermo per un cappuccino al bar sotto casa, devo piantarla con i cappuccini ché poi la notte non riesco a prender sonno, metto su lo sguardo scemo e inizio a sorseggiarlo e un tipo con un bastoncino sottile, i capelli scompigliati, la barba di due giorni, agitando il bastoncino come un insegnante d'altri tempi, mi dice: non guardare!
Non mi vieta di guardare lui, ma quel groviglio di persone che c’è dall’altra parte della strada. Naturalmente guardo, ma all’olandese, cioè con discrezione. Ma lui non si occupa più di me, ché ci sono quelli che guardano senza finzioni.
C’è un tipo in un giaccone scuro che prima fa un discorso alla telecamera e dopo spicca una corsa e scompare nell’ingresso del palazzo.
La sequenza dura due o tre minuti e poi la ripetono.
Che fanno? chiedo al barista mio preferito.
Girano uno spot, mi risponde.
E’ XY, dice un tipo che si sta gustando un liquorino.
E chi sarebbe XY?
Signorì, mi dice, ma dove vivi?
Eh, fa il barista mio preferito, - che mi esibisce come cliente internazionale ogni volta che gliene capita l’occasione - eh, vive in Olanda!
Ah. Dice il tipo. XY è quello dei pacchi! Quello che fa aprire i pacchi all’ora di cena e se sei fortunato vinci un botto di soldi. In Olanda non ci arriva la televisione italiana?
Lui ha finito il liquorino, io il cappuccino.
Cerco il portafoglio e una frase breve che non generi altre domande.
Tra un po’ quando il cappuccino sarà entrato in circolo risponderò ai milioni di quesiti di chiunque, ma adesso non mi va.
Signorì?
Dove vivo io non arriva.
Sorride. Si sistema la pancia nei pantaloni e va a piazzarsi su una sedia fuori dal bar a far disperare il tipo con il bastoncino.
Io ordino un caffè.


postato da alice121 ~ 19/12/2006 20:03 ~ commenti (1)
~ chiacchiere




mercoledì, novembre 29, 2006
 
Quella notte in cui piovvero bulbi
Sono nel vivaio con Chris. Lui spinge il carrello, io scelgo le piante.
I vivai di qui non esistono in Italia, se proprio devo fare un confronto potrei paragonarli alle grandi librerie dove acquisti libri, ma non solo.
Qui compri piante, alberi e fiori, ma non solo.
Nel padiglione più esterno c’è un olivo contorto circondato da bottigliette d’olio piantate nella terra che simulano un’aiuola.
Questo resta qui per sempre, dico.
No, dice Chris. Lo comprano, eccome se lo comprano.
E’ ridicolo. Non è un bonsai, ma non ha nemmeno l’altezza di un olivo. E’ un ibrido, una via di mezzo, mi sentirei a disagio ad averlo in casa. E poi ha bisogno di caldo, di luce, come farebbe a sopravvivere ?
Va di moda far crescere alberi in casa. C’è una cliente che ha proprio un olivo in un cortile interno. E poi è una moda più tranquilla, anche un po’ romantica. Mi ricordo qualche anno fa quando c’era quella dei serpenti. Dovevamo dipingere una stanza dove in un angolo c’era un terrario con dentro un'iguana. Solo che era cresciuto troppo e ci stava stretto. Poveretto, faceva una pena…
La stanza di che colore l’avete dipinta?
Verde foresta!
E il cortile della signora dell’olivo?
Verde argento! Ma quanti ciclamini compri?
Quanti? Due.
E quanti ne hai già? Dieci?
Dieci? Scherzi?
Sei proprio fissata con i ciclamini…
Ebbene sono fissata, sì, mi piacciono perché hanno i fiori che durano a lungo e pare che stiano per scappar via e inoltre se ti dimentichi di loro, di innaffiarli intendo, s’afflosciano subito.
E’ una pianta che dà le sue soddisfazioni insomma.  E poi mette in movimento i pensieri...
In Cambogia quando torni?
Ehi non mi far salire la tristezza…
Cos’è che fai lì nei fine settimana? Vai sulla sponda del fiume e dipingi, esatto?
Non approfittarti delle mie confidenze per prendermi in giro.
Guarda stanno caricando l’olivo sul carrello! Non poteva essere che una del genere a portarselo via. Assomiglia all’albero ibrido in un modo pazzesco. Non è bassa, ma nemmeno alta, cammina sui tacchi a spillo e indossa un giaccone da suora, ha ciocche di capelli dipinte di rosso acceso ma anche numerosi fili bianchi.
Non lo dire, ti prego.
Ogni pianta assomiglia al suo proprietario. E io sono un ciclamino. Tu invece…
Taci.
Cosa c’è nel tuo giardino?
Non è un giardino quello.
Va be’ in quello spazio un po’ aperto, un po’ chiuso. Ci sono i tulipani, i fiori simbolo dell’Olanda!
Li ha portati il vento.
Eh sì, un tornado.



postato da alice121 ~ 29/11/2006 10:54 ~ commenti (11)
~ chiacchiere




giovedì, novembre 16, 2006
 
Ciò che conta è che si parli di me
Così Fran: sabato sera cinque studenti del nono anno, cioè di quattordici anni, per accrescere l’autostima in se stessi, hanno avuto l’ideona di rompere auto per un totale di circa 30 mila euro, poi la polizia li ha beccati.
30 mila euro? E quante ne hanno distrutte?
Mica tante. Hanno scelto quelle più grosse. Un finestrino a una, uno sportello a un’altra. Che scemi.  Hanno raggiunto il loro scopo, comunque.
Però la polizia li ha sorpresi.
La polizia li ha beccati, è vero, ma gli studenti della scuola li indicavano, le ragazze li guardavano, finiranno sul giornale di W.e in tutte le case di W. all’ora di cena si parlerà di loro come stiamo facendo noi adesso. L’autostima sfiorerà le stelle, qualcun altro s’infilerà il cappellino di lana che identifica il loro gruppo.
Non vorrei essere al posto di quei genitori
Non vorrei essere al posto di quei figli.


postato da alice121 ~ 16/11/2006 09:25 ~ commenti (4)
~ chiacchiere




martedì, settembre 12, 2006
 
Il bio non mi si addice
In Cambogia quelli che si occupano di dio sono vestiti di arancione non di nero, e ci sono monasteri ovunque, e il verde è profondo, e passeggiavamo sulla strada principale verso sera, ché non c’era da far altro lì e ho visto una roba orrenda, quella che sappiamo tutti. Ho visto europei e americani che caricavano sulle automobili prese a noleggio bambine di do*di*ci, tre*di*ci anni con le facce dipinte e gli occhi serissimi. E le donne, le donne hanno mani incredibilmente piccole. Che nella mia testa le mani sono quelle delle gigantesche donne olandesi, tranne quelle di mia madre, eh, ma mia madre è come una madre del sud, eh, sempre vuole sapere, sempre ha bisogno di aiuto. Al mercato ho comprato questi! Scegli quello che preferisci. Li vedi i colori? Sono diversi dai nostri. E’ come per il paesaggio. Ti dico che c’è il verde, e tu immagini il nostro verde e invece è tutta un’altra cosa. Il costo della vita è minimo e puoi avere un cuoco personale, per esempio. Ma che ci faccio io in Cambogia con un cuoco personale? Che m’importa di mangiare speciale tutte le sere se poi vivo in un altro mondo? Io sono felice nel mio. Così sono riuscito a contrattare e starò lì solo per un anno. Un anno scivola via come l’acqua. Poi il cibo è ottimo. Il pesce sa di pesce, le verdure hanno un sapore.
A proposito di biologico, Chris, ho comprato il latte biologico come m’avevi suggerito tu, ma…
Ma?
Ma che tipo di biologico è se scade dopo dieci giorni?
Dove l’hai comprato?
Al Super.
E’ un biologico parziale. Il tutto biologico lo trovi solo nei negozi e nelle fattorie. Devi andare qui.
Qui? A dodici chilometri per comprare il latte?
Però poi bevi un latte sano, con un sapore!
Qui si non si beve latte bianco, ma si sorseggia, un po’ nervosi e se c'è tempo, solo cappuccino. Anzi capucino.


postato da alice121 ~ 12/09/2006 12:08 ~ commenti (4)
~ chiacchiere




mercoledì, settembre 06, 2006
 
La vicina salvò me, ma il rospo fece una brutta fine
C’è un rospo al centro del soggiorno! Ed è enorme! Con la gatta impazzita che gli corre intorno. E che faccio adesso?
Coprilo con un asciugamano, poi quando Fran torna da scuola lo toglie.
Aspetta, fammi compagnia. Cammino a occhi chiusi. Ecco. Coperto! Accidenti!
Che c’è?
La gatta lo ha preso da sotto l’asciugamano. Oh accidenti!
Che succede?
E’ vivo. Salta. E’ saltato sullo sgabello. E come faccio? Lo sai che più degli esseri morti mi terrorizzano quelli mezzi morti. Devo salvarlo assolutamente, ma non posso. Vado in panico ora.
Chiama la vicina!
La vicina, sì, la chiamo. O mio dio! L’ha afferrato per una gamba!
Quella corta o quella lunga?
Che domanda è? Quella lunga, ho detto gamba. Ti saluto, scusa. Pronto, vicina? Ti fanno paura i rospi? Degli insetti hai paura mentre con i rospi resti indifferente? Anche se sono mezzi morti? Puoi venire, per favore? Poi ti offro un caffè.


postato da alice121 ~ 06/09/2006 12:46 ~ commenti (8)
~ chiacchiere




giovedì, luglio 20, 2006
 
Per l’intimità
Mi sveglio perché uno sguardo mi pesa addosso.
Lo sguardo è di un uomo e proviene dall’appartamento del palazzo adiacente al mio.
Sto un attimo immobile mentre valuto quello che farò tra poco.
Lui sta pulendo il davanzale con uno straccio. L’angolo destro del davanzale per la precisione, ché solo da lì può sbirciare nella mia stanza. Dovrei alzarmi e tirare la serranda verso di me, con forza magari, per fargli capire che ho visto che guardava. Ma non ce la faccio. Afferro il lenzuolo, mi ci avvolgo completamente e cerco di riaddormentarmi. Ma i rumori per la costruzione della metro, le auto che passano e le considerazioni idiote: e così l’appartamento è occupato da un deficiente impiccione mi impediscono di riprendere sonno.
Mi alzo.
Yogurt, caffè, clic dell’ombrellone, se l’ombrellone fa clic sono passate le nove e il tavolo è spaccato dal sole, arretrato di D Donna, occhio che conta le foglie del basilico rigoglioso (pianta incompatibile con l’olanda).
Sospiro, e il malumore fugge via.
Clic clac. Una porta di metallo si apre e una figura si compone nel terrazzo a fianco.
Non alzo gli occhi dalla rivista, bevo un sorso di caffè e volto pagina.
La sagoma si schiarisce la voce, una due volte, poi dice: buongiorno! Con un tono squillante, quel tono che si usa quando non vedi qualcuno da un sacco di tempo.
Buongiorno, rispondo. Siccome non riesco a leggere nemmeno una parola m’irrito un po’.
Mi scusi se la disturbo. Continua lui con la voce ancora più entusiasta.
Lo fisso.
Ha una faccia di quelle che dopo un po’ non ti ricordi più, un’età che potrebbe essere di trentacinque o di cinquanta, ma dall’entusiasmo penso che sia di cinquanta.
Volevo farle una domanda.
A quel punto credo che m'esca un sorriso- smorfia che lo autorizza a chiedere.
Lui prosegue con l'entusiasmo in crescita: le sente le vibrazioni?
Stringe le mani intorno alla grata di separazione, appoggia il viso sui quadrati di metallo.
Le vibrazioni? Che vibrazioni? dico io.
Si scioglie in una risatona grassa, divertito dalla natura equivoca della sua domanda.
Le vibrazioni prodotte dai lavori per la metro.
No. Rispondo.
Sarà un problema del mio palazzo perché la signora del piano di sotto le sente, invece.
Dondolo la testa dall’alto verso il basso, stile cagnolino d'auto di una volta, altra smorfia sorriso, conversazione terminata intende il gesto, ingoio l’ultimo sorso di caffè e torno sulla pagina.
Mi tolga una curiosità, continua lui. Quei ragazzini che cenavano ieri sera erano tutti suoi?
No.
Ah. Infatti mi sembravano troppi. A volte la natura è strana: a chi tanti, a chi nessuno. La mia vicina, per esempio, ha provato per dieci anni ad avere un bambino. Ma la lascio tranquilla. Immagino che si sia appena svegliata.
Smorfia- sollievo da parte mia e ritento con la lettura.
Un’ultima cosa.
Ecco a chi assomiglia! Ad Alberto Sordi. Mi ricorda una scena di un film, ma quale?
Le dispiace se monto un’incannucciata di separazione? E' per l’intimità.
Chiude la frase con una strizzata d’occhio, io rispondo: per me va bene.
Poi mi rifugio nell’unico luogo che è libero da persone e da sguardi: il cesso.






mercoledì, maggio 31, 2006
 
Dei Ma e delle certezze. Ma non dovrebbe essere un dialogo rovesciato? Forse ho sbagliato parte?
A Febbraio davanti alla pagella:
Io: Ma…Ma ci sono metà A e metà B.
Fran: e allora? B equivale a distinto che sarebbe nove, quasi il massimo quindi.
Io: Ma…Ma l’anno scorso erano tutti A!
Fran: l’anno scorso era la middle che era un’altra cosa, poi c’era anche qualche B
Io: Ma nelle materie minori! Adesso è il contrario, mi pare. A Coro e Teatro hai giudizi ottimi e a Matematica e Scienze, che sono sempre stati i tuoi punti di forza, hai B!
Fran: Coro e Teatro NON sono materie minori. E mi piacciono molto. E Matematica è il corso avanzato, e non è mica semplice.
Io: Che dirà la tua maestra…Che cosa le rispondo quando mi chiederà: in matematica come va?
Fran: dille che sono al corso avanzato, le basterà sentire questa parola, magari pronunciala in inglese, che solo a sentire quel termine sfiorerà tutte le stelline del cielo e non farà altre domande.
Io: però potresti fare di più. Non studi mai…
Fran: Per avere A dovrei fare uno sforzo, invece così ottengo dei risultati buoni senza fatica.
Io: sarei più contenta che avessi tutti A.
Fran: Pamela e Tom hanno tutti A. Vuoi che faccia come loro?
Io: Sì!
Fran: lo sai perché loro hanno tutti A?
Io: Perché studiano?
Fran: Esatto. Ma mica studiano per loro. Studiano per i genitori. Vorresti che studiassi per te? Ti sembra una cosa giusta?
Io: …che c.gli rispondo? Ma…no.
Fran: sorride.
Io: fai come ti pare. La responsabilità della pagella è tua. Dello studio anche.

Ieri sera a una settimana dalle verifiche:
Io: Studi?
Fran: eh sì.
Io: c’è un libro che vorrei che leggessi: non è pesante, è una specie di giallo, parla di mafia, di come funzionavano (o funzionano) le cose in Italia, è scritto bene e...
Fran: voglio leggere un altro libro di Ammaniti.
Io: Va bene, va bene. Comunque te lo lascio qui sul comodino, poi magari gli dai un’occhiata, eh?
Nessuna risposta. Sembra che studi sul serio.






venerdì, maggio 05, 2006
 
Mi costerà un patrimonio questa serata. (Dove si dimostra che parlare di libri è un lusso)
Il  patto sarebbe: il venerdì esce Fran, il sabato noi.
Naturalmente se a lui o a noi capita un evento esaltante si fa a cambio. Solo che le cose esaltanti arrivano solo a lui.
Abbiamo stabilito questo accordo perché Lo è ancora piccolo per stare da solo la sera. Siccome l’accordo può essere modificato, nel corso del tempo, è andato a finire che Fran esce il sabato e noi (in teoria) il venerdì. 
Per Lo questa faccenda dell'accordo è seccante, me ne rendo conto, ma  altre soluzioni non ce ne sono perchè  una baby non la vuole, accetterebbe volentieri un tipo che veniva qualche anno fa, con cui giocava a pallone nel soggiorno, ma ormai il tipo è a Milano, all'università.
Comunque oggi è venerdì. Da mesi a noi tocca il venerdì.
Stamattina Fran dice: oggi è venerdì, è il mio turno.
Ma poi nel tempo si è modificato, dico io.
Il patto era quello però e bisogna rispettarlo, dice lui.
Abbiamo anche stabilito che eventualmente poteva essere rivisto.
Allora è proprio il mio caso. Ho una festa! E voi che avete?
Una discussione su un libro.
Allora è più divertente la mia.
Sicuramente, però questo non significa che…
Non posso assolutamente mancare! E’ una festa di compleanno e d’addio, e a sorpresa! Poi lui si trasferisce in Egitto e non lo vedremo più. Ci divertiremo da paura.
Affittate un film? Cantate? Ballate?
Facciamo di tutto, di tutto.
Di tutto?
Oh ci sono i genitori a casa, che ti credi.
No, perché pensavo che eventualmente
Non posso portarlo con me. Abbiamo tutti quattordici anni, una anche quindici. Si annoierebbe da paura. Di che libro parlerete?
Di un libro di Camilleri.
Quello di Montalbano:  fico! Gli piacerà.
Il libro che abbiamo letto è La concessione del telefono, sono degli scambi di lettere e di conversazioni ambientate a fine ottocento in Sicilia per la richiesta di una linea telefonica…
Interessante. S’osserva le dita.
Gli prometto che lo porto a mangiare il sushi, gli compro le scarpe da ginnastica nuove, non lo minaccio più che vado a tagliargli i capelli di notte quando dorme.  Secondo te quale delle tre potrebbe fargli accettare l’idea di venire con noi stasera?
E’ difficile rispondere. Tutte e tre?







mercoledì, aprile 26, 2006
 
Di una donna antica e di Chris che non farà un lavoro.
Questo pomeriggio la persona più spudoratamente razzista che conosco ha suonato il campanello della porta. Vuoi che te la descrivo, Chris?
La domanda non è una vera domanda. L’avrei descritta in ogni caso e lui lo sa, quindi mi fa un cenno con la testa, come per dire: sì voglio ascoltare assolutamente.
E’ una madre vecchia con un aspetto antico. Ha avuto il suo bambino molto tardi, a quarant’anni credo, quindi adesso è sui cinquanta. Con suo figlio è molto affettuosa, e questo è l’unico pregio che le riconosco. Ha i capelli tinti di un rosso cupo, molto lunghi, raccolti con un’acconciatura assai complicata e solida. Come se li tiene su i capelli rappresenta un mistero perché per quanto abbia guardato e riguardato non sono mai riuscita a sorprendere una forcina. Poi ha una carnagione lattiginosa su cui compaiono chiazze rosse se è accaldata o ha parlato a lungo. Porta gonne scozzesi che le arrivano ai polpacci, scarpe con il tacco e calze color carne, una collana abbinata con gli orecchini e le scarpe dello stesso colore della borsa. Nel passato quando sparava le sue opinioni sul mondo, abbassava la voce e mi sussurrava qualcosa tipo: gli zingari al rogo, gli arabi puzzano e…
Va bene, ho capito, dice Chris.
E i gay in casa di cura. Questa l’ha detta proprio così.
Ha detto così, davvero?
Sì.
Che…
Eh sì. Pensa che io non le ho mai risposto. Cioè non le ho mai detto: ma che cosa stai dicendo? Forse il fatto che parlasse in inglese e non in italiano rendeva quegli incisi meno drammatici, non so.
Nemmeno quando ha detto quella cosa sui gay, hai commentato?
No. Anche perché lei poi riprende la conversazione e tu vieni preso dal dubbio che certe cose le abbia pronunciate veramente, che non te le sia sognate, invece.
Scommetto che è un’americana.
La nazionalità non ha importanza. Certi soggetti si sviluppano in ogni paese del mondo.
Non sono d’accordo.
Allora te lo dico: è olandese, Chris.
Siccome mette su una faccia delusa, aggiungo: però ha sempre vissuto all’estero.
Per un po’ non diciamo nulla, beviamo il caffè soffiandoci sopra. Caffè della moka, senza zucchero.
Poi continuo: quando ha suonato la prima volta non sono scesa, ma quando è tornata dopo dieci minuti sono stata costretta ad andare perché Fran m’ha chiamato a squarciagola. Dopo mi ha chiesto di fare il tour della casa, ma niente incisi stavolta, si è limitata a notare che mi piacciono i fiori e le piante, poi è rimasta folgorata dal pavimento di cemento dipinto.
Ah sì?
Ecco che il viso di Chris riprende vita.
Sì. Ha detto che ha intenzione di ristrutturare la sua casa. E voleva sapere se fossi disponibile per questo lavoro…
Lo sai perché ho scelto di ristrutturare case?
Per non stare seduto dietro a una scrivania?
Non solo per questo, ma anche per scegliermi le persone per cui lavorare. Quindi io sono impegnato, ok? Occupatissimo. E’ buono questo caffè. Che marca è?


postato da alice121 ~ 26/04/2006 11:25 ~ commenti (13)
~ chiacchiere




lunedì, marzo 27, 2006
 
Attenti a quel numero!
Stiamo preparando una cena, una di quelle cene che poi ti lasciano spossato e felice, che ti inducono a rispondere positivamente alla domanda del dopo pasto: quale sarà il risultato delle elezioni? Uno dei due ospiti che aspettiamo si occupa di roba internazionale, chissà che ne pensa lui di come andrà a finire. Poi s’intromette il telefono mentre sto montando panna, yogurt denso e zucchero, al secondo squillo già m’irrito, accade che un certo adolescente della casa lasci sempre l’apparecchio ovunque. E invece lo trova al quinto squillo, me lo porta e m’avvisa: c’è un’olandese molto alterata.

Pronto, dico.
Mi è arrivata una telefonata alle 11.45 dal tuo numero. Perché hai chiamato?
Io non ho chiamato nessuno.
Invece sì.
Mi viene in mente che Lo ha lasciato un messaggio ad una segreteria telefonica. Ricordava a un suo amico di portargli i guanti prima che uscisse per la partita di calcio. Non era ancora l’una. Forse lei è la madre dell’amico.
Mio figlio ha telefonato, ma ha lasciato un messaggio e
Qui non ci sono messaggi! Mi urla con un centinaio di punti esclamativi.
Forse è stato mio marito che ha sbagliato numero.
Hai chiamato qualcuno a mezzogiorno, per caso?.
No, risponde Emme.
No, ripeto io.
Qualcuno deve essere stato! Gli esclamativi sono in crescita.
Si sente la voce di un uomo. Una voce arrabbiata che grida vicino alla voce con cui parlo. Non capisco se ce l’ha con me o con lei. Noto che la panna si sta affievolendo.
Per caso sei la madre di Caleb? chiedo
No. Sono una che ha il diritto di sapere perché è stata chiamata alle 11.45. Perché?
Perché… non lo so.
Eppure ci deve essere una spiegazione! E tu me la dici: ora!
Deve essere stata la vicina, quando è passata per il caffè. Io sono andata al bagno e mi sono accorta, quando sono rientrata in cucina, che aveva un’aria diversa. Come di qualcuno che s’è appena mosso e poi finge di essere stato immobile. L’apparecchio era sul tavolo, mio figlio aveva appena chiamato Caleb.
Le rispondo così, anche se non con queste esatte parole.
E adesso ti saluto.
Che non succeda più! mi urla.
Ci starebbe bene una parola per concludere la conversazione, ma non la dico. Spingo il tasto rosso e metto il telefono al suo posto.
Poi alla fine della cena, chiedo all’esperto un pronostico sulle elezioni e lui risponde: Prodi.
Io invece voglio sapere perché sei stata così paziente con quella tipa al telefono, mi chiede Emme.

Vediamo se l’esperto lo sa, dico. Lo sai perché?
No, risponde lui.
Perché era fuori di testa. Mi dice Chris. Era talmente fuori di testa che non t’ha fatto arrabbiare.


postato da alice121 ~ 27/03/2006 12:33 ~ commenti (7)
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lunedì, febbraio 13, 2006
 

Frasi dette così senza pensarci troppo, proposte che esprimono mutazioni orribili.
Era un po’ che parlavamo. Che facevi prima. Lavoravi non lavoravi. Ah, ma hai saputo che vogliono vietare l’uso di lingue straniere per le strade e nei ristoranti? Hai figli? Io due, tu? E via così, come al solito. Ad un certo punto mi fa una domanda, una domanda che si fa sempre quando conosci un’italiano-a in Olanda, o in un altro paese, ma la costruisce in modo un po’ particolare, o forse sono io che per la prima volta astraggo quelle parole dal contesto in cui sono fatte, comunque mi dice: a te quanto  manca? A me due anni e poi ho finito. E io le rispondo: mi sono fatta già cinque anni e me ne mancano altri venti. Ormai la risposta era partita, allora per sdrammatizzare ho aggiunto: ho i viaggi premio, però.
Eppure tutta questa ansia di ritorno non ce l’ho, altrimenti questi cinque anni sarebbero passati lenti e invece sono volati. Anche se il futuro…La proposta della Verdonk non passerà, ovvio. Come si può imporre alle persone di parlare solo in olandese? Ma è il pensiero che un’idea così assurda abbia preso forma a inquietarmi.



postato da alice121 ~ 13/02/2006 11:41 ~ commenti (11)
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giovedì, febbraio 02, 2006
 
Da una piattaforma al divano di casa mia
C’è una mosca che fa le uova nei vestiti che s'asciugano, così ti infili la maglietta e non noti nulla, le uova si schiudono, le larve escono, fanno un buchino nella pelle, cominciano a camminarti dentro, tu pensi che t’è cresciuta una ciste e invece. Poi ti danno il kit malaria e lo devi portare sempre con te. Stai all’aeroporto, per esempio, compaiono i sintomi, apri il kit ti fai l’analisi per essere certo che l’hai presa e ti spari immediatamente la puntura, altrimenti ti uccide, poi c’è quel serpente, Black Mamba si chiama, che poi è il nome in codice della Thurman in Kill Bill, comunque questo snake, questo serpente scusa, uccide un bambino in dieci secondi, un adulto in un minuto, dipende dal peso. Poi l’Africa sta morendo di aids, questo lo sai, metà delle donne hanno il virus, ma hanno problemi più gravi e non si preoccupano mica di essere sieropositive, poi le mogli degli europei che lavorano lì fanno una vita pazzesca, vivono in ville incredibili ma stanno sempre chiuse dentro come in una gabbia, bevono tè e si tuffano in piscina, bella vita, pensi, ma che vita è se non puoi andare in giro, poi non lo diresti mai, ma sulle piattaforme petrolifere assumono anche le donne, così lavori per sei mesi per quattordici ore al giorno, anche la domenica ovvio, e dopo hai sessanta giorni di vacanza, ti pagano l’aereo per qualsiasi posto, sì, anche in Australia se lo chiedi, ma io volo sempre nella stessa città. Come ti ho detto ci sono anche le donne sulle piattaforme,  poche eh, perché ridi?, l’amore sai com’è,
Sulla piattaforma che c’è? Sulla mia non c’è un accidenti, è una compagnia che risparmia su tutto, su alcune c’è la palestra dove puoi sgranchirti un po’ , hai internet, quanto mi sarebbe piaciuto scrivere delle mail,  io se non dormo, leggo o guardo un dvd. Una cosa che mi ha colpito? Le stelle. Sembra che le puoi toccare.
E mentre lui seguita a raccontare, io me ne vado qui con loro.
E ai quattro uomini che lascio a casa non voglio pensare e non vorrei pensarci nemmeno dopo. E lascio un’avvertenza qui e anche altrove: se cucinate, poi pulite, please.
 


postato da alice121 ~ 02/02/2006 11:52 ~ commenti (11)
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mercoledì, dicembre 21, 2005
 

Roma.
Parcheggio sotterraneo di un immenso centro commerciale. Un ragazzo con un cappello di lana blu chiede se ci occorre un aiuto.
Sì, ci serve.
Ci aiuti a scaricare anche a casa?
Sì, ci aiuta.
E quanto vuoi?
Offrite voi.
Risposta furba.
Il ragazzo con il berretto blu si chiama Teddy, ha 22 anni, in 30 minuti di viaggio nel furgone parliamo un po’, cioè io faccio qualche domanda, lui risponde.
Nel Ghana si parla anche francese?
No, no. Inglese.
E come sei arrivato in Italia?
Con Ship. Big Ship. Poi ancora una piccola ship e treno.Con treno sono arrivato a Roma.
Hai il permesso di soggiorno?
Noooo. No. Permesso per tre mesi. Poi posso stare un altro mese.
E lavori nel parcheggio?
Sì. Lavoro trovato da mio amico. Lui ha un contratto. Scarica merci da ArredoBen.
E senti, Teddy, se volessi chiamarti ancora come faccio?
C’è numero di mobile di mio amico. Io non posso comprare card. Non ho il permesso. Poi per ogni telefonata, io pago 3 euro per sua gentilezza.



postato da alice121 ~ 21/12/2005 11:00 ~ commenti (12)
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lunedì, novembre 28, 2005
 

Senso e Sound  
E dimmi: hai già cominciato a scrivere qualcosa? 
Ah sì, qualcosa, sì. 
E cosa? 
Be’ intanto ho scritto la dedica. 
A chi? 
Non posso dirlo. 
Ok. E poi? 
Poi ho scritto l’ultima pagina. 
E di che parla? 
Veramente vuoi sapere la fine? 
No, hai ragione. E’ tutto qui? 
No, ho scritto molte altre pagine, anche l’incipit in effetti. 
Ma allora hai finito! 
No, affatto. 
E perché? 
Perché il finale ha cambiato tutto. E quindi devo modificare quello che avevo scritto prima.  
Ma questo finale quanto è lungo? 
Una pagina word. 
E quante pagine hai scritto? 
Parecchie. Una quarantina, credo. 
Ma non fa senso, scusa! 
Non ha senso. Hai cominciato a tradurre dall'inglese anche tu! 
E' vero, accidenti! 
Io, invece, sto facendo molto, molto di peggio. Per tre volte ho chiesto un Expresso. Expresso, capisci? L’unica parola che viene pronunciata e scritta corretta, senza storpiature, io ho cominciato a metterci la x. 
Va be’, che t’importa. Dimmi ancora qualcosa della tua storia. Ha già un titolo? 
Sì. Un titolo provvisorio. In tre in una stanza. 
Non mi piace. Tre in una stanza, che te ne pare? Fa più senso, no? 
In che senso, scusa?
Nel senso di sounds better.



postato da alice121 ~ 28/11/2005 11:57 ~ commenti (8)
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lunedì, novembre 21, 2005
 

Come sarà il cane. 
Frequentando  Chris, frequento anche il suo cane che ha un nome assurdamente dutch, e mi sono ricordata che anche io ne vorrei uno.
Lui, Chris, dice che è stato fortunato con lui, lui è un bastardo nero di taglia media, e lo porta dappertutto, quando va a far spese, per esempio, gli dice: non ti muovere e lui non si muove, oppure mangiamo un panino in un bar dell’Aja, un panino speciale, in un bar in cui da sola non sarei mai entrata, ordiniamo il caffè, ormai bevo anche il caffè olandese, lui dice: aspetta un attimo e l’ultimo boccone del panino è per il cane che è rimasto fuori.
Allora dico a Emme, quando cambiamo casa ne prendiamo uno. Si trovano sempre cuccioli al canile del comune, e poi c’è quel prato a pochi metri da dove abiteremo e un parco enorme poco più in là, lui dice no, e chi lo porta fuori a mezzanotte quando piove, lo porto io gli dico, mi piace uscire al buio quando non c’è nessuno, e poi non è vero che non c’è nessuno, nessuno gira alle 7 di sera, ma dopo le ventitre c’è un discreto traffico di quelli che vanno a correre, be’ insomma non sono tanti, però ci sono quelli che hanno i cani e quelli sono numerosi.
E come facciamo con l’aereo?
Sta nella gabbia, come ci sta il gatto.
Ma no, no, è un impegno.
Certo che è un impegno, ma a me piacerebbe avere questo impegno.
E’ un sacrificio.
Ehi Chris per te è un sacrificio?
No, certo che no!
E poi quando ce ne andiamo, che  ne so, a Parigi? Nella casa del nostro amico è vietato portare animali.
E tu, Chris, come fai quando parti?
C’è una signora, una dog sitter. Va a stare da lei, è abituato.
E il tempo?
La pioggia intendi? Scelgo un cucciolo a pelo corto e lo asciugo quando piove.
No, no. Intendo le ore da dedicargli.   
Ma io ho tutto il tempo che voglio.
Dici sempre che non ne hai.
Il tempo si ha quando si vuole avere.
E poi, dice ancora Emme, con un sorriso che annuncia: ora la sto per sparare la battuta preparati, chissà come sarà…
 Come sarà? Chiede Chris.
Come sarà il cane. Perché ogni cane esprime il suo padrone, e tu Chris dici che sei stato fortunato perché hai un cane tranquillo, affettuoso e non un rompipi, però posso fare decine di esempi di cani con un caratteraccio. Che abbaiano di continuo, che non ti fanno mangiare, che fanno questo o quello, e su tu poi conosci il padrone, ti accorgi che quel comportamento non è casuale.
E quindi, dico io, come pensi che sarà il mio cane?
Un cane che fa quello che gli pare.
Invece no. Sarà un cane speciale. Specialissimo. 

P
erò insomma sta cosa di qualcuno che m’assomigli, mi attira assai.  Anche se mentre chiacchieriamo ho una specie di visione, di quel prato dietro casa, dove c’è un cane nero che corre come un razzo, e io sto lì che lo chiamo e lo richiamo, e lui non mi dà retta, però non piove.  



postato da alice121 ~ 21/11/2005 11:35 ~ commenti (6)
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