ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


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lunedì, ottobre 31, 2005
 

Evacuation drill nel giorno delle zucche.
Pensavamo quando il primo figlio era piccolo,  - con un leggero senso di colpa, molto leggero e ben nascosto, - che era bello scorazzare per la città vuota. Dalle finestre spalancate arrivavano i Noooo e gli ohhhh dei goal, e ci regolavamo su quelli se tornare a casa o meno. 
I figli, i figli sono come i genitori li fanno.
Qualche anno più tardi, precisamente ieri, eravamo su un prato in una giornata d’autunno con 22 gradi, senza quel senso di colpa ma anche senza l'ingenuità e la presunzione di allora. Il prato era quello di un campo di calcio e Emme e io, eravamo lì a tifare per il secondo figlio, che ama il cinema come suo padre. Il primo invece continua a detestare il pallone di cuoio,  proprio come noi, dei film non gliene importa nulla,  ma dei videogames invece sì, ricordi un’altra frase ricorrente: in questa casa mai entrerà una di quelle infernali macchinette…E i punti esclamativi che chiudevano ognuna di queste celebri frasi? 
E la scuola privata assolutamente no, e gli americani no, ah la tolleranza degli olandesi che mito! E di cosa si parla negli ambienti internazionali?
Poi ci furono le esperienze e arrivammo al presente.
E i figli non sono i fiori delle piante, ma altre piante.
Oggi a scuola ci sarà Il party di Halloween,
Halloween ti ricordi? Quando in quell’asilo su una collina di Roma ci fu la prima festa in cui bisognava mascherarsi da streghe e da mostri, e tu non eri mica  contenta, già, già: è vero.
Mi rendo conto che il post è un po’ confuso, ma  da queste parti splendeva il sole tra le 12 e le 13, e allora se il sole splendeva,  io mi confondevo, perché pensavo che sarebbe stato proprio in quel momento, 31 ottobre tra le 12 e le 13, l’evacuazione della scuola per la simulazione di un bombardamento.
Ma a che serve? Mica c’è il rischio che ci bombardino, vero mamma? Mi chiedeva qualcuno prima di uscire stamattina. 



postato da alice121 ~ 31/10/2005 14:58 ~ commenti (7)
~ pensierini




venerdì, ottobre 28, 2005
 

E’ stata la risata, credo, che ha evitato la guerra. 
Sono nervosa, di quel nervosismo leggero che mi fa ridere senza ragione.
Stiamo andando Lo e io al liceo che c’è vicino alla chiesa, quella che ha il gallo d’ottone in cima al campanile, stiamo andando lì perché c’è la prima lezione d’italiano.
Finalmente dopo lunghe ricerche, sono approdata a lei: una maestra vera,  che vive in Olanda da vent’anni, che ha un metodo tradizionale, che dà un sacco di compiti.
Cammino sul marciapiede, concentrandomi sulla poltiglia di foglie rosse e gialle, attenta a non calpestarle, con lo scopo di non ridere più.
Lo mi precede di qualche metro e, ogni tanto, si gira a guardarmi. Stai ridendo, mi dice. Ti ho sentita. 
Ma no, no. Cioè sì, ma perché stavo per cadere. 
Prima dell’estate l’insegnante mi telefonò e mi disse: ho inserito suo figlio in questo giorno, però è una classe di cinque bambine, pensa che sia un problema per lui? 
Assolutamente no. Risposi. E dentro di me esultavo: finalmente posso contare su qualcuno che c’è, che non se ne va, che fa questo lavoro perché è il suo lavoro e non un ripiego, finalmente posso smettere di fare la maestra! 
Pensavo solo a questo: al sollievo di non dovermi più arrampicare in spiegazioni dove si usa l’acca e dove invece no.
Poi all’inizio di ottobre incontro una delle madri delle cinque. Una sera, a una festa sfarzosa in cui gli emigranti quasi di lusso si osservano furtivi nei loro vestiti eleganti o simil-eleganti, mangiano a bocconi piccoli storcendo il naso, parlano ad alta voce per sopraffare il caos intorno, generato dalla musica ma anche dagli altri che urlano,  e io non sono da meno, anche se non mangio, parlo poco, ma mi metto un vestito che mai avrei pensato.
Comunque una di queste madri, mi dice: ah ma tu sei Alice! La mamma di Lo. Non sai quanto siamo contente che ci sarà un maschio tra tutte quelle femmine! Sorrido, sorrido quasi sempre quando mi dicono qualcosa, ecco un altro cambiamento, e rispondo: eh sì, però per piacere, se incontri mio figlio, non fare riferimento a questo aspetto. Invece qualcosa vola alle orecchie di Lo, perché più volte, mi chiede: ma per caso al corso d’italiano, ci sono solo bambine? Perché se è così, io non ci vado! Io con delle stupide femmine, non ci sto.
Non so nulla, io. Come faccio a sapere chi c’è o non c’è? 
Che fortuna! Dice Fran. Capitasse a me. Be’ non dice che fortuna, dice un’altra parola, comunque di significato simile.  
Io avrò una ragazza a quattordici anni, non adesso. Adesso non m’interessa. Quelle orribili bambine con i capelli che sembrano bianchi... 
Oh ma vai a un corso, mica ad un incontro galante! dico io. 
Ecco il motivo di questo nervosismo leggero quando cammino nel viale. Perché so che sta per iniziare una battaglia, una battaglia che si concluderà con lui che andrà al corso d’italiano, ma prima…prima ci saranno discussioni infinite. Arriviamo davanti all’aula 216 e ancora non c’è nessuno. Poi si sentono dei passi che salgono le scale e appaiono nel corridoio, prima tre ragazzine e poco dopo le altre due.
Lo sapevo, sussurra lui. Lo sapevo. 
A me verrebbe da dire: be’ non hanno i capelli così biondi da sembrare bianchi ma non dico nulla, rido  ancora, invece. Vorrei essere impassibile, ma non ci riesco.
E succede che si mette a ridere anche Lo, ridiamo insieme davanti alla porta dell’aula 216. E anche una delle cinque ride. Le altre quattro restano serie, ma lei ride della stessa nostra risata, che non s'arresta. 
E alla fine della lezione, quando escono, le cinque saltellando davanti, Lo che cammina dietro al fianco della maestra, una delle madri dice: finalmente è arrivato un bel maschio nel pollaio.
Una frase terribile, che segna un enorme vantaggio a suo favore prima che la battaglia sia cominciata. E, invece, inspiegabilmente mentre torniamo a casa, dice: l’insegnante è simpatica. Anche se mi ha riempito di compiti. Le bambine invece sono sceme e brutte.

Be’, non mi pare. Ormai mi sento tranquilla. Federica non mi pare brutta. 
Chi quella magra, con i jeans e la felpa blu, i capelli lunghi neri e gli occhi verdi? Quella che rideva? 
Eh sì, quella. 
Si chiama Ludovica, non Federica. Ed è brutta anche lei. 







giovedì, ottobre 27, 2005
 

Oltre il filo spinato.
A Schiphol stanotte. (Cliccare su televideo)



postato da alice121 ~ 27/10/2005 10:11 ~ commenti (5)
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mercoledì, ottobre 26, 2005
 

Dove si dimostra che lo spirito creativo  fa ingrassare.

Si sciolse nel burro della besciamella che ricopriva alcuni strati di lasagne, assunse un colore dorato sui fili di pasta frolla della crostata di pesche, si gonfiò insieme alle verdure e si trasformò in un soufflè.

Poi è uscito attraverso l’inferriata della veranda. E ha colpito una coppia di studenti che assorbiva il sole sui tetti piatti.

E pazienza, allora.
Si scrive domani e stasera si mangia.



postato da alice121 ~ 26/10/2005 11:44 ~ commenti (7)
~ pensierini




martedì, ottobre 25, 2005
 

Il difficile compito del volontario. 
Tina è una donna tra i 25 e i 30 anni con problemi psichici che incontro alla fermata del bus. Io e lei non possiamo parlarci: lei conosce solo l’olandese e io, io l’italiano. Anche se penso di essere uno di quei pochi casi  che  pur vivendo in un luogo internazionale, invece di migliorare nell’inglese e nell’olandese, non solo non fa progressi, ma si scorda anche la sua lingua d’origine, dicendo per esempio:fa freddo, mi sa che metto un un…jumper. Leggere e scrivere diventa il modo con cui mi difendo dallo smarrimento delle parole.
Pensavo che Tina frequentasse una scuola. Alla fermata ci sono anche persone con la sindrome di down che aspettano l'autobus. Poi qualche mese fa, ho scoperto che non vanno a una scuola, ma a un centro sociale dove cucinano e mangiano insieme e fanno attività di vario tipo.
Me lo ha raccontato una mia amica che fa la volontaria in questo posto. A dire il vero ci sarei dovuta andare pure io, ma poi non me la sono sentita per una serie di ragioni. Anzi per una. Quella che devi mantenere sempre una certa distanza con la persona che segui. Non devi raccontarle della tua vita privata, non devi dirle dove abiti, cosa fai quando non sei con lei, se hai un fidanzato o dei figli. Devi darle notizie molto generali, insomma. Riflettere bene prima di dirle: anche io ho un gatto. 
Ieri ho assistito alla seguente scena.
Arrivano due ragazze. Tra i 20 e i 25. Non le descrivo. Dirò invece che erano come gli italiani immaginano le ragazze olandesi. Chiacchierano, ridono. Arriva Tina. Di solito mi saluta e si viene a sedere vicino a me. A volte mi dice qualcosa. Se sono in compagnia, s’innervosisce. Se quel qualcuno mi parla, comincia a borbottare e a sbuffare. La soluzione che ho adottato è quella di avvisare chi sta con me di fingere di non conoscermi. Comunque dicevo delle due ragazze. Ieri Tina non mi saluta, nemmeno mi vede. Si dirige da loro. Comincia a parlargli, dal tono che usa si capisce che le conosce bene. E’ evidente che le due sono volontarie del
centro. Loro interrompono la conversazione e le dicono: ok, ok. Un ok che significa: i nostri rapporti sono terminati quando abbiamo varcato la porta del centro. E’ la prima regola che c’insegnano questa, quando decidiamo di fare volontariato. E’ la prima regola che insegnano anche a quelli che richiedono un aiuto. Tina lo sa. Comunque mette su una faccia disperata e va a incastrarsi nell’angolo della pensilina. 
Io, al loro posto, avrei combinato un pasticcio. 



postato da alice121 ~ 25/10/2005 12:11 ~ commenti (13)
~ roba d olanda




lunedì, ottobre 24, 2005
 

S'ode un sibilo nella notte
C’è un gatto che s’aggira su questi tetti piatti, che nell’oscurità sembra una pecora in miniatura.
Alla luce, invece, è assai inquietante perché pare un felino egizio: muso e  collo lunghi, e per occhi due bottoni gialli, che non c'entrano con il suo aspetto, come se qualcuno li avesse cuciti nelle orbite a caso.
Ci sono altri gatti che circolano e tutti convivono pacificamente con la mia.  Tranne lui che più volte l’ha aggredita costringendomi a portarla dal veterinario o staccandole chili di pelo.
Come? A morsi, credo. 
Così ho deciso di non farla più uscire di sera. Però ieri è sgusciata fuori da una finestra dimenticata aperta e lui l’ha inchiodata sopra un albero, un albero che sbuca oltre i tetti.
La pavimentazione era ricoperta da foglie e pozze d’acqua e non avevamo una torcia.
Siamo usciti Fran, Lo e io per una missione impossibile di salvataggio gatta. Sui  tetti piatti è pericoloso camminare di notte perché non c’è una staccionata che indica dove comincia il vuoto.
Vado io! Ha detto Fran risoluto. Con la luce delle finestre si vede bene.
Te lo  proibisco!
Non puoi trattarmi come un bambino, so quello che sto facendo.
E sono stata zitta, forse perché ho riconosciuto che aveva ragione o che non mi avrebbe dato retta.
Però con Lo, ho ancora il potere dell'autorità.
Tu non ti muovere, capito?
No, va bene, sto qui, ha risposto troppo remissivo, anzi vado un attimo dentro che…ed è scomparso in casa. 
Passa qualche minuto, i nostri occhi si abituano all’oscurità, Fran avanza verso il mostro bianco che si sposta con flemma, in circolo, ma non arretra. Lui batte le mani, i piedi.
E ora che faccio? Non se ne va.
Si avvicina ancora, il gatto cammina un po’ e si riassesta di nuovo sotto l’albero.
Sembra non esserci una soluzione. Inoltre ricomincia a piovere.
Ritorna, gli urlo. Ritorna che la gatta se la caverà da sola. Se la cava sempre, alla fine. 
Non possiamo abbandonarla così. Dice Lo alle mie spalle.
E sento un sibilo e subito dopo vedo (o intuisco) la pecora bianca che schizza nella notte talmente veloce da sembrare la coda di una cometa.  
Mi giro. Lo ha una fionda. Tende l’elastico ancora, lancia, altro fischio che taglia l’aria, segue un frastuono in un punto lontano. 
Ma? Ma basta! dico.
Fran rientra nel nostro tetto. Sei stato tu a colpirlo! Accidenti: complimenti! Che mira! Ma cosa gli hai tirato? 
Hai presente la mia collezione di pietre che tengo nella bacheca? Ne ho prese alcune che avevo trovato al mare, quest’estate. 
Fran continua a lodarlo, io a perdermi nei ma, e lui ha un’aria, ha un’aria, come la spiego? Ah sì, un’aria simile a quella di un cowboy quando soffia sulla pistola.  







venerdì, ottobre 21, 2005
 

Un paio di desideri sulla strada del ritorno
Quando passo da uno Stato all’altro e vedo il cartello blu con le stelle d’oro, mi emoziono sempre un po’. Ed e’ incredibile come cambia il paesaggio. Ieri pomeriggio tre Paesi in cinque ore. Un’ora in piu’ rispetto all’andata perche’ era giovedi' e non domenica e le strade d’Europa sono le strade dei camion. E i camionisti affollavano gli autogrill con le magliette sgualcite e le barbe lunghe. 
E le differenze nei cessi.
Sulle strade francesi sono gratuiti, con i dispenser che dispensano sapone e acqua di colonia, su quelle belghe sono a pagamento con un tavolino dietro cui e’ seduta una signora in camice celeste e ciabatte e devi lasciare tra i 30 e 50 centesimi in un piattino e su quelle olandesi non ci sono, e a te scappa la pipi’? Stringi i denti e fortificati nella sofferenza. Cosi’ mentre mancavano ancora 50 chilometri a Rotterdam, esprimevo desideri. Piccoli desideri, perche’ il raffreddore m’impediva di volare alto. A saperlo prima che i desideri si sarebbero realizzati, ci avrei pensato meglio. Comunque il primo era: vorrei una tavola apparecchiata e un piatto di pastasciutta fumante oppure una pizza, anzi tante pizze. E poi basta con queste partenze, per un po’ voglio stare tranquilla, senza programmi, senza ricerche, senza. 
E…  tac! Verso la soddisfazione del primo e un’amica che s’annoiava aveva preparato pizze, troppe pizze per due persone sole. E se le mangiavamo con loro? Eravamo troppo stanchi per una deviazione? Ma non so, ho il raffreddore e anche un po’ di febbre, pero’ la pizza c’e’ ed un peccato, ah ma per il raffreddore ho un metodo infallibile. Lo uccidiamo con lo champagne, metto nel congelatore una bottiglia, cosi’ facciamo un brindisi al tuo libro,  scommetto che non l’hai ancora fatto, eh?, e al raffreddore non ci pensi piu’. E  si preparava anche la strada per il secondo desiderio, che la febbre era scappata con le bollicine e il raffreddore certo non m’avrebbe tenuto ferma,  e rientrando verso le 11, mollando le valigie nel corridoio buio, inciampavo poco dopo in una di queste, nello specifico proprio la mia, mantenevo in un modo che non saprei spiegare un equilibrio precario, e a farne spese era la caviglia, ed eccomi accontentata: finalmente ho quel tempo che avevo desiderato.  



postato da alice121 ~ 21/10/2005 12:37 ~ commenti (10)
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giovedì, ottobre 20, 2005
 
Dentro al cortile
Pensavo che appese al filo ci  fossero agli e cipolle rosse e invece sono fette di grasso e carne essiccata. Oltre quella finestra ci vive una vecchia con un fazzoletto corsaro in testa. Suo marito e' gentile e ci saluta, ma lei ci guarda con sospetto. Alla finestra a fianco vivono ragazze che lavano la biancheria a tema, l'ho sempre lavata per colore io, i chiari separati dagli scuri, loro invece, le tre ragazze intendo , hanno avuto il giorno delle calze, il giorno dei reggiseni e stamattina quello delle mutandine.
E poi...
E poi per chi sta a Bologna, alle 21, c'e' la presentazione dei....indovinate un po'?


postato da alice121 ~ 20/10/2005 12:43 ~ commenti (9)
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lunedì, ottobre 17, 2005
 
Da una weg a una rue
Le scuole sono chiuse per la vacanza d'autunno e ieri in 4 ore di strade vuote abbiamo raggiunto un piccolo appartamento di un amico che non c'e' quasi mai.
Il condominio ha le porte turchersi, e' tutto di legno e c'e' odore di frittata, anzi di omelette. E scricchiola tutto.
Lui, l'amico, prima abitava in un altro posto, poi si e' trasferito qui perche' non vuole piu' prendere la metro per andare a lavoro. Rispetto all'altro questo ha la macchina del gas che funziona e un futon, cosi' i ragazzi non dormono per terra, che poi gli fa pure bene secondo me , ma sul futon appunto.
E poi la torre Eiffel. Nell'altro si vedeva dalla finestra del cucinino, qui dal soggiorno -cameraletto- ingresso.
Al centro Pompidou puoi usare internet senza pagare, che non e' male.
Ora vado a mangiare un panino davanti alla mia fontana preferita, quella che ha i pupazzi che sembrano di cartapesta che a certe ore buttano acqua. Vado e prima o poi torno.






venerdì, ottobre 14, 2005
 

Tante parole e un'unica immagine

Abbiamo giocato a pallone!
Li’, in quel prato enorme che sembra un campo di calcio. Non so quanto, ma tanto.
E abbiamo fatto gli scherzi telefonici D. e io, quando sua madre e’ uscita per la spesa. E a cena abbiamo mangiato sushi. 27 pezzi ne ho mangiati! Be’, non saranno stati proprio ventisette. Poi ho visto Fran all’uscita di scuola, il primo giorno. Lui era gia’ sulla pista ciclabile, sulla bicicletta della madre di G., con G. appunto, ha rallentato e mi ha gridato: ehi tutto bene?
Si’, gli ho detto.
Ma aveva gia' accelerato e mi sa che non ha sentito.
Poi avevate detto che mi richiamate ancora, prima che andassi a dormire. E invece no. Allora ho telefonato io, ma non rispondevate. Forse c’era chiasso e non sentivate, pero’ eravate cosi’ lontani. Cosi’ lontani. Chissa’ quanti giorni ci vogliono per fare tutta quella strada a piedi. Con l’aereo quanto e’ durato il viaggio? Un’ora e mezza... Un’ora e mezza nel cielo, ma  se cammini sulla terra? Non arrivi mai. Magari un giorno inventano il teletrasporto e in un secondo vai ovunque. Ma c’erano bambini? No, eh? Pero’ se c’era il teletrasporto potevo venire un attimo, dare una sbirciatina e tornare nel mio letto. E voi anche se eravate distanti, non eravate poi cosi’ lontani.

Stamattina ero dall’amica da cui Lo ha dormito mentre ero via, abbiamo bevuto  caffe’, chiacchierato un po’ e quando stavo per tornare a casa, lei mi ha detto: gli ho fatto un ritratto mentre era qui, non e’ ancora finito, vuoi vederlo? 
Un ritratto a matita. Ed eccolo li’ con i capelli che gli sfiorano le spalle, molto scapellato come diceva quando era piccolo, che guarda perplesso qualcosa davanti a lui. 
Mentre disegnavo era tranquillo.
Parlavamo. Hai nostalgia dei tuoi genitori? Gli ho domandato.
Ha alzato le spalle. Papa’ ogni tanto parte, mamma invece no. Ma tornano presto, e io nemmeno me ne accorgo che sono andati via. 







giovedì, ottobre 13, 2005
 

Faccio cose, vedo gente 
Di ritorno da Milano, da Rotterdam, dall’Aja, dalla scuola che e' in un altro paese ancora. Da Milano stanotte, dove ho passato ore  indimenticabili per tante ragioni, e magari mi piacerebbe scriverne anche di come e’ stata la festa, ma tutto e’ corso cosi’ veloce che non saprei proprio da dove cominciare.
Percio’ scrivo solo un grazie a quelli che c'erano, che mi hanno telefonato o mandato messaggi.
Ho tentato di raccontarla a Chris mentre percorrevamo i ponti di Rotterdam, ma non so quanto abbia capito.
E poi a scuola verso le 3, per fortuna che ho scritto un libro e non ho camminato, che so, su un cornicione, - ci hai fatto  camminare qualcun altro su un cornicione,  ti ricordi?- perche’ tutti sapevano tutto, come sempre accade da queste parti. E allora a chi mi fermava, mollavo il segnalibro dell’Untitled. Tanto capiscono solo una parola, pensavo. E invece ben tre persone, hanno detto: provo a tradurre! E hanno tradotto. 
E dovro’  riflettere bene prima di scrivere qualcosa perche’ questo blog non e’ piu’ cosi' segreto. 
Ed eccomi qui di nuovo a casa, si ricomincia o si continua?
Magari si dorme?



postato da alice121 ~ 13/10/2005 16:46 ~ commenti (14)
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lunedì, ottobre 10, 2005
 
Partenze, sveglie e scomparse

Sperando che Fran e Lo se la cavino con le sveglie, la colazione e il bus,

E malgrado le scarpe dacuinoncado siano  sparite,

Se non ho combinato qualche pasticcio quando ho acquistato i biglietti aerei on line,

domani poco dopo l'alba prendero' il volo e alle 8 di sera saro' qui.  




postato da alice121 ~ 10/10/2005 14:14 ~ commenti (11)
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Margini



postato da alice121 ~ 10/10/2005 10:09 ~ commenti (5)
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venerdì, ottobre 07, 2005
 
E’ perche’ non lo conoscono l’Estero.
Sono venuti a prendere il piano.
La passione di Fran per Chopin si e’ conclusa prima che imparasse a suonarlo. Sono I Miserabili che l’hanno conquistato adesso, cinque giorni di prove dopo la scuola. Lui fa l’attore e io la tassista dell’attore. 
Quattro giganti si affollano al piano inferiore.
E’ solo uno che sale.
Van B. non mi aveva detto che c'erano le scale. Paghi tu la differenza? Sono 100 euro.
Io? Io li ho gia’ pagati l’anno scorso, in anticipo, proprio a Van B.
Ah. Un momento che verifico.
E’ tutto chiaro, adesso. Ma...ma noi gia’ ci siamo gia’ incontrati!
No, non mi pare.
Si’, alcuni anni fa.
Mi dispiace, ma non ricordo.
Ma si’.
Avanza nel corridoio verso il soggiorno.
Scusa, ma…
Eccola!
Indica la credenza di legno.
L’ho montata io! E poi c’era anche un divano, ma non era questo!
Si’ in effetti l’abbiamo sostituito.
E i libri. Lo sai quanto pesano gli scatoloni di libri?
Si’.
Ti ricordi, allora?
No. Scusa, tra poco devo uscire e…
Ecco. Lo specchio! Lo specchio ancora incartato nella plastica, con l’adesivo della mia ditta. Questa e’ la prova. Si slaccia il giubbotto, mi mostra l’etichetta sulla maglietta che ha la stessa sigla dell’adesivo. Un altro Van. Mi ricordo tutto io. Oh ma avete un gatto.
Si’ da un anno.
Infatti. Mi sembrava che non ci fosse. E’ maschio o femmina?
E’ femmina. Il piano lo porti giu’ da solo o ti aiutano i colleghi?
Io non sollevo piu’ nulla da due anni. Do istruzioni agli altri come portare i carichi, adesso. Ho avuto una promozione.
Comunque faro’ un altro trasloco a dicembre. Mi sfugge scioccamente.
Allora ci rivedremo ancora. Torni in Italia?
No, no, vado a…Senti devo proprio andare.
Dalla sua tasca s’ode una suoneria.
Mi dispiace, ma sono in pausa, adesso. Preferisci che torniamo domani o aspetti un’ora?
Io non posso…
Domani, allora. Per certe cose ci vuole tempo. E portare giu’ un piano, non e’ uno scherzo. E Van B. non mi aveva avvisato e…

E mi ricordo di un certo D. a Roma che con l'aiuto di suo padre ci imballo'  vestiti e stoviglie e specchi. D. sembrava uno studente e incrociandolo per la strada non avresti  immaginato che fosse uno in grado di caricarsi sulla schiena un divano a tre posti.
Vedrai come sono gli olandesi: cinque minuti di lavoro e trenta di riposo. Vedrai. E gli scatoloni che  arrivano dall’Olanda sono pieni a meta’. E li sollevano come pesassero una tonnellata. Vedrai che voglia di lavorare che hanno. E poi dicono di noi. Quelli dell’estero sono sempre i migliori!
E’ perche’ non vedono.
Perche’ non lo conoscono l’Estero. 


postato da alice121 ~ 07/10/2005 10:59 ~ commenti (11)
~ roba d olanda




mercoledì, ottobre 05, 2005
 

Conversazioni 1, 2, 3
Conversazione n.1
al telefono, con un'insegnante d'italiano, un pomeriggio. 
Pronto? Sono la mamma di Fran.
Pronto, si’
Non ho trovato nessun libro della lista su Ibs. Un mio amico mi aveva detto che ci comprava  testi introvabili, che lo aiutavano nella sua  ricerca sulle origini degli etruschi e volevo ordinare  i libri che mi mancano di Tobias Woolff, e…Pero’ vado a Milano l’11 ottobre, e allora posso prenderli li’. Se hai qualche suggerimento dove…
Oh e perche’ vai a Milano. 
Per…Che faccio glielo dico? Non faro’ la figura della vanitosa? Per la presentazione di un libro. Se non aggiungo altro, mi prende per un’idiota, una non va a Milano solo per…Ho scritto un libro. 
Un libro, sul serio? 
S- si’. 
E di che tratta? Di favole per bambini? 
Oddio lo sapevo…No.
Racconti per ragazzi? 
Nemmeno. 
Un silenzio imbarazzato.
Racconti per adulti! 
Ah. 
Oddio mi ha frainteso…Sono racconti normali, voglio dire di narrativa.
Ah. E con quale casa editrice? Einaudi, Feltrinelli….
Riesco finalmente a insinuarmi tra le titolate e a interromperla. E’ una casa editrice nata su internet, fondata da alcune persone che scrivono su dei siti e...dei Bloggers insomma.
Ah. Da una chat, quindi?

No. Non e' una chat, comunque c’e’ questa cosa a Milano, dove sara’ proiettato un video e…
Un video?? 
Dove posso trovare quei libri della lista? 
 
C
onversazione n.2 Davanti alla scuola, verso le 7 di sera. Incontro un tipo di Milano che non ha problemi di pelle, non segue religioni particolari e io non ho mangiato aringhe con la cipolla, non le avevo mangiate neanche domenica, comunque. Ci  stringiamo la mano, scambiamo baci, senza difficolta’. 
Come ti va??? Che fai di bello? 
Glielo dico? Ma poi? Pero’ e’ uno che legge un sacco, si’ glielo dico. 
Ho scritto un libro, che e’ uscito proprio in questi giorni. 
Brava! Brava brava e brava! Complimenti! 
Ehm, grazie. Arrossendo leggermente, e gonfiandomi un pochino. Ho fatto bene a… 
Con che casa editrice? 
Con l’Untitled. 
Ahhhhh. 
Ma no aspetta…

Conversazione n.3  a una festa sabato sera, con una brasiliana di fronte al lavello della cucina.
Ho visto che hai regalato due libri a P. Un po’ d’italiano lo capisco. Ho avuto un fidanzato di Siena qualche anno fa. Sospira. Ma uno per caso e’ tuo? 
Domanda che mi viene fatta mentre sto bevendo una pinta d’acqua (e ti credo dopo 7 fette di soppressata e 3 polpette di ceci). 
Si’, si’ e’ mio. Ora mi dileguo.
E come hai fatto a pubblicarlo vivendo qui, cioe’ intendo… 
Attraverso internet, avanzando lentamente verso il soggiorno, verso la musica. Lei si sposta di un passo, impedendomi di proseguire. 
Sospiro. Ho un sito dove…
Dopo circa 3 minuti di parole: 
Ah! Ma hai un blog! 
S-si’ .
Potevi dirlo prima!



postato da alice121 ~ 05/10/2005 10:39 ~ commenti (15)
~ roba d olanda




martedì, ottobre 04, 2005
 

Prima di Natale, di sicuro

La mattina e’ cominciata presto, cioè le mie mattine iniziano sempre molto presto, ma presto avevo degli appuntamenti. A una che mi offriva un buon caffè, ho regalato una copia del mio libro, poi da lì ho percorso pochi metri e m’aspettava Chris. Un’ora con l’una, un’ora con l’altro, 120 minuti con due che portano la tranquillità in tasca. Che poi riflettevo quando tornavo, le persone di qui con cui stringo amicizia, ho delle affinità, sono sempre quelle che non sono italiane, però lo parlano. Be’ Chris, che e’ olandese,  se non deve fare un discorso troppo complicato o lungo, s’esprime con un misto tra spagnolo e italiano, e viene fuori un linguaggio un po’ comico, un po’ romantico. E immagino che ci sia una ragione per cui m’intrattengo sempre con questo tipo di persone, forse perché non sono rigide, ma nemmeno nervose, perché hanno il sentimento del Sud e la razionalità del Nord.
E mentre ragionavo su questo, sono arrivata a casa, mi sono diretta all’agenzia immobiliare a cui pago l’affitto, in quattro anni  
quante cose sono cambiate lì dentro, la ragazza con la treccia bionda che si sedeva sulla panchina sul tetto piatto adiacente al mio, prima in compagnia e poi da sola a bere il caffè non c’e’ più, e anche il suo uomo, poi il suo ex uomo se ne e’ andato, sono rimaste solo le donne, due dell’inizio a cui si sono aggiunte altre due più giovani. E sono entrata, ed erano lì tutte e quattro a bere roba fumante, - ci sono tante pause fumanti in terra d’Olanda, e’ il segreto per tener lontano lo stress, - quattro donne vestite da uomini, una, quella più anziana anche con la cravatta. In questi quattro anni c’e’ stata una rivoluzione nell’abbigliamento di questo ufficio, e alla ragazza con la treccia devono aver detto: o tagli la treccia o sei fuori!.
Comunque quando
sono entrata, hanno scostato la tazza dalla bocca, l’anziana ha dato un’occhiata alla più giovane che si e’ avvicinata al bancone.
Io me ne vado, ho detto. Penso alla fine di novembre o forse a dicembre, di sicuro prima di Natale.
Ha alzato le spalle in un gesto impercettibile, ha lanciato uno sguardo a quella con la cravatta,  ha risposto: scrivimi  una lettera, come se dicesse: machisseneimporta. 
U
n po’ mi mancheranno le finestre del soggiorno da cui guardo la piazza in cui accadono le cose, e anche l’appartamento di fronte dove adesso vive una ragazza che ha l’abitudine di non tirare mai le tende quando si spoglia, ma la vedo solo io dalla  mia posizione a tavola, e quasi quasi se l’incontro glielo dico che me ne vado, e mi mancherà anche quell’omaccio che vende cosce di pollo e patatine fritte e che esce con la scopa, se qualcuno importuna il suo gabbiano.
E se provo questo, be’ allora significa che questi anni non sono passati invano. 



postato da alice121 ~ 04/10/2005 13:24 ~ commenti (14)
~ roba d olanda




lunedì, ottobre 03, 2005
 

A Leiden fino al 3 ottobre si festeggia la liberazione della citta’ dagli spagnoli. Festeggiano, si ubriacano e rientrando all’alba lasciano i segni
Domenica verso le 15, in vestito a fiori e stivali infangati, con una sottile giacchetta che portera’ verso una febbre della sera, sul ciglio di una strada adiacente a un campo di calcio. Pronto?
Pronto? Dopo 6, 7 squilli. Pronto tra le dune, in bicicletta, pronto con voce allegra, un'altra coppia di voci in sottofondo e leggera brezza. Siamo arrivati al mare! E’ bellissimo, veramente. Ora andiamo a berci qualcosa e…come va li’?
Eh, sto qui, sulla strada, a fumare.
Tutto bene?
Be’ si’, cioè non proprio.
Ah! E perche’?
Sollevamento di pozzanghera, causato da una super jeep, di cui riesco a evitare gli schizzi. Mi e’ capitato un fatto increscioso e ho da darti una notizia cosi’ cosi’ e una migliore.
Aumento del vento e leggero frastuono. Poi: ecco, mi sono fermato. Lo si e’ fatto male?
No, no. E’ li’ che corre sotto la pioggia.
Ah qui non piove, qui e’ bellissimo… il mare…
Si’. Ti ricordi V.? il padre del migliore amico di Lo?
Eh si’. Quelli che si sono trasferiti a New York ad agosto, mi ricordo eccome di quel ..tipo.
E’ qui, invece. Non sono piu’ partiti. Sono in squadra insieme. Lo si stava infilando le scarpe da calcio, quando sono arrivati. Erano contentissimi, dovevi vederli! Anche io ero contenta. Cosi’ ho detto: che bellezza, non me l’aspettavo. Gli ho teso la mano a V. e mi sono avvicinata per baciarlo.
Dall’altra parte con voce divertita: e come ha reagito?
Mentre mi avvicinavo al viso, lui, con la mano libera, mi ha bloccato il braccio in modo che rimanessimo a una distanza di 30 centimetri e io ho baciato l’aria.
Silenzio per qualche attimo, poi una risata scrosciante seguita da traduzione per i suoi compagni di bici.
E mentre gli chiedevo come mai non fossero più partiti, ha visto qualcuno che conosceva e se ne andato senza rispondere, senza salutare.
Altra risata, con traduzione simultanea.
Senti, qui hanno delle spiegazioni che lo giustificano. Uno dice che segue una religione particolare, un altro suggerisce che forse ha una malattia della pelle…In effetti con quelle chiazze rosse…Io conoscendolo…ah ah. Non mi stupisce affatto. Parla ancora ai suoi amici. No, ma che mussulmano. E’ di Lecco. A me: nel panino che hai mangiato a pranzo, hai messo della cipolla, per caso? Perche’ potrebbe…
Io, mentre cerco di pulirmi gli stivali su una radice di un albero:Senti sta piovendo e non mi sto divertendo affatto.
Adesso vado a bermi un caffe’, pero’ devo dirti ancora un paio di cosette. Una non proprio bella.
Sarebbe?
Sarebbe che quando ho preso la tua macchina, ho trovato lo specchietto esterno fracassato. E la fiancata rigata.
Silenzio. Non traduce e non ride. Seguono delle parole che non riporterò.
Poi la notizia migliore: che non l’hanno fatto solo alla tua macchina, ma anche a tutte le altre della strada.
Ancora silenzio.
A tutte tranne che alla mia. Pensa che strano. Be’ non dici nulla?
E che devo dirti?
Ah, ah. Vedi che a girare su dei catorci a volte conviene. Ah ah. Non traduci più?
Non fare la spiritosa, sai quanto mi costerà rimetterla a posto?
Mal comune…E poteva andare peggio, no? Potevano rigare anche la mia, no? Sono stata l’unica nella strada che…come quella volta che rubarono tutte le biciclette, tranne la mia. Ti ricordi? Si tratto’ di fortuna, secondo te?
No.
Vado a bermi qualcosa di caldo. Vedi il lato positivo, dai! E poi puoi dirti integrato con l’auto segnata come le altre e lo specchietto distrutto, io invece.
...



postato da alice121 ~ 03/10/2005 10:24 ~ commenti (9)
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