ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

@ Mail

Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


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venerdì, dicembre 23, 2005
 

Auguri!
A tutti quelli che passano qui e a quelli che mi hanno scritto per mail. Buon Natale, buon 2006, insomma ognuno si scelga quello che preferisce;-)                                                                                                                            



postato da alice121 ~ 23/12/2005 13:26 ~ commenti (17)
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mercoledì, dicembre 21, 2005
 

Roma.
Parcheggio sotterraneo di un immenso centro commerciale. Un ragazzo con un cappello di lana blu chiede se ci occorre un aiuto.
Sì, ci serve.
Ci aiuti a scaricare anche a casa?
Sì, ci aiuta.
E quanto vuoi?
Offrite voi.
Risposta furba.
Il ragazzo con il berretto blu si chiama Teddy, ha 22 anni, in 30 minuti di viaggio nel furgone parliamo un po’, cioè io faccio qualche domanda, lui risponde.
Nel Ghana si parla anche francese?
No, no. Inglese.
E come sei arrivato in Italia?
Con Ship. Big Ship. Poi ancora una piccola ship e treno.Con treno sono arrivato a Roma.
Hai il permesso di soggiorno?
Noooo. No. Permesso per tre mesi. Poi posso stare un altro mese.
E lavori nel parcheggio?
Sì. Lavoro trovato da mio amico. Lui ha un contratto. Scarica merci da ArredoBen.
E senti, Teddy, se volessi chiamarti ancora come faccio?
C’è numero di mobile di mio amico. Io non posso comprare card. Non ho il permesso. Poi per ogni telefonata, io pago 3 euro per sua gentilezza.



postato da alice121 ~ 21/12/2005 11:00 ~ commenti (12)
~ chiacchiere




domenica, dicembre 18, 2005
 

Sotto il cielo di Roma
La febbre è improvvisamente scomparsa.
Forse la temperatura, il cambiamento d'atmosfera, forse il nuovo specchio davanti al quale ho recitato la formula magica.
Comunque ora sono qua.
Per un po' me ne vado in giro poi magari scrivo.  







venerdì, dicembre 16, 2005
 

Impresa Edile Timmi & Tommi 
Alle 7.01 il caffè comincia a riempire la moka.
Fuori è buio, ventoso e non c’è più il rumore del mare da quando hanno sradicato l’albero alto tre piani. In effetti era da quando avevo perso le foglie che non si sentiva più quel suono ondoso.
Comunque.
Le 7.03.
Giro la manopola del gas e uno schianto pazzesco mi fa urlare di spavento. (Però in ogni cosa c’è sempre un lato positivo: proprio a causa di questo urlo pazzesco che ha coperto lo schianto, credo,  i ragazzi scattano dal letto come molle).

Ecco quello che è accaduto: l’inferriata della verandina è venuta giù di colpo, portandosi dietro la grondaia e un pezzo di muro.

Da questo momento in poi chi passeggerà sul tetto piatto, se lo desidera,  può venire a bere un caffè da me. C’è che poi domani avrei l’aereo per Roma e l’uomo dell’inferriata verrà lunedì. 
E pensare che se m’avessero chiesto: qualcosa crollerà, indovina quale? Avrei risposto senza esitazione: il tetto del soggiorno! 
Gimmi, il porcellino saggio, non ha mai costruito case da queste parti, i suoi fratelli, invece, sì.



postato da alice121 ~ 16/12/2005 12:43 ~ commenti (10)
~ roba d olanda




mercoledì, dicembre 14, 2005
 

Ognuno ha la sua 
Ormai ne sono certa.
Tra le centinaia di fobie esistenti, io ne ho sviluppata una rielaborata. Personalizzata, insomma.
Sto cercando di darle un nome, ma al momento non mi viene. Perciò la chiamerò così: paura di ammalarsi in Olanda.
Solo chi vive qui può comprenderla.
E il medico dutch non lo chiamo. Non è per gli euro che mi costerebbe (credo che la fattura per la risposta telefonica sia di circa 10 euro+iva) quanto perché la parola con cui mi risponderebbe, mi irriterebbe assai: aspettiamo…Quei puntini,poi,  mi trasmetterebbero un’angoscia infinita.
Ora io immagino che sia una banale influenza la mia, però vorrei saperlo, tutto qua.
Intanto piovono suggerimenti, consigli, aiuti e varie. 
Si scoprono talenti culinari insospettati nei figli (a parte il dettaglio del sale, che è vero che alza la pressione, però almeno un’idea sarebbe gradita). 
Il consiglio più esilarante (calzerebbe anche l’aggettivo contrario) è stato: chiama il medico e digli che hai trentanove di febbre da dieci giorni e vedrai che ti visita.
Vedrai vedrai cantava qualcuno.
E invece io lo voglio sapere subito, anche perché sabato devo andare a Roma e non mi va di farmi il viaggio da malata. 
Allora ho pensato al pediatra. Lui non ha nessuno scatto alla risposta, anzi non ha mai avuto scatti (di nervosismo) da quattordici anni in qua che lo chiamo (natale, capodanno, eccetera). Avevo pensato di dirgli che ad avere la febbre fosse Fran, però è stata un’idea che è durata un secondo, che a un dottore non si mente mai. 
Un po’ mi vergognavo a telefonargli. Così gli ho scritto, dalla mail di famiglia. 
C
on questo indirizzo sono iscritta alla mailing list buy-sell della scuola. E, durante queste ore in cui ho cliccato almeno una trentina di volte per vedere se il mio GuariscBen mi avesse risposto, mi sono tirata un po’ su il morale. Perché se io sono affetta dalla  PauraDiAmmalarsiInOlanda, c’è chi ha sviluppato altre fobie.
Come Susan, per esempio.
E’ da agosto
che Susan vende o tenta di vendere.
Ha cominciato con le cassette. Una trentina di mail con tutti i titoli di winnie the pooh, poi è passata alla vendita di libri d’amore e qui ha scritto almeno 80 letterine, all’oggettistica, agli attrezzi del giardino, e via così. 
Ad un certo punto la casa di Susan era vuota e con l’eco.
L’unico oggetto rimasto era il suo computer.
E deve aver passato dei giorni terribili, in cui si tormentava le mani, scriveva lettera finte di vendita ed era molto, molto triste. Suo marito afflitto dalla sua tristezza le aveva consigliato di scrivere una lettera con questo oggetto: compro qualsiasi cosa. Ma lei deve aver scosso la testa, socchiuso gli occhi e risposto: io vendo! 
Ed ecco che arriva Natale, gli abeti, le lucette accendi e spegni e….torna suo figlio dal College! 
E lei torna a sorridere, a scrivere e a vendere. 
Una mail per ogni lavoretto che il figlio di Susan potrebbe fare. 
Hai comprato qualcosa da Ikea e non sai montarla? 
C’è il figlio di Susan. 
Devi cambiare l’acqua al pesce rosso? 
C’è sempre lui. 
Devi organizzare una festa per il tuo bambino? (Nel periodo di Natale?) 
Rispondi a Susan. 



postato da alice121 ~ 14/12/2005 15:18 ~ commenti (11)
~ roba d olanda




martedì, dicembre 13, 2005
 

Di puntini, di stelle e di un albero 
In America ho comprato una pillola che fa passare l’influenza in un’ora, la vuoi?
No, grazie.
Siccome aveva messo su una faccia perplessa, ho spiegato: non prendo  medicine a meno che non sia proprio necessario. Questa proposta mi è stata fatta sabato sera, poi mi sono dimenticata di lei, della febbre cioè.
E ieri pomeriggio stelle fosforescenti si agitavano a pochi centimetri dalla finestra, un albero lungo tre piani mi è passato sopra la testa e puntini rossi e blu ballavano nella stanza. I puntini erano quasi trentanove ed erano immaginari e con un paio di tabletten di paracetamolo che i medici d’olanda mi  hanno fatto comprare in gran quantità durante questi anni sono quasi scomparsi. Le stelle fosforescenti sono rimaste invece e appartenevano a un abete senza radici che hanno incassato nel marciapiede e l’albero di tre piani che m’è passato sulla testa, tenuto da un braccio meccanico quasi della stessa lunghezza, è stato depositato sulla strada, fatto a pezzi e caricato su un camion.
Decine di luci intermittenti rischiaravano il crepuscolo di primo pomeriggio, ma non era l’effetto della temperatura, erano le volanti della polizia. Non c’era un attacco terroristico in corso e nemmeno una simulazione, era solo la morte di un albero, rifugio prediletto della gatta quando veniva inseguita dal mostro bianco, e loro, gli olandesi, sono sempre esagerati con il dispiegamento di agenti come con il paracetamolo.



postato da alice121 ~ 13/12/2005 10:33 ~ commenti (12)
~ roba d olanda




lunedì, dicembre 12, 2005
 

Due domande che ho fatto durante il fine settimana.
Domanda numero uno: E’ vero che sta per uscire una legge che permetterà solo ai residenti di comprare nei coffee shop? 

Risposta: ah ah ah. 

E va bene. Mi ero incuriosita un po’ perché ogni tanto leggo questa notizia sui siti dei giornali italiani e per le chiavi di ricerca che portano a questo blog. 

Domanda numero due: Ho letto su un giornale che periodicamente si riaccende un dibattito se sia opportuno o meno che gente con un basso q.i. faccia figli. Riguarda persone con handicap mentali oppure gente che ottiene punteggi bassi ai test?  

Hanno alzato le spalle, entrambi. Hanno fatto un gesto con la mano a intendere: l’argomento non c’interessa. Si sono messi a discutere sulle presenze nei coffee shop da parte degli stranieri. Uno diceva: Ci sono più italiani. L’altro: ci sono più inglesi.
Ho staccato la spina e mi sono guardata intorno: in un vaso dorato c’era una pianta di agrifoglio, in uno di peltro delle mele verdi. Sembravano pronti per essere trasferiti su un quadro.
Ho riacceso l’audio, parlavano in olandese. Oh! gli ho detto. Sono tornati all’inglese.
Nella libreria ho trovato un libro che s’intitolava: Terug Naar Oegstgeest. Non ho potuto fare a meno di sfogliarlo: Oegstgeest è il paese dove vivo al momento. Ritorno a Oegstgeest, ho tradotto ad alta voce in italiano.

Brava! mi ha detto uno dei due.

Gli ho chiesto se conosceva Renate Dorrestein, uno dei tre libri che avevo letto prima di venire qui, mi ha fatto ripetere il suo nome quattro o cinque volte. Poi si è illuminato e ha detto un altro nome, che era quello di Renate e però era diverso. Allora gli ho chiesto come si chiama quella marionetta di legno a cui cresce il naso. M’ha risposto che non lo sapeva. L’altro invece ha risposto: Pinocho! Ma secondo me l’ha sbagliato apposta.   



postato da alice121 ~ 12/12/2005 10:42 ~ commenti (10)
~ roba d olanda




giovedì, dicembre 08, 2005
 

Quel giorno in cui dovevo costruire una casetta e mia madre non m’aiutò 
Che cosa dobbiamo fare questa volta? 
Ora ti spiego. Dice Lo. C’è anche una lettera con le istruzioni della maestra.
Un'altra lettera. Ma quante ne scrive? Almeno una al giorno, più le mail e il gruppo su Msn, che non mi ricordo mai di controllare e allora me lo segno sull’agenda e poi, per sicurezza, attacco anche un post it sul comodino: controllare agenda.

Il cestino con il bagnoschiuma e la crema che ho comprato per A.: non si deve capire che è un regalo. E allora dobbiamo costruire qualcosa noi.
Idea!!! Prendiamo un sacco della spazzatura, ci sbricioliamo dentro dei ritagli di giornale e poi ci nascondiamo il regalo!
Il suo sguardo oscilla tra l’avvilito e il seccato.
Non si può, dice con un sospiro. Io devo costruire una casetta.
Tu devi? Noi dobbiamo!
Io, con il vostro aiuto. Una casetta con la finestra, la porta e il tetto. Una casetta olandese! Mi piacerebbe che fosse come quella che abbiamo comprato.
Io non so costruire una casetta.
Ma io la devo portare!
La sostituiamo con il sacco, che ne dici?
Dico: no!
Be’ allora devi dire alla maestra che mi bocci! Ecco. Dille che tua madre non l’ha saputa costruire, che non ha mai seguito un corso in cui le insegnassero a farne una! 
Così non potrò concorrere al premio. Tutti parteciperanno tranne me.
Sarebbe tristissimo, questo. E ne conserverà il ricordo per tutta la vita. Quel giorno in cui dovevo costruire una casetta e mia madre non m’ aiutò
Per fortuna che la nostra famiglia nasconde un artista ed ecco Emme al lavoro sul tavolo del soggiorno con cartone, forbici, colla, carta crespa, pennelli e bombolette spray.
Brontola e incolla.
Ed ecco che appare un miracolo di casetta azzurra con il tetto verde, la finestra e la porta.
Ma è più bella questa che il regalo all’interno, anche io ne voglio una! Gli dico così perché lo penso, ma anche per spegnere i brontolii prima che incendino la casetta.
E che ci faresti?
Non lo so, mi piace. 
La mattina dopo, Lo esce con il regalo nella casetta e la casetta dentro al sacco e torna con un cono gelato, che è un altro prodigio: la ciliegia che affonda nella panna, il biscotto infilato nel cioccolato e la fragola che cola e se sollevi la parte gelato dentro c’è un pallone (e che altro potevano regalargli?).
E se fai un giro nella scuola, scopri che l’esercito delle aiutanti ha tirato su caverne preistoriche, capanne asiatiche, castelli del Medioevo. E una mummia in un sarcofago aperto. E che ha cucito tutti i costumi per gli spettacoli teatrali.
Fanno anche le scarpe? No, le scarpe no.
Siccome la maestra è  golosa, di tanto in tanto, le mando una fetta di torta. La corrompo per farle dimenticare il mio scarso talento.  







martedì, dicembre 06, 2005
 

Una gatta con le stelle e gli stivali

Il vicino di destra ha chiamato l’ambulanza, la vicina di sinistra era in ginocchio vicino al marciapiede,  accarezzava la testa al gatto e piangeva, diceva qualcosa che non capivo, credo fosse il nome del gatto, il gatto era nero, sembrava proprio quello della vicina, allora mi sono avvicinata per consolarla, è stata gentile quando  mi sono trasferita qui: mi ha portato un mazzo di rose, poi ogni tanto parlavamo dei nostri gatti, lei gli dava le scatolette dell’euroshopper, io al mio non gliele ho date mai, non mi fido di quella marca: ha i prezzi così bassi, le ho appoggiato una mano sulla spalla, il gatto pareva che dormisse, il corpo non aveva tracce di sangue, il pelo invece era arruffato, poi ho visto la macchia bianca sul petto: era il mio. 


Nel paese dove abito, ogni tanto, ne scompare uno. In quello in cui andrò a vivere, invece, muoiono, schiacciati dalle auto.
A una mia futura vicina, in un anno, ne sono morti tre. I suoi viaggiavano in aereo e avevano il microchip. Così la mattina presto, perché  erano investiti durante la notte, una dieren ambulance si fermava davanti casa e glielo mostravano per l’ultima volta.
Quello che mi ha sempre lasciato perplessa, mi ha raccontato, è che non c’era mai sangue sul corpo e sul muso. Ad agosto ne ho portato su un quarto, ma non lo faccio uscire.
Curioso che il numero delle dieren ambulance che incroci per le strade sia superiore a quello delle ambulanze per le persone. Curioso che il limite di velocità nei paesi sia di trenta chilometri orari. 
Ed è curioso tanto più se penso che ho abitato per qualche anno in una casa a Roma che affacciava su una strada in cui le macchine sfrecciavano a velocità ben superiori, che il mio gatto attraversava, per aspettarmi davanti al negozio del fornaio dove compravo il pane, oh il pane senza segatura, e non gli è mai accaduto nulla. E anche alla numerosa colonia felina ospitata dalle due signorine che abitavano nella stessa via, è sempre andata bene.
Gatti romani e dunque scafati al traffico.
Gatti olandesi e dunque un po’ di coccio come i loro padroni? 
Così m’ interrogo sulla mia.
Che ha un po’ di Norvegia da parte di madre, d’ Olanda da parte di padre (ignoto), di Svezia dalla famiglia in cui è cresciuta fino a tre mesi e d’Italia, accidenti! 
E’ una gatta d’ Europa, insomma, e il coccio dovrebbe essersi un po’ indurito.
A Natale farà un po’ d’allenamento sui terrazzi della capitale, e nel 2006  indosserà gli stivali prima di affrontare la notte.
Stivali da pioggia, naturalmente. 



postato da alice121 ~ 06/12/2005 11:25 ~ commenti (16)
~ roba d olanda




lunedì, dicembre 05, 2005
 

E dopo l’ultima rappresentazione la Thenardier diede una festa.
Una delle ragioni per cui decisi di cambiare scuola ai figli due anni fa, fu perché in quella che frequentavano non si facevano feste. 
Che sono indispensabili quando sei adolescente, piacevoli o noiose quando sei adulto. Alle feste conosci gente, ti diverti e rimorchi.
Credevo che fossero solo questi i tre motivi fondamentali per cui non se può fare a meno e invece ieri sera ne ho aggiunto un quarto. Solo se sei andato a molte feste quando eri adolescente, sai che la parte più emozionante è l’ultima mezz’ora, e per questo ieri notte ho aspettato malgrado fossi stanchissima e bagnata di pioggia.
Quanto al musical e alle tre serate in cui si svolse…
Quando si può considerare riuscito un musical?
Se nessuno stona? Se le voci non sono indifferenti?  E i costumi perfetti?  E le luci illuminano la scena e il viso degli attori e le ricompongono insieme come fosse una fotografia? Se i musicanti non sbagliano il tempo? Se le truccatrici ridisegnano bocche e occhi senza sbavature? Quando il pubblico applaude? Il pubblico avrebbe applaudito comunque perché era di parte e anche chi scrive lo è, quindi anche se dicessi che sembrava uno spettacolo rappresentato da professionisti, sarebbe un’affermazione da prendere così, però una cosa posso scriverla, senza timore di scivolare sulla parzialità.
Che lo sguardo di quei quaranta ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni avrebbe colpito chiunque. Perché era uno sguardo che esprimeva qualcosa del genere: accidenti sto facendo una cosa che mi piace, che mi piace troppo!.
E dietro le quinte (e a quello sguardo) per tre mesi e in platea, durante le rappresentazioni de Les Miserables, c’era un uomo piccolo, con i capelli corti e un brillante sul lobo sinistro, arrabbiatissimo alla prima quando un paio di luci si sono fulminate.
Qui alcune foto. Dove Fran è riconoscibile per il braccio legato al collo.







giovedì, dicembre 01, 2005
 

Un re senza corona ma con la scorta 
Il giorno dopo ti fa male un po’ tutto. A me e a suo padre.
Lui invece si veste, si lava i denti, s’aggiusta con la sua mano sinistra. E l’abilità con cui chattava su messenger ieri sera! E il telefono e il cellulare che non tacevano un attimo.

Poi l’accompagno a scuola.  E le ragazze, le ragazze (ma quante ne conosce?) fanno domande, vogliono sapere, veramente vuoi sapere tutto? Sì, voglio sapere. E dopo sgranano gli occhi, si coprono il viso con le mani,  lo guardano come guardano le ragazze. Attraversiamo la mensa. Su un paio di tavoli ci sono delle torri traballanti tirate su con i cartoni della pizza. Quello che resta della cena dopo la prova generale, dice con un sospiro.
Entriamo nel teatro. Un gruppo di studenti sta allestendo una scena.
Parla con l’insegnante, che è alto come me, i capelli cortissimi, un orecchino che brilla su un lobo.
Alle 11.35 qui. Oggi, per l’anteprima per gli studenti delle medie, puoi indossare un soprabito. Ma domani…Come farai?
Mi aiuterà mio padre, dice lui. Sarà nel camerino con me.
E, forse, domani mattina, quando andremo in ospedale per la medicazione, gli lasceranno il braccio libero, aggiungo io.
Ma sì, certamente! dice Fran.
E comunque anche se sarà legato al collo, va bene lo stesso, conclude l'insegnante.
E l’antibiotico a mezzogiorno! Non ti dimenticare, e...ti accompagno in classe?
Scherzi?
No, non scherzo, cioè, sì, scherzo, e se ne va da solo.
Non ti preoccupare, capito?
No, stai tranquillo.  
Intanto 
suo padre ha recuperato dalla busta della spazzatura lo scottex in cui era avvolta la parte recisa. L’ha recuperato per capire chi dicesse la verità. Lo affermava che fosse un pezzo, io un pezzetto. E verso mezzanotte non ero più certa delle dimensioni. 
E chi aveva ragione?
Tu! I bambini ingigantiscono sempre tutto.
E  quando resto sola,  accendo lo stereo e per la milionesima volta, ascolto questo.






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