ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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giovedì, giugno 15, 2006
 
E’ arrivato il momento di cambiar colore
L’arancione è ovunque, addirittura dal ferramenta si può comprare una polverina orange per la birra. Me ne vado verso l’azzurro quindi (dell’acqua non della maglia, eh). Ci si rilegge a luglio.
State bene e…non litigate;-)






mercoledì, giugno 14, 2006
 
L’ammazzasette di Cameliahof
C’è un tipo a Cameliahof che è la perla nera tra le bianche, oppure la pecora, l’elefante, insomma uno che non c’entra nulla con tutti gli altri.
Uno. Non ha figli oppure se li ha (ha superato i cinquanta) vivono altrove. E mi sembra pazzesco decidere di abitare in un luogo dove in ogni casa ci sono almeno due bambini.
Due. E' olandese. E questa mi pare una stranezza. Che senso ha, mi chiedo,  decidere di vivere nel tuo paese in un luogo abitato da non olandesi? Attrazione per l’internazionale? Non è questa la ragione perché la coppia, il tipo ha anche una moglie, non parla mai con nessuno.
Tre. Prima di venire ad abitare in Cameliahof ha trasformato la casa con il tetto di legno e i muri di mattoni in un’astronave, in un’ipotetica casa futuristica, insomma. Il risultato è un ibrido di dubbio gusto, ma si tratta di gusto, appunto, e ognuno ha il suo. C’è una casetta che farebbe la sua figura a Paperopoli, apri la porta e zac! Vieni inghiottito dal metallo e dal vetro.
Quattro. Ha acquistato una casa che ha pagato mettiamo 100 e per modificarla in un’astronave ha speso 200. Con 300 avrebbe potuto comprare una villa nel bosco che c’è un po’ più giù, con cinguettio di merli e senza schiamazzi di ragazzini. Però se gli piace così, sono fatti suoi, no? Questo rappresenta il cuore della tolleranza olandese: ognuno fa come gli pare nel rispetto delle regole.
Però è una combinazione bizzarra.
Riflettendoci dopo: una combinazione nefasta.
Così il tipo, ieri, è uscito fuori di testa.
Qualche volta agli olandesi succede.
Stanno lì che seguono le regole, non superano a destra, rispettano la fila, fanno tutto secondo il codice e arriva il momento che schizzano. Così l’ibrido di Cameliahof è uscito fuori dalla sua astronave, ha acchiappato tre ragazzini - con i primi due è stato facile perché li ha colti di sorpresa, il terzo ha dovuto rincorrerlo - e ha mollato calci e sberle. Gridando come un pazzo. E avrebbe continuato se non fossero arrivate le madri. Poi è stata chiamata la polizia che gli ha fatto una bella multa. Lo, per fortuna, non c’era. C’è sempre, ma ieri eravamo fuori.
Io non ho mai visto una roba simile, mi ha detto una delle vicine. Forse aveva bevuto perché era proprio fuori di testa. E Cameliahof l’ho scelta perché ci sono i bambini, altrimenti sarei andata ad abitare ad Amsterdam.
Anche io, anche io.
Olè.


postato da alice121 ~ 14/06/2006 11:57 ~ commenti (6)
~ roba d olanda




martedì, giugno 13, 2006
 
E purtroppo non sono riuscita a sapere quali fossero le penitenze.
Mi ricordo che qualche volta alle medie all’uscita di scuola si formava un circolo di maschi intorno a due che se le davano di santa ragione mentre quelli che guardavano intonavano un coro: Sangue Sangue! Al liceo scene simili, per fortuna, non accadevano più, semmai volava una sberla e il malcapitato di turno, di solito era sempre uno bravino e un po’ giocherellone, se la teneva.
All'elementare del mio primo figlio, frequentata in una scuola pubblica di Roma molto eterogenea - erano ancora piccoli quindi - qualche episodio di violenza oltre ci fu. A uno, per esempio, fu sbattuta la faccia contro un termosifone. A ogni episodio cruento Fran risultava sempre estraneo avendo adottato la filosofia: non si risponde alla violenza con la violenza. Il mio sorriso compiaciuto per questa frase si sarebbe trasformato in una smorfia quando sarebbero passati alla scuola inglese. Lì il bullismo germogliava dalla più tenera età. Così a sei anni Lo s’i ritrovò, dopo un paio di mesi, in un angolo di un grande giardino con l’erba rasata al punto giusto, in un paese in cui era arrivato da poco, con una lingua di cui conosceva trenta parole, bloccato da due tipi, che avevano la stessa età, mentre un terzo lo prendeva a calci. In quel momento la frase di cui sopra non deve essergli nemmeno passata per la testa ché si trattava di riportare a casa, come la chiama lui, la pellaccia. Questa fu una delle ragioni per cui cambiarono scuola e passarono a una american, dove il bullismo viene combattuto come la peste. Ovvio che non tutte le scuole americane sono così, però in questa c’è un clima rilassato.
C’è, poi,  il dopo scuola a Cameliahof, dove in questi mesi s’è creato un gruppo di maschi tra i nove e gli undici anni che giocano insieme tra le 4 e le 8 di sera. Fino a quando era freddo tutto è filato liscio, nessuna scaramuccia di rilievo, poi da quando è iniziato il caldo e sono usciti i waterguns qualche problema s’è palesato. Perché c’è sempre qualcuno che non rispetta la regola e spara all’avversario in faccia. Lo, in un paio d'occasioni, s’è azzuffato con uno di due porte più in là della nostra, che poi è venuto a bussarmi e me l’ha descritto come uno sterminatore e con tale ricchezza di dettagli, che la prima volta quasi gli credevo. Invece Lo mi spiegò: pensava di essere più forte, m’ha dato un pugno e io gliene ho restituiti due. Alla mia domanda: perché due?  Rispondeva: perché così ha capito.
Però tolti questi due fattacci, devo riconoscere che va d’accordo con tutti. Ma per qualcuno non va ugualmente bene. Ci sono quasi sempre due soccombenti. Due bambini di dieci e undici anni. Il primo è un americano e appena qualcosa non gira secondo il suo gusto, a torto o a ragione, comincia a piagnucolare e corre dalla madre. Il secondo è uno scozzese, obeso e insicuro.
Interrogato sul perché sempre a loro capiti qualcosa, Lo mi rispondeva: mica litigano con me e poi è anche un po’ colpa loro.
Nei mesi, comunque, il gruppo cresce. Compagni di Lo arrivano dalle strade adiacenti. E ci sono sempre loro, i soccombenti, che a un certo punto,  a turno, escono dal gioco. Un pomeriggio inoltrato, insospettita dal silenzio prolungato, vado a dare un’occhiata al parco. E scopro che ci sono nuovi ingressi: tre ragazzine mai viste prima. Sono seduti in cerchio a gambe incrociate e girano una bottiglia vuota. Un gioco tranquillo, penso, finalmente! Poi, ieri, sorprendo il bambino scozzese seduto dietro un cespuglio con le lacrime che stanno proprio lì, agli angoli. Ma non è solo, a parlargli ci sono le tre.
La pace è femmina, non ci sono dubbi.






lunedì, giugno 12, 2006
 
Se qualcuno s'accorge di qualcosa dirò che è una variante estiva.
Alle sette di questa mattina me ne stavo in accappatoio con caffè fumante, yogurt al mango e melone in giardino, seduta davanti a un arco metallico che dal punto di vista estetico è orrendo, ma su cui sta intersecato un roseto. Unica compagna la gatta e il frullo d’ali di varie dimensioni e cinguettii tra i cespugli e gli alberi. Sorriso mio beato e necessariamente un po’ ebete. Il frullio aumenta di ritmo e zac! catturato un merlo. Immediata reazione mia che spaventa la gatta e il merlo riacquista la sua libertà. Torno alla mia postazione, rimetto su il sorriso beato e un po’ ebete, sorso di caffè e mi rivedo in tv. In una pubblicità di uno yogurt mango e melone. Potevo immaginarmi una storia, potevo ricordarmi, per analogia, di una cosa che era accaduta tanto tempo fa, potevo continuare a non pensare, e invece no, sono proprio in tv, con un accappatoio più fighetto, i capelli ben pettinati, oltre lo yogurt e la tazza di caffè c’è anche un ciambellone, un caraffa di succo d’arancia, e s’indovina il bordo di una piscina. E tra tutte queste cose: io. Senza sorriso ebete, solo beato e senza arco metallico con rose intrecciate.
Eppure la tv non la guardo più, a parte blob, per noia e anche perché è occupata dai giochi della play. Ma la pubblicità colpisce anche nel lungo periodo.
Mah. Vado al pranzo con la classe di Lo. E auguratemi in bocca al lupo perché nella torta al cioccolato che ho preparato ho usato il burro salato.






venerdì, giugno 09, 2006
 
Che noia questi proverbi.
Bene. Le rose stanno per sbocciare, la magnolia ha sostituito i fiori con certe foglie lucide, sono sbucati gli iris, che avevo scambiato per un tipo di orchidea, ho i mughetti, con grande invidia di un’ amica francese (che m’ha raccontato una storia sui mughetti, ma me la sono dimenticata), ogni tanto qualcuno mi illumina sul nome di una pianta o di un arbusto. Il bambù, che era stato tagliato lungo un lato della staccionata, si sta riproducendo come un’entità aliena, ho spedito alcune cose che dovevo spedire, le valigie sono quasi pronte (una settimana prima, invece di un’ora prima, sono terribilmente stressata, ormai ne sono certa), mi sono dimenticata un paio d’appuntamenti di fine anno, ma mi sono scritta porta cioccolato torta per lunedì, porta digitale foto per giovedì, quando ci sarà la cerimonia dell’attraversamento del ponte di Lo (per tradizione della scuola quando si passa dalle elementari alle medie si passa un ponte), e devo assolutamente immortalare la sua faccia che in queste manifestazioni, di solito, assume espressioni interessanti. Nella foto con la classe che ha riportato dalla gita a
Volendam, per esempio, fissa l'obiettivo con una faccia imbarazzatissima. In quella da solo dice con gli occhi: perché mi sono infilato ste cose? Ste cose sarebbero gli abiti da festa di un olandese d’altri tempi. Comunque. Il sole è tornato malgrado le previsioni, i fumi dei barbecue s’alzano ovunque, anche noi ieri abbiamo cenato in giardino, in giardino elencavo le piante, gli occhi mi sono caduti verso il basso, sono andati alla staccionata, sono andata alla staccionata, ho guardato attraverso una fessura il prato del mio vicino, che non ha nulla, non un albero, non un fiore, nemmeno l’edera, ma ha un prato verdissimo e folto. Il mio, invece, ha l’alopecia.


postato da alice121 ~ 09/06/2006 13:07 ~ commenti (5)
~ roba d olanda




giovedì, giugno 08, 2006
 
Untitled, la nuova terna.
Sta per uscire.
Le informazioni se siete in zona nord est, e vi va d'incontrarci (io non ci sarò ma è come se), si trovano qui.
A lui, a lei e anche a lei un grande in bocca al lupo da parte mia ( che resto sempre la n.1;-)
 






mercoledì, giugno 07, 2006
 
Prima avevo una biblioteca ora ho una libreria.
Sono allergica ai cartomanti, agli oroscopi, agli indovini, agli psicologi, alla psicanalisi, allo yoga e alla religione.
Insomma non credo a nulla, anche se mi commuove chi dice: ti do la mia parola.
Nel paese delle regole in cui vivo l’impegno della parola data è sacro.
Tant’è che se decidi di comprare una casa o una macchina, l’accordo si suggella con una stretta di mano e poi dopo, senza fretta e senza ansia, si conferma con la scrittura.
Comunque non voglio divagare e quindi arrivo alla domanda: perché ieri sera mi sono messa a riordinare i libri per casa editrice, malgrado una voce di sottofondo mi dicesse che era una sciocchezza? Non per una ragione estetica e allora perché?
1)Stress per il cambiamento imminente di nazione?
2)Aspirazione segreta di lavorare in una libreria?
3)Ho in mente (e non lo so) di scrivere qualcosa sulle case editrici?
4)Oppure volevo crearmi (in anticipo) qualcosa da fare per quando tornerò qui?
5)O prepararmi per un quiz televisivo?

E’ la 2. Me l’ha detto il dado.
Se usciva 6 invece sarebbe stato: smettila di fare (e scrivere) sciocchezze, fai la seria e va a ordinare l’armadio piuttosto.
Ma tanto il 6 non esce mai.


postato da alice121 ~ 07/06/2006 12:28 ~ commenti (17)
~ libri, pensierini




martedì, giugno 06, 2006
 
Mai devi domandarmi.
Da un paio di mesi mi girava per la testa questa frase con virgola compresa: “Mi sa che prenderò un cane,”
Avevo pensato di aprire un blog dove questa frase sarebbe apparsa nel post di apertura, il  blog sarebbe stato senza commenti in modo che nessuno potesse domandarmi: l’hai preso sto cane o no?, però non ci sarebbe dovuti essere imbrogli e nel "chi sono" avrei spiegato che tutto quello che sarebbe stato scritto poteva essere finzione ma anche no.
Quello che si raccontava sarebbe stato di genere maschile intorno ai 35, impiegato probabilmente in un ministero. Colori del template: bianco e nero. Colore del cane, perché alla fine il tipo sarebbe andato al canile comunale, bianco o nero. Un tipo più disilluso che spento. Non bello, ma neanche orrendo. Ogni tanto aggiungevo un particolare e dimenticavo quelli già definiti. Ci lavoravo sopra nei momenti d’attesa in macchina o quando mi trovavo presente in certe conversazioni su argomenti di cui non capivo un accidente o mentre leggevo una lettera sulla critica di Emanuele Trevi (dove ci sono dei pezzi accattivanti, ma di cui non riuscivo a seguire il filo). Poi capito su un sito in cui si propone di scrivere un racconto sul cibo e tac! “Mi sa che prenderò un cane,” si trasforma in un racconto, ci metto un po’ a terminarlo, ma è come se fosse già scritto con un inchiostro invisibile: devo solo farlo riapparire passandoci sopra una penna blu.
Il protagonista resta maschile, l’età scende, la professione cambia, immediatamente appaiono altri due personaggi fondamentali, altri appena accennati sullo sfondo,e naturalmente appare il cane.
Scopro che è una femmina, a pelo corto bianco,  e che si chiama Lara. Ma non trovo il titolo.
E poi mi ricordo di quando progettavo di aprire il blog: avevo riflettuto sul secondo terzo quarto ventiquattresimo post e non avevo pensato al titolo.  E a quel punto lo trovo il titolo al blog mai nato. Mai devi domandarmi sarebbe stato perfetto. Ne avrebbe espresso il proposito. 
Al racconto, invece, manca ancora il nome.


postato da alice121 ~ 06/06/2006 11:22 ~ commenti (10)
~ pensierini




lunedì, giugno 05, 2006
 
E oggi
In mezza Europa è festa.
Intanto qui ci si prepara per un'altra festa.
E ho scoperto che se decidessi di andare a Trieste spenderei più o meno la stessa somma che se comprassi un biglietto per  San  Francisco.  
Be', insomma, qualcosa non ha funzionato.






giovedì, giugno 01, 2006
 
Tutta colpa del fruscio del bambù
Si parla del tempo da due settimane, se ne parla anche indirettamente per dire: hai visto tutti parlano del tempo. Chi ha riacceso i termosifoni, chi ha tirato fuori i piumoni, chi ha chiamato l’idraulico, chi legge le previsioni e sa il giorno in cui il cielo tornerà a essere blu.
Mah.
Personalmente al tempo sono indifferente  mentre invece le considerazioni sulla meteorologia  mi tediano assai.
Comunque dai ben informati pare che dal 15 cesserà pioggia e vento, ma anche questo mi riguarda poco dal momento che il giorno successivo mi trasferirò per un paio di mesi nella dolce italy. E ciò mi provoca una leggera ansia, che non mi va molto di partire. E questa leggera ansia mi manda in confusione. E’ come quando fai un lungo viaggio in barca a vela: quando riprendi a camminare sulla terra ti gira tutto.
E quindi dico che si potrebbe restare qui: il mare è a dieci minuti di macchina o a trenta di bicicletta, i ragazzi sono liberi come se stessero in vacanza e  che motivo c'è di partire?
Abitanti di Cameliahof : organizziamoci! Dimenticate quella spiaggetta negli States, la casina che guarda la Foresta Nera, la marmellata ai pomodori verdi della Loira e restiamo qui! Ma sarebbe un invito che cadrebbe nel nulla, già piegano i costumi, gli asciugamani e lucidano i racchettoni, gli scarponi, e montano i siluri sul tetto delle macchine, telefonano, ritirano biglietti, chiedono al vicino dove vai in vacanza, quasi pronti alla grande fuga, mentre il sole si prepara all'ultima beffa.


postato da alice121 ~ 01/06/2006 12:21 ~ commenti (11)
~ roba d olanda



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