ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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lunedì, marzo 26, 2007
 
Così Fran al ritorno dalla gara di matematica
Gli housers erano inglesi ma simpatici e ci hanno preparato una cena discreta: patate e carne al forno. Nel soggiorno c’erano parecchie foto di lui con bambini diversi, e allora ho chiesto al figlio: chi sono questi? I miei fratellastri, mi ha risposto. Quattro figli con quattro donne diverse, un bel primato. Bonn è una città triste, sembra un dormitorio, con i palazzi grigi, il cielo grigio, anche le facce della gente che gira è grigia, anche gli alberi pare che hanno questo colore, è cento volte peggio dell’Aja insomma. Ma a Colonia, a Colonia c’è una cattedrale magnifica. La vedi da lontano è già ti impressiona, poi dopo essere stato a Bonn non te la aspetti una cosa così.
Più della metà dei partecipanti aveva gli occhi a mandorla. La matematica è la loro materia, si sa. E naturalmente si sono presi i posti migliori della classifica.
Prima abbiamo fatto la gara individuale, 160 problemi. Io ne ho risolti 66, Andrea 64 e Anja 63. Quello che è arrivato primo ne ha risolti 152. Poi c’è stata la prova a squadre per scuole, io mi sono preso i quesiti di geometria, Andrea quelli di logica e Anja quelli di matematica e anche lì ci siamo piazzati al centro della classifica, poi hanno fatto un sorteggio e hanno formato delle squadre casuali. Io sono capitato con una olandese, con gli occhi appallottolati dal sonno, - perché gli housers la sera ti portano in giro, a noi per esempio dopo aver dato quell’occhiata a Bonn che se non gliela davamo non cambiava nulla, ci hanno portato a casa d’amici a giocare a ping pong, - e con un indiano che vive a Dubai, uno piccolo e secco di quattordici anni, che avevo visto giocare a pallacanestro, ed era piuttosto bravo. Ecco qua, mi sono detto, quando mi sono ritrovato con questi due, stavolta mi piazzo ultimo. E invece. Invece cominciamo a leggere il primo quesito. La ragazza olandese dice: io non ci ho capito un accidente, il tipo indiano scrive subito il risultato, un momento dico io, verifichiamo un attimo, non c’è nulla da verificare risponde lui, io non sbaglio mai, me l’ha detto serissimo, guardandomi negli occhi, e io gli ho creduto, comunque ti scrivo l’equazione, ha aggiunto. Così siamo andati avanti,la ragazza leggeva il problema, non aveva ancora finito di leggere la domanda e lui già aveva scritto la soluzione, se non lo avessi visto giocare a pallacanestro, avrei pensato che non era un umano quel tipo lì. Perchè il mondo per lui è un’equazione. Poi però si è bloccato su uno, accidenti com’è possibile, diceva, ho perso la concentrazione e non la riesco a trovare questa equazione! Allora l’ho risolto io, ma con la logica. Siamo andati a consegnare il foglio e c’era un silenzio assoluto, tutta quella gente e tutto quel silenzio, avevamo consumato la metà del tempo a disposizione, e siamo arrivati primi su oltre cento squadre, grazie al tipo di Dubai, che poi ho scoperto che s’è piazzato primo anche nella gara individuale e in quella a squadre della scuola. Chi lo avrebbe detto che quel tipo lì avesse una mente del genere. Tu dici X e lui ha già pronta l’equazione, una cosa incredibile, davvero.





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