ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

@ Mail

Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


~ Prima leggi qui



mercoledì, giugno 29, 2005
 

Calcoli e matrimoni
Oggi a Roma era festa. (Bene).
Oggi ero invitata a un matrimonio (Malino)
Il matrimonio era fuori Roma con cerimonia mattutina e pranzo in un luogo bello sì, ma si mangiava all’interno senza aria condizionata (molto male).
Gli antipasti costituivano il pezzo forte ma sono stata sopraffatta e stupita da come quelle scricchiolanti vecchiettine, leggiadre signorine e omacci in camicia sudata mantenessero le posizioni davanti ai tavoli e non ho assaggiato quasi nulla(alla fine è stato un bene)
C’era una piscina limpidissima in cui non c’era una foglia e nemmeno un moscerino. (Benissimo)
Non si poteva fare il bagno (orribile).
A me e i miei figli ci hanno assegnato il tavolo in compagnia di una coppia d’inglesi e di due donne Thai (malino).
C’era una delle leggiadre signorine del buffet degli antipasti che ha sfoderato un inglese inarrestabile (benissimo).
A me invece non ha rivolto la parola pur essendo a contatto di gomito (molto bene.
Ho potuto così chiacchierare amabilmente con una ragazza sui venti, anche lei  rimasta a secco d’antipasti (bene).
Mi hanno chiesto: cosa fai in Olanda? (neutro)
Ho risposto: scrivo. (malino)
Mi hanno domandato ancora: in olandese o in inglese (terribile).
Ma se rispondevo alla domanda n1: cucino, stiro, lavo e mi occupo dei ragazzi, allora avrebbero aggiunto (con i suddetti ragazzi presenti): ma in casa parlate olandese o inglese?
E sarebbe stato orrendo.
Secondo i miei calcoli per prossimi matrimoni a cui non dovrò assolutamente mancare, dovranno passare almeno 10 anni. (Stupendo)



postato da alice121 ~ 29/06/2005 23:34 ~ commenti (6)
~ fatti italiani




lunedì, giugno 27, 2005
 

Panarea e dintorni
Sono stata sull’isola più fighetta delle Eolie. Pronunciata con la g e non con la c. E’ una g motivata. I milanesi e i romani che vanno in vacanza a Panarea parlano in italiano  senza accento e dicono tutti fighetta con la g. Anche sui libri i traduttori usano la g al posto della c.
Si parte di venerdì per partecipare alla caccia al tesoro il sabato mattina. Le notti  si passano al Raya, che ha anche un negozio con le magliette le camicie e un sacco di altre cose. Il Raya, mi ha spiegato un informatore dell’isola, è il posto più figo delle Eolie. Non si può dire di essere stati a Panarea se non si è stati lì dopo mezzanotte e non si è visto almeno una volta la luna rossa.
Poi, con gli occhi gonfi, si affittano le barche e si parte. La partenza è caotica e un paio di barche si scontrano tra loro. Sembrava Monza, che vi siete persi, dice l’informatore.
Alle 3, sulla spiaggia, i fighetti recuperano energie. E parlano dei gemelli. I gemelli hanno due anni e sono figli di un loro amico separato che al momento è assente. E pare che abbia l’abitudine di mollarli ai presenti. Sono tutti molto arrabbiati. Uno più di tutti. Ad un certo punto si alza sul lettino, punta l'indice verso il mare, perde il suo italiano perfetto e dice: se me li porta, li sbatto al nido anche la domenica!
Stromboli
A parte il fine settimana,  Panarea è quasi deserta. I locali però sono aperti. I turisti sono  inglesi e francesi. I tedeschi vanno tutti a Stromboli invece a scalare il vulcano. Stromboli è bella, malmessa e sgretolata, però bella. Ma andare a Stromboli non si poteva. Mancava una cosa fondamentale: la scuola sub. E peggio di due figli che si annoiano non riesco a immaginare nulla, se non un M. che si annoia.  
Salina
Un giorno siamo montati su un super gommone e siamo andati a Salina. Io ne avrei fatto volentieri a meno, Salina già la conoscevo, ma non era perché c’ero stata che non volessi tornare. La ragione era che la gita era con i sub. Immaginate una gita aziendale a cui partecipano tutti colleghi senza partner, e poi ci siete voi che non fate parte dell’azienda. Ci andreste? Non l’evitereste come la peste? Però accade che i figli s’impuntino per voler andare e allora…
C’è una doppia immersione e nell’intervallo i sub mangiano una bella pastasciuttona ai frutti di mare e ci bevono su anche un bicchiere di vino, alcuni anche due. E parlano parlano, di pesci, ovvio. Le immersioni durano tra i 30 e i 45 minuti e mentre li aspetti, puoi fare il bagno, quindi alla fine sei solo per poco, il problema è che non si conversa di altro se non di barracuda, aragoste ecc.
A me piacciono i polpi. Fanno delle cose incredibili i polpi. Adornano l’ingresso del loro rifugio con delle conchiglie, si costruiscono delle porticine con cui si rinchiudono nella tana.
Ma i
polpi li avete visti? Devo ripetere la domanda due volte. Poi uno mi risponde: no, no  e riprende a parlare.
Oltre a chiacchierare del mondo sommerso, i sub fanno anche un’altra cosa: cercano di convincerti a diventare uno di loro. Tu gli spieghi che soffri di claustrofobia  e  rinchiuderti in tutta quella roba proprio non ti va, ma loro insistono. Respiri ossigeno, obiettano, non puoi soffrire di claustrofobia. 
Lipari
A Lipari io e Lo siamo ospitati in pensione completa per un notte e un giorno. Dall’ospedale, per la precisione. Lui, causa una piccola discussione con Fran, rimedia un bel bernoccolo in testa e lo trattengono a scopo preventivo. Il reparto pediatria è vuoto e condividiamo la stanza con una donna del luogo e la sua bambina. Durante la notte lei mi racconta la sua vita sull’isola, fatta di sceneggiati televisivi  e di famiglia, al mattino prima di andare via, mi fa un sacco di regalini, mi abbraccia, mi bacia e mi dice: siamo state poche ore insieme, ma quando sono stata bene.
Durante il cambio turno qualcosa che assomiglia a un motorino si ferma davanti all’ingresso dell’ospedale. Medici infermieri e pazienti prima di tornare a casa acquistano totani e tranci di pesce spada.

A parte i fighetti e i sub, c’è una terza tipologia di persone che incrocio durante questo soggiorno. Quelli che scelgono il lavoro in modo da avere una parte dell’anno libera.  
Tra questi c’è Daniele.
Daniele ha 22 anni. Il 26 dicembre Daniele era attaccato ad una colonna e resisteva all’onda. Passa una sera a raccontare tutto nei dettagli anche perché io gli faccio un sacco di domande. Poi dice una cosa. In mezzo al terrore, alle urla, al caos, c’è stata una cosa che mi ha colpito, e poi dopo ci ripensavo e mi stupivo che terrorizzato come ero l’avevo notata questa cosa. Tutti s’erano radunati sul punto più alto. Una specie di collina che era a due metri dal mare. Quando l’isola è stata ricoperta dall’acqua, c’era una piscina, era la piscina dei bambini quindi era minuscola, che è rimasta intatta e per qualche minuto c’è stato l’oceano tutto intorno e la piscina al centro. Ero lì attaccato alla colonna e non sapevo come sarebbe finita e non ho potuto fare a meno di pensare: accidenti che cosa bella. E’ assurdo, assurdo. 

Sull’aliscafo stanno tutti zitti. Non squillano neanche i cellulari.
Se vai a poppa invece, nei 3 metri quadrati in cui si esce per fumare o per prendere aria, parlano. Alcuni si confidano, altri vogliono che il mondo sappia quello che gli è capitato.
C’è una tipa sui trenta avvolta in un fazzoletto crespato nero che le copre anche le spalle. Ha una maglietta e un paio di pantaloni neri. Sandali neri da cui sbucano delle dita che non sono brutte, ma le unghie sono lunghe, smozzicate, e con una riga di sporcizia sotto. I piedi però sono puliti e questo peggiora il tutto. Perché se fossero stati sporchi, quella riga nera non sarebbe stata così evidente. Parla con un’amica con i capelli rasati quasi a zero e i piedi chiusi in stivali di pelle.
Tu non mi ascolti, mi dice M. In effetti non lo ascolto perché mi viene in mente che quella riga nera potrebbe essere dipinta, e allora devo cercare di capire se è dipinta o no.  Alla fine concludo che è sporcizia, per fortuna sulla sinistra oltre la scia d’acqua,  sbucano i delfini.







mercoledì, giugno 08, 2005
 

Si scende 

Parto per due settimane.
Con la macchina, non ci posso pensare. Ci penserò domani.
Poi torno. Be’ torno non è esatto, diciamo che ricapito qui, sul blog. Per due mesi sarò in Italy.
E il 15 agosto, quando i più staranno a affettare cocomeri, non angurie, la parola angurie non mi piace, comincerò la risalita. Dopo le discese ci sono sempre le risalite, ma questa non l’ho inventata io.  Questa volta la scuola ci ha graziato, e invece dell’11 comincerà il 17.  Be’ tutto qui.
State bene e non litigate che non ne vale la pena.

 







martedì, giugno 07, 2005
 

Io non dimentico.
Che ha scelto il nome per la mia gatta, innanzitutto. Aggiungendo una frase che per lui era tragico-ironica, per me tragico-comica.
Che mi ha incoraggiato nel proseguire le esercitazioni, divorando con gusto  porzioni enormi di torte, anche se erano schifosamente crude, lì dove la famiglia mi era spietatamente ostile. 
E' stato grazie a lui se ho continuato a sperimentare e, alla fine, un giorno, ho sfornato una sacher quasi perfetta.
Adesso è su una piattaforma in un posto sperduto del mondo, lavora 6 giorni su 7, ed è felice, anzi come dice lui: in pace.
E la bicicletta con cui si spostava quando viveva qui?
E' da qualche parte, vicino ai campi dei tulipani.



postato da alice121 ~ 07/06/2005 10:42 ~ commenti (14)
~ segnalazioni




lunedì, giugno 06, 2005
 

New York New York
E’ lui che si avvicina.
Forse perché tra i presenti siamo gli unici che bevono succo d’arancia? No, ci sono anche i bambini che lo bevono, ma i bambini sono al piano di sopra.
Mia madre mi ha detto che scrivi, dice.
Sì.
E da dove arriva la storia? Come comincia?
Non lo so. Per associazione d’azioni, frasi, oppure per noia.
Allora potrebbe nascerne una anche adesso, a questa festa?
M
a no, dai. 
Quattro anni fa non sapevo cosa fare. Mi piaceva scrivere ma anche disegnare. Ho seguito la strada più facile e mi sono iscritto ad arte. Continuavo a scrivere storie, ma ero insoddisfatto: mancava qualcosa. Ma cosa? Mancavano le immagini, ecco cosa.
Mi fa vedere il suo fumetto rilegato a mano. I disegni sono belli, ma le parole sono troppe.
Devo condensare. Tagliare, eliminare.
Ne ho pronti tre e tre promesse di acquisto, spero che non abbiano cambiato idea quando torno.
Vado a prendere la mia agenda, allora?
Eh?
Così quando sarai famoso, andrò in un negozio di fumetti, aprirò l’agenda e dirò: guardate qui, io l’ho conosciuto!
Già da allora sembrava un matto, dirai.
Ma no.
Ridiamo, poi continua:
E vado via da Minneapolis. E’ la mia città, ho gli amici lì, solo due, ma siamo molto uniti.
Tua madre pensava che saresti venuto a vivere qui.
Sì, lo pensavo anche io, ma ho conosciuto lei. Con lei sto bene. Alla fine dell’estate mi trasferisco a New York.  Perché vedi, ti dico una cosa che ti fa capire perché voglio andar via da lì. Se tu cammini su un marciapiede e c’è un’altra persona che cammina sullo stesso marciapiede, lei è a 100 metri da te, non si è ancora accorta della tua esistenza, pensa agli affari suoi, i metri diminuiscono diventano 50, alza gli occhi, ritrova lo sguardo, ti individua. E cosa fa? Attraversa la strada e va sull’altro marciapiede perché non vuole passarti vicino. Così è quella città. Per questo me ne vado.
E comunque il luogo non conta, l’importante è stare bene con sé stessi. Ho fatto questo esempio, e poi ti dico così, però è difficile da spiegare, io ci ho vissuto felice lì, ho questi amici, noi tre eravamo all’asilo insieme, però si cerca sempre qualcosa di meglio o di nuovo. Lei viene con me, ovvio, altrimenti non me ne sarei andato da Minneapolis.
Giugno è il mese delle partenze in Olanda. Il mese in cui vengono comunicate le nuove destinazioni.
Questa è la terza persona che mi dice che sta per trasferirsi a New York - be' lui in Olanda ci è stato solo un mese di passaggio - e che tira fuori la storia dello stare bene con sé stessi. Quelli che partono per Mosca, per il Sud Africa o per altri luoghi invece tacciono.

Quelli che restano, scrivono.



postato da alice121 ~ 06/06/2005 10:46 ~ commenti (5)
~ roba d olanda




venerdì, giugno 03, 2005
 

Sul diritto d'autore
Da Maestrini per caso, riporto questo post di Mafe (che ringrazio):

Se c'è qualcosa di cui davvero (quasi) tutti parlano a sproposito (oltre all'anonimato in rete, intendo), è il diritto d'autore. [1]
Sento il bisogno quindi di rendermi utile, maestrinando su aspetti concreti della vita quotidiana. Per la legge italiana (non modificata dalle normative europee recepite negli ultimi anni), il diritto d'autore (morale e materiale)
nasce con l'opera, non deve essere comunicato, registrato, segnalato, archiviato. Se un'opera viene pubblicata (ovunque, anche su un blog), la pubblicazione vale da certificazione della proprietà intellettuale a partire da quella data (fa fede la data del server, furbacchioni) e chiunque altro dica "l'ho scritto prima io" deve dimostrarlo.

 

Bene, non si corrono rischi quindi.
In effetti non credo di essere mai stata copiata a parte che da qualche studente. E a loro non si può certo chiedere di mettere un link.
Però stai attento studente che copi un mio post. E se il tuo prof. legge il mio blog?;-)

 



postato da alice121 ~ 03/06/2005 09:53 ~ commenti (7)
~ segnalazioni




giovedì, giugno 02, 2005
 

Non poi così strange
Alta, bianca e nera, e imbronciata.
Ho il sospetto che quando accende la telecamera che la manda in onda sulla chat della scuola, abbia passato almeno 30 minuti davanti allo specchio per prepararsi.
Una volta ha chiesto a Fran se l’accompagnava in un negozio vampiresco dell’Aja. Ma poi all’ultimo minuto i suoi genitori non le hanno dato il permesso.
E ha delle unghie assassine tinte di viola, nero, grigio e gioca a pallavolo.
Ma allora sono posticce?
Fran sostiene di no, che sono autentiche.
E come fai a esserne certo? Gliele hai tirate?
Ha sbuffato e allora non ho proceduto all’inchiesta.
Poi è vegetariana e allergica.
Allergica a cosa?
Alla cioccolata.
Oh poverina.
Io non lo sapevo che era vegetariana, cioè l’ho saputo dopo, a lasagne già pronte.
Mica ci sarà la carne nella pasta al forno? mi ha chiesto Fran.
Eh sì.
Facciamo finta di niente, ha sussurrato.
Vampira e vegetariana, curiosa accoppiata.  Comunque magrolina e tormentata, ma intanto ne ha mangiate due porzioni enormi.
Buona, ha concesso quando ha riportato in cucina il piatto.
Se parlasse italiano, ci dovrei pensare per non darle del lei.
Al ritorno della gita scolastica, l’ho intravista al centro di un gruppetto di ragazze, in lacrime.
E perché piangeva Emily?
Perché sua madre non era ancora arrivata.
Be’ tutto nella norma, senza sorpresa. La veste nera non fa il vampiro, per fortuna. 







mercoledì, giugno 01, 2005
 

La prima notte
Era una notte ventosa e senza luna.
Come incipit è banale, ma come inizio direi che fu piuttosto scioccante.
Avevamo una camera in un motel sul Mare del Nord. La temperatura era sotto lo zero, ma quello che mi sconvolse di quella prima notte, furono le raffiche ventose che arrivavano dal mare, quegli albergoni con scritte luminose che lampeggiavano e le strade deserte alle 8 di sera.
Entrammo in una cabina, dentro era tutta verde, e telefonammo all’unica persona che conoscevamo. 30 minuti dopo, eravamo nella sua casa con il tetto di tegole, lontana dalla spiaggia, con una tazzina di caffè bollente davanti. Un freddo pazzesco, un freddo che poi non ho sentito più. Però se ripenso oggi a quella notte, non la ricordo così terribile come mi sembrava quando la vivevo.
Comunque Tonino, mentre sua moglie ci offriva torta, biscotti e un sacco di altre cose, ci illustrava le istruzioni d’uso per la terra piatta.
Quelli che a lui sembravano vantaggi, a me parevano terribili disdette.
Mi sa che ti ho spaventato, mi disse ad un certo punto.
Un po’ sì, ammisi.
Non mi ricordo molto di quei discorsi che ascoltavo con occhi sbarrati.
A un certo punto affermò: un olandese non ti inviterà mai a cena casa sua. Se ti inviterà, ed è molto difficile che ciò accada, sarà in un ristorante, con largo anticipo.
Dopo quasi cinque anni di vita qui, ho ricevuto degli inviti. E vorrei ben dire. No, intendevo che sono stata invitata a cena in casa. Però questi inviti non hanno smentito Tonino, perché si è sempre trattato di coppie miste, in cui lei era olandese e lui no. E l’invito non è mai partito da lei, ma sempre da lui, che non era dutch, appunto. E la cena è sempre stata preparata da lui. La lei olandese di cui eravamo ospiti si limitava a servirci l’aperitivo (succo di frutta o birra o vino) e a limite se proprio interveniva in cucina era per aprire una busta di insalata già lavata e di sistemarla, con un certo gusto estetico, nell’apposito recipiente. Va precisato che tali inviti avvenivano con largo anticipo, come aveva preannunciato il nostro informatore. Minimo due settimane prima. Ma questa è un’abitudine nordica, non solo olandese.
Poi sabato è accaduto. Così, all’improvviso verso le 6 del pomeriggio, senza segnali atmosferici che annunciassero che qualcosa stava per accadere, un olandese ci ha invitato per il giorno dopo a un barbecue. Non potevo crederci. E senza consultare l’agenda!
E il giorno dopo, mentre mangiavamo la bistecchina, ci ha detto così casualmente, senza lampi che squarciassero il cielo, venite la settimana prossima che festeggio il mio compleanno?
Insomma il tempo ha contraddetto Tonino?
Secondo quanto ho esposto sembrerebbe di sì.
Se aggiungo qualche dettaglio, però.
E’ influente che in casa di costui si beve solo vino italiano? Che parla italiano? Che va in vacanza solo in Italia? Che odia la pioggia? Che mancava dall’Olanda (si è trasferito qui da circa 6 mesi) da oltre 20 anni?



postato da alice121 ~ 01/06/2005 11:09 ~ commenti (10)
~ roba d olanda



Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Template tinteggiato da lintercapedine.net