ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

@ Mail

Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


~ Prima leggi qui



mercoledì, maggio 31, 2006
 
Dei Ma e delle certezze. Ma non dovrebbe essere un dialogo rovesciato? Forse ho sbagliato parte?
A Febbraio davanti alla pagella:
Io: Ma…Ma ci sono metà A e metà B.
Fran: e allora? B equivale a distinto che sarebbe nove, quasi il massimo quindi.
Io: Ma…Ma l’anno scorso erano tutti A!
Fran: l’anno scorso era la middle che era un’altra cosa, poi c’era anche qualche B
Io: Ma nelle materie minori! Adesso è il contrario, mi pare. A Coro e Teatro hai giudizi ottimi e a Matematica e Scienze, che sono sempre stati i tuoi punti di forza, hai B!
Fran: Coro e Teatro NON sono materie minori. E mi piacciono molto. E Matematica è il corso avanzato, e non è mica semplice.
Io: Che dirà la tua maestra…Che cosa le rispondo quando mi chiederà: in matematica come va?
Fran: dille che sono al corso avanzato, le basterà sentire questa parola, magari pronunciala in inglese, che solo a sentire quel termine sfiorerà tutte le stelline del cielo e non farà altre domande.
Io: però potresti fare di più. Non studi mai…
Fran: Per avere A dovrei fare uno sforzo, invece così ottengo dei risultati buoni senza fatica.
Io: sarei più contenta che avessi tutti A.
Fran: Pamela e Tom hanno tutti A. Vuoi che faccia come loro?
Io: Sì!
Fran: lo sai perché loro hanno tutti A?
Io: Perché studiano?
Fran: Esatto. Ma mica studiano per loro. Studiano per i genitori. Vorresti che studiassi per te? Ti sembra una cosa giusta?
Io: …che c.gli rispondo? Ma…no.
Fran: sorride.
Io: fai come ti pare. La responsabilità della pagella è tua. Dello studio anche.

Ieri sera a una settimana dalle verifiche:
Io: Studi?
Fran: eh sì.
Io: c’è un libro che vorrei che leggessi: non è pesante, è una specie di giallo, parla di mafia, di come funzionavano (o funzionano) le cose in Italia, è scritto bene e...
Fran: voglio leggere un altro libro di Ammaniti.
Io: Va bene, va bene. Comunque te lo lascio qui sul comodino, poi magari gli dai un’occhiata, eh?
Nessuna risposta. Sembra che studi sul serio.






martedì, maggio 30, 2006
 
Leggiti i commenti che hai e capirai il blog che sei
 


postato da alice121 ~ 30/05/2006 13:03 ~ commenti (17)
~ pensierini




lunedì, maggio 29, 2006
 
Però la costruzione della torre con gli A4 mi ha incuriosito assai. Ora le metto davanti un blocco di fogli e pretendo una dimostrazione.
A che serve avere a cena (e anche ospiti che restano a dormire) dei cervelli in fuga? Serve a progettare e a realizzare un riparo alla escher per cuocere bistecchine in giardino malgrado la pioggia incessante.
Non si organizza un barbecue se piove da una settimana e il barometro continua a segnalare maltempo. Ma questi sono dettagli a cui pensano i cervelli normali mica quelli che vanno altrove.

Voi sareste in grado di tirar su una torre con dei fogli A4? O preparare una presentazione in cinque minuti? O assemblare i pezzi di un congegno in 180 secondi con un cronometro che li conta rumorosamente?
E comunque nel team formatosi per la risoluzione del problema a dare l’idea su come realizzare la costruzione improbabile è stata una donna. Una giovane donna che si è fatta, tra le varie esperienze, 3 mesi nello Yemen chiusa tra un campo e una stanza, che a me solo a pensarci già mi manca l’aria.
E ha anche preparato un centinaio di tapas in un’oretta circa.
Ma c’è anche una prova di cucina tra i test d’ingresso?
No, no, mio padre ha un ristorante a Madrid.



postato da alice121 ~ 29/05/2006 10:46 ~ commenti (5)
~ pensierini




venerdì, maggio 26, 2006
 
Sognando lo Swan 
Dopo l’ascensione è arrivato il ponte. Se penso al ponte m’immagino quello lunghissimo che collega le due sponde della Mosa a Rotterdam. Visti da lontano i suoi cavi sembrano i fili di una ragnatela. E poi c’è quel silenzio, per lo meno nel posto dove andiamo a guardarlo c’è sempre silenzio. Invece il ponte di qui è tutto il contrario del silenzio.
Gli abitanti di CameliaHof - il fiore è un altro, ma tanto per voi fa lo stesso e allora io ne scelgo uno più evocativo - non sono partiti e così ho la casa piena di ragazzini e di adolescenti, di mattina sera e pomeriggio, anche a cena se “per me fa lo stesso”, ieri avevo fatto le orecchiette al pesto, patate e fagiolini, e il ragazzino tedesco ha pescato tutte le orecchiette e ha lasciato il resto, allora l’adolescente inglese che gli era seduto a fianco ( non immaginatelo inglese, in Inghilterra non ci ha vissuto mai, assomiglia piuttosto a Tom Sawyer, e quando fece la parte di Gavroche nei Miserabili era perfetto) gli ha detto che mica era bello che lasciava tutta quella roba nel piatto, al ragazzino tedesco è salito il disagio, ha risposto: io proprio non ci riesco a mangiarla, e prima che si potesse dire qualcosa, il Tom o il Gavroche, insomma lui, ha composto la faccia in una smorfia buffa e ha detto: e tu chiedi aiuto al tuo vicino, e, con un ottima padronanza della forchetta, ha infilzato in due puntate fagiolini e patate, poi è cominciato il repertorio delle imitazioni dell’inglese parlato da uno del Colorado, da uno dell’India, mentre seguitavano con gli accenti lui e Fran, e suonava ancora il campanello, ho preparato una bomba che si può gustare solo qui: ho mischiato vaniglia vla e mascarpone, ho aggiunto qualche fragola e mi sono dimenticata di loro.
Stamattina una parte della casa sembra un campo dopo il passaggio delle cavallette: il frigo è vuoto, il cassetto dei dolci è pieno di cartacce, il secchio della spazzatura è rotto, il vaso vicino all’ingresso è zeppo di scarpe, ci si tolgono sempre le scarpe nelle case del Nord, e l’invasione continua, aiuto. 






mercoledì, maggio 24, 2006
 
Caro alieno ti mostro il funzionamento della mia moka
Da qualche anno tra le donne italiane di qui impazza questo oggetto. Le non italiane, invece, amano la macchina che fa il pane. Impasta e cuoce un pane a forma di parallelepipedo. Anche se ho notato ultimamente che se ne sono stancate e tentano di disfarsene con annunci sulle lavagne nei super o nella mailing list buy-sell. Funziona benissimo premettono, ma non soddisfa le esigenze di una famiglia: il parallelepipedo è troppo piccolo e bisogna fare  più cotture. Invece non ci sono ripensamenti o cadute d’entusiasmo sul robottino miracoloso. Qualcuna lo porterebbe con sé anche in un ipotetico viaggio verso un mondo alieno. Ma ciò implicherebbe portarsi dietro anche un certo numero d’ingredienti a meno che nell’altro mondo non si trovino gli stessi prodotti della terra.
E comunque sarebbe un po’ triste sta cosa. Arrivi in un mondo sconosciuto, inizia lo scambio culturale, la terrestre decide di far assaggiare una pasta al sugo e introduce olio, pomodori, prezzemolo spaghetti e acqua nell’aggeggio. Ci si perde il rito dello sminuzzamento della carota e della cipolla, lo sfrigolio del soffritto, il blob dell’acqua che bolle, del sugo che s’addensa. E se poi l’alieno tirasse fuori un robottino più efficiente del nostro?
Io non so che mi porterei in un viaggio verso un altro mondo. Forse la mia moka. C’è il rumore, l’odore e il sapore. E inoltre l’esibizione durerebbe pochi minuti. Poi spenderei qualche parola su chi ci aggiunge lo zucchero, chi il latte, chi lo gusta freddo, chi bollente, chi non lo beve perché lo rende nervoso. Completerei il mio discorsetto con: I popoli del Sud lo amano molto, quelli del Nord preferiscono il cappuccino.
Insomma partendo da una moka si possono spiegare un sacco di cose su come funziona il mondo. E dagli spaghetti,  poi, mi terrei alla  larga.  Dai mandolini anche. E delle mamme: spiegherei che sono da prendere a piccole dosi, come il caffè.


postato da alice121 ~ 24/05/2006 12:14 ~ commenti (10)
~ pensierini




martedì, maggio 23, 2006
 
Lasciate stare Elsa
Ieri sera all’istituto italiano di Cultura c’era Melania Mazzucco e alle 7 sono salita sul treno per Amsterdam in compagnia di altre quattro amiche. Su cinque, eravamo in tre ad avere letto Vita. E non era piaciuto a nessuna.
Perché sono andata, allora? Perché non avevo nulla di meglio da fare? In parte, lo ammetto, è stato per questo motivo, ma anche perché sono curiosa, perché comunque mi piace ascoltare qualcuno che racconta di sé, del suo libro e di quello che c’è dietro.
La trama di Vita si può leggere qui.
Il romanzo non m’è piaciuto perché: trovo inutili e noiosi i capitoli in cui l’autrice ci informa del suo lavoro di documentazione e di ricerca. E poi non mi piace il suo stile che trovo abbastanza piatto e incolore con picchi infiammati, nostalgici e retorici.
Però ci ha raccontato un sacco di cose. Per esempio, non sapevo che agli inizi del 900 i nostri connazionali che sbarcavano in america venissero classificati in italiani e meridionali. Gli italiani erano biondi con la pelle chiara, i meridionali appartenevano al ceppo latino ed erano considerati banditi, piantagrane, ecc.
Insomma: l’incontro è stato interessante (non stimolante) - certe informazioni preferisco sentirle da una voce piuttosto che leggerle su un libro - tuttavia mi si è accartocciato lo stomaco quando il tipo che la presentava, un olandese, ha esordito con: si è paragonato Vita a La Storia, si dice che la Morante e la Mazzucco….
Avrei voluto alzare la mano, chiedergli: mi spieghi che cosa hanno in comune i due romanzi, come si possa metterli sullo stesso piano, come…
Naturalmente sono stata zitta e la mia piccola indignazione me la sono tenuta dentro.
Le due, Elsa e Melania intendo, hanno in comune un premio e null’altro.
La Storia comincia così:
Un giorno di gennaio dell'anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano circa le due del dopopranzo, e a quell'ora, come d'uso, poca gente circolava per le strade. Nessuno dei passanti, poi, guardava il soldato, perché i Tedeschi, pure se camerati degli Italiani nella corrente guerra mondiale, non erano popolari in certe periferie proletarie.

Vita invece in questo modo:
Questo luogo non è più un luogo, questo paesaggio non è più un paesaggio. Non c’è più un filo d’erba, non una spiga, un arbusto, una siepe di fichi d’India. Il capitano cerca con lo sguardo i limoni e gli aranci di cui gli parlava Vita – ma non vede neanche un albero. Tutto è bruciato. Incespica di continuo nelle buche delle granate, lo avviluppano cespugli di filo spinato.

Voi quale preferite tra i due?
Agli olandesi la Mazzucco piace assai e ieri sera la sala era affollatissima. Fatto molto inusuale.


postato da alice121 ~ 23/05/2006 11:32 ~ commenti (16)
~ libri, pensierini




lunedì, maggio 22, 2006
 
Di O. e di A.
Come andò? Direi bene, anzi benissimo.
Fran era addetto alle vendite, Lo al rovesc..alla disposizione del cibo, Emme alla macchina fotografica, la vicina alla telecamera, una bambina ai ritratti, un’amica alle luci (che si trovavano in uno stanzino segreto), Gianfelice dietro al leggio, le bottigliette d’acqua Spa blu sul nostro tavolo ma senza bicchieri, Demetrio al mio fianco in una tranquillità pazzesca e fece sorridere più volte il folto pubblico femminile, i termosifoni verniciati pochi minuti prima senza cartello e il color salmone della pittura sulle maniche della mia giacca di fintapelle, molte persone che ci fecero molte domande e a me alla fine scappava la pipì ma non potevo dire torno subito, poi non mi ricordai il titolo del mio racconto che doveva essere letto, questo a O. tra le 8 e mezzanotte, in una giornata invernale, però verso le 9 sbucò il sole: un rettangolo sul nostro tavolo e negli occhi per venti minuti.
Ad Amsterdam, invece, pareva che non ci fosse nessuno, a parte una vecchia signora olandese che è presente a tutte le manifestazioni italiane, e invece arrivarono un po’ in ritardo, una addirittura da Rotterdam, io ero molto più tranquilla rispetto a O., Demi si rubò la sedia morbida e lasciò a me quella rigida, Marino disse delle cose bellissime su di noi e sull’Untitled, io m’ero scritta tutto quello che dovevo dire ma dissi altro, Marino ci portò dei libri a D. e a me, e un Tex a Lo che ad un certo punto fece un sospiro profondissimo, io comprai Il giorno della civetta, non capisco perché non abbia mai letto Sciascia, poi andammo a mangiare una pizza al centro, in un locale scuro, e un editore olandese, con un cognome che in italiano suona un po’ strano, ci spiegò le regole per stampare un libro e si parlò anche di altro, dopo avrei camminato volentieri verso il Dam, ma una pioggia noiosa ci costrinse a girare in auto, poi quando Demetrio è partito ieri m’è dispiaciuto un po’. Comunque la mattina l’avevo portato a guardare il mare.






domenica, maggio 21, 2006
 
                                         Untitled ad Amsterdam
                                  Demetrio, la sottoscritta e Marino, ieri alla libreria Bonardi.






venerdì, maggio 19, 2006
 
Vedrai che il tempo cambierà
Tra un po’ andrò a prendere lui e nei prossimi due giorni faremo queste cose qui.
Ieri sera con lui e un’amica ci preoccupavamo del sole negli occhi, ma stamattina è scoppiato l’inverno e quindi siamo tutti contenti.
Naturalmente se qualcuno passa da queste parti è il benvenuto.


postato da alice121 ~ 19/05/2006 09:26 ~ commenti (8)
~ segnalazioni, libri




giovedì, maggio 18, 2006
 
Una testa in ordine per un libro.
Una mia amica, a Natale, parlando di un’altra che vive a Modena e lavora a Bologna da quindici anni, mi diceva: pensa che non si taglia lì neanche i capelli!
Veramente nemmeno io me li sono mai tagliati in Olanda, rispondevo.
Sì, ma tu almeno hai qualcuno con cui uscire oltre a Emme, fai qualcosa, per lo meno tenti di farla.
Lei invece ha conservato tutto a Roma. Anche la spesa fa qui, una volta al mese!
Ma non ci credo…
E invece sì. Lì ha il suo lavoro e il suo uomo e punto.
Ma lei che è così socievole…
E’ socievole qui, non lì. Lì è chiusa come una torre.

Comunque i capelli…E’ da Natale che non torno in Italia, be’ c’è stata Genova con loro, ma ci sono stata solo due giorni e i capelli sono cresciuti e così ieri pomeriggio con un paio di forbici li ho sistemati. Proprio sistemati.
Ma quando decido qualcosa, trovo anche l’umorismo per assimilare le conseguenze.
E ieri sera sono andata a una cena d’addio in un piccolo ristorante sul vecchio porto di Scheveningen, tranquilla e sorridente, e m’ero dimenticata di loro, dei capelli, intendo. Diciamo che erano assurdi o passabili a seconda del punto di vista. Se mi guardavi di profilo sembravano quasi normali. Ma se ti mettevi di fronte, notavi che qualcosa di terribile era accaduto.
La cena era tutta al femminile. Undici donne più io. Molto educate perché nessuna m’ha chiesto spiegazioni. Solo una mi ha domandato cosa fosse successo. Lei era proprio di fronte a me e poi una volta lavorava a New York nel settore della moda. E proprio non ce la faceva a non dire nulla.
Perché non vai da un parrucchiere?
Perché usano il cif per pulirti la tintura che ti macchia la fronte.
Mica ti devi colorare i capelli, li devi solo tagliare, giusto?
Sì, giusto, però non posso proprio, non ce la faccio, potrebbe venirmi una crisi di panico, e allora preferisco tenermeli così, imprecisi.
Stamattina verso le otto m’ha telefonato. Tra un’ora sono lì, m’ha detto, a recuperare il disastro.
Dopo, per sdebitarmi, le ho prestato la più bella storia d’amore che abbia mai letto.






mercoledì, maggio 17, 2006
 
Tutto fumo e niente arrosto
Doveva scrivere una recensione dello spettacolo teatrale dei ragazzi delle medie. Così ha preso una penna, un quaderno, stava per salire sulla bici, quando l’ho fermato: niente luci, niente bici. Poi ti vengo a prendere io.
Alle 10 quando mi telefona, c’è quel cielo sfumato tipico del Nord: un po’ di chiaro e un po’ di scuro e i merli in pieno fermento sugli alberi, e così decido di andargli incontro a piedi.
Dopo cinque minuti lo avvisto in fondo alla strada, lo riconosco dall’andatura e dai colori dei  vestiti. Man mano che la distanza s’accorcia m’accorgo di una cosa curiosa: sull’altro lato della strada c’è una bicicletta che va al suo passo e chi ci sta sopra gli urla qualcosa. Quando lo raggiungo registro che: sulla bici ci sono due ragazze, che sono olandesi, che sanno solo poche parole in inglese e quelle parole che dicono sono d’abbordaggio.
Ma le conosci? Gli chiedo.
Ma no.
Camminiamo uno a fianco dell’altra.
Le due ci superano e poi tornano indietro e ricominciano a urlare un po’ in olandese e un po’ in inglese, e la mia presenza non le inibisce a quanto pare.
Ma perché fanno così?
Eh, dice lui, e che ne so? Si divertono. Gli ho chiesto di venire dalla mia parte e m’hanno risposto che non capivano. Però me l’hanno detto in inglese. Io la strada non l’attraverso.
Il gioco va avanti ancora per un po’ di metri. Poi quella che guida perde l’equilibrio. Si fermano.
Ciao Fran. Ciao ciao.
Ciao, risponde lui. Le saluta anche con la mano.
Mah! dice dopo un po’.
Che significa: mah?
Significa che se un mio amico e io avessimo scherzato come hanno fatto loro con una ragazza, lei ci avrebbe insultato. E invece loro erano libere di dire le cose: tanto era uno scherzo, una roba da riderci sopra. Non mi pare giusta sta cosa. Questa si chiama discriminazione. Avessero avuto almeno il coraggio di scendere dalla bici…Come si dice?



postato da alice121 ~ 17/05/2006 09:39 ~ commenti (11)
~ roba d olanda




lunedì, maggio 15, 2006
 
Il vuoto, la cioccolata e i fidanzati
Ne ho mangiato un altro rettangolo per esserne certa.
Stessa sensazione del primo.
La passione per la Cote d’or bianca con le mandorle è svanita in una pigra mattina di metà maggio, con le signore dutch un po’ nervose (colpa mia: non trovavo il pin per pagare la spesa del super).
Al termine del terzo rettangolo ho provato anche un certo schifo. E m’ha assalito un lieve senso di vuoto. Quello stesso vuoto che ti riempie quando ti stufi di un fidanzato. E che ti fa pensare: meglio essere lasciati che lasciare. Quando vieni mollato sei triste, disperato e deluso, però sei in movimento. Quando abbandoni qualcuno, invece, anche se magari hai incontrato un altro amore, c’è quel sottile disagio che non è nulla di netto, di dirompente, che è quasi niente. E poi i mollati hanno la comprensione degli amici e la ragione, hanno la possibilità di lottare per recuperare quello che hanno perduto.
Meglio sarebbe stato che un medico m’avesse detto: ti proibisco di mangiare cioccolata bianca alle mandorle Cote d’or! (la passione era solo per questa marca). Avrei rinunciato con un profondo sospiro, avrei cercato di tornare nei parametri perché mi fosse permesso di mangiarla ancora, l’avrei comprata di tanto in tanto e l’avrei consumata in segreto al buio con un profondo senso di colpa e un'immensa felicità. E invece non mi resta che attendere…



postato da alice121 ~ 15/05/2006 12:41 ~ commenti (5)
~ pensierini




venerdì, maggio 12, 2006
 
Milano, immigrato romeno...,  continua qui.
Le scrivi certe storie perché non ne puoi fare a meno. Le scrivi perché sono già accadute e per una sciocca idea infantile ti dici che se vanno sulla carta, sulla rete, se diventano parole insomma, poi non accadono più. Le scrivi perché hai visto una signora con foulard, maggiolino nero e luci lampeggianti in seconda fila, infilare buste nel cassonetto - le labbra piegate in una smorfia per la fatica di sollevare i sacchi - e ignorare quella voce insistente che le chiedeva di regalargliene uno.
Quel cappotto, non lo lascerà qui.
Afferra la maniglia e prova a scardinare il coperchio, ma quello resiste. Posa la busta, tira di nuovo con forza puntando i piedi, ora sì che sarebbe nei guai se passasse una macchina della polizia.
Respira, riempie i polmoni e dà un altro strappo secco, ecco lo sportello s’allenta, s’intravedono gli abiti e il cappotto proprio in cima al mucchio. S’allunga sulle punte dei piedi, il buco nella scarpa cede e l’acqua piovana penetra all’interno come un serpente ghiacciato.
Non molla, lo prende, eccome se lo prende.
Tira ancora, quanta forza c’è nelle sue braccia, l’apertura è ampia adesso, si appoggia con le braccia sul bordo, si solleva, entra per metà nel buio pesante in cui si trovano gli indumenti usati. (brano tratto da Vedrai Vedrai).






giovedì, maggio 11, 2006
 
Non ho l'età
Andreotti era disposto ad assumere la carica di presidente. Se fosse stato eletto avremmo avuto un capo di stato di 87 anni. Ciampi ne ha 86. Napolitano, invece, 81. Il papa ne conta solo 79.
Nello svolgimento delle loro mansioni devono stare in piedi, seduti nella stessa posizione, parlare, leggere, studiare, prendere l'aereo, l'auto, stringere le mani.
La politica, a quanto pare, prolunga la giovinezza e mantiene alto il vigore.
Eppure se si passa nel settore dell’economia l’età acquisisce un altro peso.
Mi ricordo di una storia raccontatami da un amico qualche anno fa.

C’è un pulmino che raccoglie i dipendenti per portarli in fabbrica.
In fila, senza spingere, salgono.
Salgono, mostrando il cartellino d'identificazione all’autista, che controlla i nomi da una lista. Poi vanno a sedersi: qualcuno sfoglia il giornale, qualcuno chiude gli occhi, qualcuno tira fuori un thermos con il caffè.
Uno, invece, viene bloccato.
Tu no. Dice l’autista.
Tu non ci sei più nel foglio, sei stato cancellato ieri.
Come cancellato? chiede lui.
Non hai ricevuto la lettera di licenziamento?
No. Risponde lui.
Così non sale sul pulmino, rimane alla fermata. Guarda il pulmino che s'allontana, poi tira fuori un'altra tessera, quella della metro, e torna a casa.
Per un disguido burocratico, l’impiegato dell’ufficio del personale non gli aveva ancora consegnato la lettera.
Qualche giorno dopo un amico del tipo mi chiede se è vero che la comunicazione del licenziamento sia avvenuta proprio in quel modo. Sì. Dico. E come sta? gli chiedo. Malissimo. Chi lo assume a 48 anni?
Poi il tipo si rivolge ad un avvocato e viene ripreso in servizio. E’ fuori discussione che il suo stato d’animo negli anni successivi non deve essere stato tranquillo. Che abbia cercato disperatamente di andarsene altrove, e che non c’è riuscito. Neanche ad arrivare ai colloqui.
In politica certe cariche possono essere ricoperte solo quando ci si avvicina agli 80, nel mondo del lavoro quando arrivi a 45, invece, cominci a camminare su un filo. Sperando che una raffica imprevista non ti travolga.


postato da alice121 ~ 11/05/2006 10:54 ~ commenti (4)
~ pensierini




mercoledì, maggio 10, 2006
 
Alice va in città
Luci sull’acqua che non tremano, ma che sembrano solide, talmente solide che puoi passeggiarci sopra, cielo bizzarro ancora con qualche pezzo di chiaro, chiacchiere ovunque con gambe che dondolano lungo i bordi dei canali, e poi un luogo lo vedi bene se sei solo, e guardi e rifletti, senza contaminazioni di silenzi e parole altrui.
Sei libera di andartene nella notte senza che nessuno t’approcci, e anche alla stazione centrale, che è sempre un luogo losco in tutte le città del mondo, cammini senza essere costretto a fingere che hai fretta.
Mentre recuperavo la macchina in una strada semibuia di un paese adiacente al mio, un coniglio m’è venuto incontro, era piccolo e marrone, ha arricciato perplesso il naso, ci siamo scambiati mentalmente un etuchecifaiqui? prima di proseguire per direzioni opposte. Ci siamo girati a controllarci un paio di volte.
Io l’avrei strizzato molto volentieri, lui non so cosa abbia pensato di me.

La foto della stazione che ho trovato è stata scattata nel 2004. Due anni dopo  i lavori  sono ancora in corso.



postato da alice121 ~ 10/05/2006 11:47 ~ commenti (7)
~ pensierini




martedì, maggio 09, 2006
 
Con la logica si vive meglio?
Siccome Emme è in mission, ho deciso che andrò ad Amsterdam in treno, che fare novanta chilometri d’autostrada non mi va, e guidare, poi, per la città tra le biciclette indisciplinate mi conduce dritta dritta verso il mal di testa, molto più facile girare a Roma con i motorini che ti tagliano la strada all’ultimo secondo, tanto i loro scarti li anticipo meccanicamente. Perciò guardo gli orari dei treni su internet. Nel paese adiacente al mio, c’è una stazione ma bisogna cambiare e poi passano di rado, ma se vado al paese dopo c’è un treno ogni dieci minuti e senza cambio. Be’ devo farmi un pezzo di autostrada, ma tanto la macchina l’avrei dovuta prendere comunque. Siccome devo andare qui, per la presentazione del suo libro, scrivo una mail a Marino, dove gli domando se gli orari sono attendibili, eccetera. Lui mi telefona e mi chiede: perché guardi gli orari dei treni su un sito tedesco? Già perché? Perché la logica è noiosa, ecco perché. Hai controllato che ci siano treni per il ritorno? Ecco, veramente no. La logica mi suggerisce che se vanno, tornano anche.  Ma serve o no questa logica?
Vuoi che t’accompagno? mi chiede Fran.
M’accompagni, davvero? E Lo? Che gentile però a proporsi. Anche se quel tiramisù che s’è mangiato fino all’ultimo cucchiaino, ha avuto un suo influsso, credo.
Comunque gli orari sul sito olandese sono, con qualche piccolo scarto, simili a quelli del sito tedesco. E il piccolo scarto che mi preoccupa un po’.
Intanto ho finito di leggere Quattro giorni per non morire.
C’è Gregorio che torna nel suo paese dopo una lunga assenza per il funerale di sua madre, e durante questa permanenza tenta di ritrovare alcuni fili della sua esistenza.
E quelle quattro righe che ci sono sulla copertina, che quattro dita sfiorano (secondo un'interpretazione che della logica non tiene conto), non sono scalfitture lasciate su un muro da una mano disperata, ma sono quei fili che Gregorio cerca. Cosa è accaduto mentre era febbricitante e in stato d’incoscienza?
E’ una storia che non ha fretta, malgrado il tempo a disposizione per salvarsi, per ricordare, per recuperare un tassello perduto del passato, per guardare la notte di un marzo ligure, umida, piena di vicoli e di tetti di pietra, sia breve.
E’ notte di luna. Notte andina. Senti che pace, ha scritto il suo amico in uno dei quaderni ritrovati.
E nelle pagine s’avverte la quiete, malgrado tutto.


postato da alice121 ~ 09/05/2006 12:16 ~ commenti (8)
~ segnalazioni, libri




lunedì, maggio 08, 2006
 
Knowlt Hoheimer
Io fui il primo frutto della battaglia di Missionary Ridge.
Quando sentii la pallottola entrarmi nel cuore
mi augurai di esser rimasto a casa e finito in prigione
per quel furto di porci di Curl Trenary,
invece di fuggire e arruolarmi.
Mille volte meglio il penitenziario
che avere addosso questa statua di marmo alata,
e il piedistallo di granito
con le parole “Pro Patria”.
Tanto, che vogliono dire?

E.L.Masters Antologia di Spoon River


postato da alice121 ~ 08/05/2006 09:17 ~ commenti (4)
~ libri




venerdì, maggio 05, 2006
 
Mi costerà un patrimonio questa serata. (Dove si dimostra che parlare di libri è un lusso)
Il  patto sarebbe: il venerdì esce Fran, il sabato noi.
Naturalmente se a lui o a noi capita un evento esaltante si fa a cambio. Solo che le cose esaltanti arrivano solo a lui.
Abbiamo stabilito questo accordo perché Lo è ancora piccolo per stare da solo la sera. Siccome l’accordo può essere modificato, nel corso del tempo, è andato a finire che Fran esce il sabato e noi (in teoria) il venerdì. 
Per Lo questa faccenda dell'accordo è seccante, me ne rendo conto, ma  altre soluzioni non ce ne sono perchè  una baby non la vuole, accetterebbe volentieri un tipo che veniva qualche anno fa, con cui giocava a pallone nel soggiorno, ma ormai il tipo è a Milano, all'università.
Comunque oggi è venerdì. Da mesi a noi tocca il venerdì.
Stamattina Fran dice: oggi è venerdì, è il mio turno.
Ma poi nel tempo si è modificato, dico io.
Il patto era quello però e bisogna rispettarlo, dice lui.
Abbiamo anche stabilito che eventualmente poteva essere rivisto.
Allora è proprio il mio caso. Ho una festa! E voi che avete?
Una discussione su un libro.
Allora è più divertente la mia.
Sicuramente, però questo non significa che…
Non posso assolutamente mancare! E’ una festa di compleanno e d’addio, e a sorpresa! Poi lui si trasferisce in Egitto e non lo vedremo più. Ci divertiremo da paura.
Affittate un film? Cantate? Ballate?
Facciamo di tutto, di tutto.
Di tutto?
Oh ci sono i genitori a casa, che ti credi.
No, perché pensavo che eventualmente
Non posso portarlo con me. Abbiamo tutti quattordici anni, una anche quindici. Si annoierebbe da paura. Di che libro parlerete?
Di un libro di Camilleri.
Quello di Montalbano:  fico! Gli piacerà.
Il libro che abbiamo letto è La concessione del telefono, sono degli scambi di lettere e di conversazioni ambientate a fine ottocento in Sicilia per la richiesta di una linea telefonica…
Interessante. S’osserva le dita.
Gli prometto che lo porto a mangiare il sushi, gli compro le scarpe da ginnastica nuove, non lo minaccio più che vado a tagliargli i capelli di notte quando dorme.  Secondo te quale delle tre potrebbe fargli accettare l’idea di venire con noi stasera?
E’ difficile rispondere. Tutte e tre?







giovedì, maggio 04, 2006
 
Il noir è un modo per distruggere il male, mettendo in mostra tutto quel che di negativo c’è nella nostra società (Derek Raymond)
Ammaniti e De Cataldo sono due scrittori che mi piacciono molto.
Mi piacciono per le loro storie comprensibili, per il linguaggio semplice, per quei personaggi così vicini della porta accanto, oppure in cui t’imbatti se sali su un autobus, di notte, alla stazione centrale e mentre aspetti che arrivi la tua fermata, noti che esiste anche un altro mondo.
Qualche giorno fa mi capita di leggere un pezzo sulla rete dove si parla di Derek Raymond.
Nasce nel 1931 a Londra da una famiglia ricchissima. A 17 anni fugge da Eton. Detesta lo snobismo del college e i soldi dei suoi. Comincia a girare il mondo, a bere, a frequentare gente ai margini. Fa i lavori più diversi. E scrive.
Insomma nulla di nuovo in fondo, di triste certamente: conduce la vita del classico scrittore maledetto.
Poi capito su questa foto. Mi colpisce il suo sguardo. Mi sembra lo  sguardo di un uomo mite, in contraddizione con la sua vita.
Così cerco tra i libri in casa e trovo Il mio nome era Dora Suarez.
Non lo leggere mi dice Emme.
Naturalmente lo leggo.
C’è un pazzo che uccide Dora. Vorrebbe fargli la stessa cosa che è stata fatta alla donna trovata alla pompa di benzina di Tor Bella Monaca. Ma viene disturbato e deve fuggire.
Nelle prime pagine entriamo nella testa del maniaco. Rimani gelato ma provi anche una gran pena. Non è finzione, pensi.
Poi entri nella testa dell’investigatore. L’investigatore non fuma la pipa, non indossa un impermeabile slacciato, è uno con un comportamento strafottente, aggressivo con i colleghi e i superiori. Non si sta dalla sua parte. Per lo meno non subito.
Nella stanza dove è avvenuto il delitto c’è una rivista aperta su una pubblicità di un viaggio in un posto esotico.
L’investigatore si avvicina, legge l’articolo. Pensa che quelle sono le ultime righe lette da Dora. Il suo ultimo sogno. Si commuove e si china a baciarle i capelli profumati di shampoo e irrigiditi dal sangue rappreso.
L’investigatore non è un’icona, ma un uomo con un passato torbido e tragico, con un pezzo di umanità che affiora grazie a un evento casuale.
Viene trovato un diario e scopriamo Dora. Ed entriamo anche nella sua testa.
La mente del maniaco, quella dell’investigatore e quella della vittima:  Derek non dimentica proprio nessuno.


postato da alice121 ~ 04/05/2006 11:25 ~ commenti (3)
~ pensierini




mercoledì, maggio 03, 2006
 
C’è un grande prato verde
Ieri sono andata a fare una perlustrazione sul luogo dove il 19 farò una presentazione con lui.
Se guardo gli appunti che ho preso, più che una presentazione sembra che stia preparando una caccia al tesoro dove chi arriva riceverà come premio i libri e una bella faccia d’autore.
Non la mia, eh, che quella la conoscono bene..

Il posto non sarebbe complicato da raggiungere se non fosse che non c’è la targa del nome della strada all’inizio, ma solo alla fine o a metà. E poi è in piena campagna olandese e il punto più difficile è rappresentato dalla tappa finale dove bisogna trovare un piccolo ponte di legno nascosto tra gli alberi.
Insomma non è facile  soprattutto per quelli che vengono da W. o dall’Aja. Quelli di O. invece sono facilitati perché giocano in casa.
Mi sa che dovrò appendere dei palloncini ad ogni svolta decisiva.
Ma di che colore? Mi verrebbe da dire grigi, così sarebbero intonati con le copertine dei nostri libri, ma sarebbe una segnalazione un po’ triste e poi mi sa che non esistono di quel colore.

Siccome quando si supera il ponte, se non ci si smarrisce prima, c’è un grande prato, e  se guardi giù giù in fondo anche qualche mucca, mi sa che finirò per comprarli verdi.


postato da alice121 ~ 03/05/2006 12:14 ~ commenti (7)
~ roba d olanda




martedì, maggio 02, 2006
 
Ora spero che non ci sia altro.
Il vet di O. a cui avevo riportato la gatta, di nuovo con lo zampino malato, è vero quel proverbio accidenti, aveva scosso la testa, m’aveva indicato la lastra illuminata, s’era sfilato gli occhialini argentati, aveva detto: non so proprio cosa proporvi. C’è un’altra infezione alla stessa zampa! Proviamo con un altro antibiotico.
Ma l’infezione cresceva e cresceva, e allora il mio consigliere dutch m’ha suggerito di portarla all’ospedale di Utrecht. E la mia vicina preferita ex infermiera, siamo tutte ex qualcosa noi emigranti di qui, m’ha detto: non sarà mica una ciste interna che si è infettata? Le analisi del sangue gliele ha fatte? No, il vet di O. non gliele aveva fatte. Allora sono andata dal vet di W. che sembra il fratello di quello di O. (medesimi occhialini argentati, 2 metri d'altezza su una corporatura asciutta, capello biondo sottile un po’ stempiato), ma ha uno studio da vet ricco: televisore enorme incollato alla parete che trasmette documentari di animali, un mobile con cassetti e scomparti per le medicine, una segretaria che parla un inglese da Oxford, una ciotola trasparente piena di caramelle per cani e pastiglie rinfrescanti per gatti e poltroncine assai comode. Però agli animali non gliene frega un accidente di questo lusso sfrenato e tremano come foglie come nello studio del vet povero di O.
Quando sono tornata a prendere la gatta che mi ha miagolato triste con un cilindro di plastica intorno al collo, il vet di W. s’è tolto gli occhiali, m’ha indicato la lastra da cui non si vedeva nulla, e m’ha detto: guarda che ho trovato nella zampa.
Nello scatolino n.1 c’era una ciste, nello scatolino n.2 c’era una palla di pelo. E’ congenita m’ha detto. In vent’anni di lavoro non ho mai visto una roba simile.
Ma la mia vicina preferita ex infermiera sostiene che (negli uomini) si trovano robe simili. Tipo una ciste e un embrione, una ciste e un dente e così via.





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