ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

@ Mail

Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


~ Prima leggi qui



giovedì, dicembre 30, 2004
 

La prossima volta saremo vestite di rosso.
L'appuntamento è alla statua del santo che guarda la basilica come tanto tempo fa. Ci ritroviamo in 4. 4 donne delle 10 della classe. Gli altri venti erano maschi. Manca il quinto all'appuntamento che arriverà dopo. Che poi è stato lui ad imbastire in via indiretta questa serata. Ha letto per caso un mio racconto disperso nella rete, mi ha cercato su google, è arrivato al mio blog, mi ha scritto un anno fa la prima mail. Che poi è curioso. Non che mi abbia rintracciato, ma che attraverso le sue lettere abbia saputo più della sua vita ora che non negli anni di liceo.
Comunque alle 8 siamo davanti al santo, tutte e quattro puntuali. Le tre arrivano in macchina, io a piedi dopo un percorso di pochi minuti. Passiamo almeno mezz'ora a stupirci di quanto non siamo cambiate. Poi andiamo in pizzeria, lo aspettiamo, chiacchieriamo allegrissime. Un tipo entra nella sala e percorre il corridoio che separa le due file dei tavoli. Arriva al nostro che è quello in fondo vicino alla finestra. Torna indietro, guardandosi intorno. Il tipo cerca qualcuno. Il tipo cerca noi, non ci ha riconosciute.
Il sorriso scompare, riaffiora confuso. Una si alza e lo rincorre. Ehi, siamo qui.
Poi quattro ore dopo, in una macchina che non parte, con una delle tre, ci risolleviamo un po'. Perchè l'uomo che guida il camion della spazzatura, scende, ci fa i complimenti e la rimette in moto. Ma non basta. Eh no.
Però era sempre un po' distratto dico di punto in bianco. Sì è vero, risponde lei, parlava anche poco. E poi noi quattro c'eravamo riviste dieci anni fa, lui invece era in India. Sì, è stato sempre un tipo strano, forse è per quello che... 








postato da alice121 ~ 30/12/2004 16:19 ~ commenti (3)
~




lunedì, dicembre 27, 2004
 

Ma allora?
Sugli autobus e la metropolitana gira una domanda che interrompe il silenzio di profumi, sudori e puzze mischiate. La domanda puo' essere posta da una signora non più giovane, da un uomo di mezza età o da un ragazzo di trenta e più. La domanda è questa: Io vorrei sapere (oppure: mi chiedo): chi l'ha votato? Chi? Quel tappo più basso di me! La domanda che non cerca risposta è rivolta ad un interlocutore, che di solito asseconda con movimenti del capo il breve discorso di sdegno che segue. Alcuni approvano sempre con lo scuotimento delle teste, altri guardano immobili, pochi continuano a leggere.
Ma allora chi l'ha votato?
Ne ho trovato uno che lo ha ammesso. Il lattaio da cui faccio colazione ogni mattina. Io l'ho votato, dice. Speravo...se era ricco lui...poteva farci ricchi anche a noi. Ma ognuno pensa agli affari propri, giusto? A volte uno ci crede, s'illude e sbaglia. Mai più. Mai più commetterò un errore simile.
Bene, ma non sono tranquilla lo stesso.







postato da alice121 ~ 27/12/2004 10:48 ~ commenti (10)
~




martedì, dicembre 21, 2004
 

E invece
Avevo in mente di scrivere qualcosa sullo shock culturale del rientro in patria, e invece...non mi va.
A tutti quelli che passano da queste parti o che sono già passati: auguri!





postato da alice121 ~ 21/12/2004 14:25 ~ commenti (18)
~




venerdì, dicembre 17, 2004
 

Ora non ci resta che partire.

Mi hanno chiesto: per la festa di Natale ci prepari la torta al cioccolato? Entrambi. Mi sono sentita lusingata e non ho riflettuto sul fatto che quello che è riuscito una volta, puo’ andare a buon fine anche la seconda.

Sono una donna da lasagne io, non da torte.

Quando l’ho capito, era ormai troppo tardi. Il super era chiuso e mi mancavano le uova per rifare l’impasto, ma anche il latte per preparare una besciamella per la pasta al forno.

Le torte non erano bruciate, non erano crude, il sapore era anche buono, solo che non avevano un aspetto da torte, ma erano un ammasso di molliche.

Allora le ho compresse con le mani, cercando di crearla io la forma e poi ci ho fatto colare del cioccolato fuso.

Loro erano perplessi. Io cercavo di scherzare, ma ero preoccupata anche io di quello che sarebbe accaduto quando sarebbero state tagliate.

Poi invece quando sono andata a prenderli a scuola, ho trovato i piatti  vuoti.

Bene. 

 



postato da alice121 ~ 17/12/2004 17:55 ~ commenti (14)
~




giovedì, dicembre 16, 2004
 

Colpa del poco caffè, dell'oscurità e di quel gattaccio bianco

La mattina alle 8 è buio.

Alle 7,55 m’immetto nel round about.

Ho sempre la sensazione (sgradevole) che lo stia percorrendo controcorrente. Forse è solo una questione di caffè e d’oscurità a cui non riesco ad abituarmi.

Perchè ieri sera quando tornavo a casa dopo il concerto di Natale, non ho avuto dubbi. Ero tranquilla, nella giusta direzione, come tutti. E ne ho attraversate almeno quattro di rotatorie. Sarà quel buio innaturale della mattina che mi porta pensieri tetri e mi confonde.

Anzi un pensiero.

Quello della gatta incinta.

L’animale bianco che sembra una piccola pecora continua a girovagare sui tetti che circondano la casa e lei trova sempre una finestra aperta per raggiungerlo. Apparentemente non consumano e lui quando mi vede emette ogni volta quell’urlo raccapricciante.

La gatta dovrebbe compiere 6 mesi all’inizio di gennaio, ma la famiglia svedese che me l’ha regalata ad ottobre, non ricordava con certezza la sua data di nascita. Così, la mattina, quando salgo in macchina, mi chiedo: come si fa a capire se è incinta? Giungo alla rotatoria quando sono nel pieno del film della gatta che scodella i gattini, parto difficile per via della sua giovane età, parto superato malgrado le complicazioni e mentre comincio il giro arriva la domanda: con i gattini che nasceranno che ci faccio?



postato da alice121 ~ 16/12/2004 12:10 ~ commenti (10)
~




mercoledì, dicembre 15, 2004
 

Ma stavolta non protesto

Questa estate in una profumeria al centro di Roma, avevo comprato un rimmel e altre cose. Il rimmel è un oggetto che serve per evidenziare le ciglia. Puo’ essere di vari colori, quello che avevo scelto io era marrone e l’avevo pagato un euro. Mi era sembrato un buon affare dal momento che ha un prezzo che parte da 10, 15 euro e oltre. Vado a casa, lo provo e scopro che è secco e quindi inutilizzabile. Torno in profumeria, lo mostro alla signorina, con l’idea di riavere la moneta indietro. Lei, invece, non me la restituisce e replica: con un euro che cosa pensava di comprare?

Già che sciocca.

Oggi ho fatto un altro affare: 6 accendini al prezzo di 99 centesimi. Naturalmente non funzionano.



postato da alice121 ~ 15/12/2004 16:50 ~ commenti (6)
~




martedì, dicembre 14, 2004
 

Ogni pezzo ha il suo carattere

I post per esempio, ora li scrivo in Comic Sans Ms 10.

Prima usavo il Times New Roman 12.

Per i racconti, invece, scelgo ogni volta un carattere diverso.

Prima decido il carattere e poi penso alla storia.

Quello che sto rivedendo è in Batang 12.

Poi è successo che ieri si è bruciato il minestrone.

Ci avevo messo carote patate sedano zucchine e broccolo. Senza olio nella pentola a pressione, in 15 minuti è pronto. E invece dopo 10 minuti un odore nauseabondo si è sparso dappertutto. All’inizio pensavo che venisse da fuori, poi ho capito che stava succedendo qualcosa in cucina.

La cucina era piena di fumo. Dalla valvola ho fatto uscire il vapore e poi ho tolto il coperchio. C’era ancora dell’acqua. I pezzi del broccolo erano carbonizzati mentre le altre verdure avevano ancora il loro colore.

Stamattina sono tornata sul racconto. Odora di bruciato, anche se non l’avevo ancora stampato.

E l’incipit mi appare così:

Provate ad immaginare quello che puo capitare a degli umani rinchiusi in una stanza.

Saranno tranquilli se ci sono delle sedie ed una porta, anzi due. In una entreranno per farsi palpare dal medico, anche in modo spiacevole o doloroso, ma c’è sempre laltra da cui sono arrivati e che riattraverseranno per tornare alla loro esistenza.

E se gli impedissimo di uscire? Qualcosa succederebbe.

Proviamo a concedergli di più.

Uno spazio sotto un cielo, per esempio, ma in un luogo che non conoscono, che non gli somiglia, che non li comprende, che gli è indifferente.

E scopriamo quello che accade.



postato da alice121 ~ 14/12/2004 11:06 ~ commenti (12)
~




lunedì, dicembre 13, 2004
 

Il re di quadri, in assenza del fante di cuori, è costretto ad entrare in gioco per riportare l’ordine

Ho mandato in tilt l’efficienza olandese.

Questa volta è accaduto al centro dentistico. Avevamo un appuntamento una settimana fa a cui siamo mancati e un altro oggi. Appuntamenti fissati alla fine d’ agosto. E poi proprio quel giorno: l’imprevisto. Abbiamo telefonato per avvertire nel rispetto della regola, ma forse distratta dal koffie a 100 gradi,  la segretaria ha dimenticato di trascrivere il nostro messaggio vocale e non ci ha richiamato.

E allora? Ho chiesto io.

E allora? Ve ne dovete andare.

Come andare?

E consultava il computer un odontotecnico poi anche un secondo e infine un terzo.

L’imprevisto! E alle 8. 30 di mattina mentre bevevano il primo Koffie!

Sembrava una catena di montaggio a cui si era guastato un ingranaggio e gli oggetti che erano sul nastro schizzavano via impazziti.

Naturalmente anche io avevo dato il mio contributo. Perché loro l’imprevisto lo prevedono, ma è un imprevisto nordico e quindi che segue una sua logica. E sarei dovuta entrare in allarme quando  la segretaria non aveva richiamato e invece non ho agito, ho avuto un comportamento caotico.

Quindi niente visita.

E quando sarà la prossima, allora?

E mentre ponevo questa domanda, li ho visti trasformarsi in regina di fiori,  fante di picche, sette di fiori, in ordine di seme e di numero, in equilibrio e in fila. E li ho visti cadere uno dietro l’altro. Anche la segretaria è caduta. Poi è arrivato il Re di quadri, che mica è re per caso, ha parlato con tutte le carte sparpagliate, le ha aiutate a ritrovare l’equilibrio e l’ordine, ha premuto i tasti del pc, consultato files e appunti  e ordinato a Fran di sedersi sulla poltrona reclinabile. Con una pinza lo ha privato del suo sorriso d’argento che esibiva da quasi quattro anni.

In tutto questo trambusto il fante di cuori era assente. Era ad Ancona ad insegnare come costruire sorrisi perfetti. Peccato. Per almeno due ragioni, ma ne spiegherò solo una, che l’altra è evidente: almeno lui mi avrebbe compreso, non semplicemente intuito, quando ho cominciato ad arrabbiarmi in italiano accrescendo il panico già elevato.



postato da alice121 ~ 13/12/2004 11:49 ~ commenti (5)
~




venerdì, dicembre 10, 2004
 

E dello stephanotis rimase un unico ramo

Io: quest’ anno non mando nessun racconto al Fiurlini. Tanto non vinco!

Lui, paziente, mentre mutila un bonsai sofferente: l’importante è partecipare.

Io, dubbiosa, ma con una speranza: dici sul serio?

Lui: Certo. In fondo non ti costa nulla, solo un francobollo e la busta.

Io, contemplando il bonsai che trema tutto: potrei spedire quel racconto che è apparso su FaM.

Lui: eh? Mentre annega l’alberello che grida in silenzio: lasciami in pace!

Io: Quello su Mafalda Bue.

Lui: Quello sulle tette?

Io, con un gran sospiro mentre penso: non legge il mio blog, però come si ricorda dei miei racconti…

Lui: le vuoi proprio sfidare, allora!

Io: oddio pota anche l’altro. Guarda che prima leggono il racconto, decidono il voto e solo dopo, aprono la busta con i dati personali.

Lui: mentre recide l’unico ramo ancora in vita. Scrivi un racconto di Natale.

Io: i racconti saranno premiati a maggio.

Lui: allora uno sulla primavera, sullo scorrere delle stagioni!

Io: e se mandassi quello sulle due famiglie che si distruggono l’una con l’altra?

Lui: quello dove i mariti sono dei rimbambiti, i figli dei mostri e le donne due povere vittime?

Io: se si avvicina allo stephanotis, lo uccido. Con voce entusiasta: sì, quello!

Lui: con le forbici che ronzano intorno alla pianta: quello non mi piace.

Io: non ti azzardare!

Lui, meravigliato: sarò pur libero di esprimere un parere…

Io: non toccare la mia pianta!

Lui:non accetti le critiche, dovresti essere più diplomatica, cara.

Io, con un’illuminazione, stupita e confusa : allora mi legge!



postato da alice121 ~ 10/12/2004 10:40 ~ commenti (4)
~




giovedì, dicembre 09, 2004
 

Un’estate al mare

Era la fine di luglio e stavo per partire per il mare.

Avremmo preso il treno con gli zaini sulle spalle e poi saremmo stati a piedi per tutto il mese. Mia sorella mi chiese: porti anche i tuoi nipotini ?

Così mi ritrovai con quattro ragazzini di 5, 9, 10 e 13 anni. Almeno quella di 10 era femmina.

I bambini aggiunti furono accoppiati ad una baby sitter romena e ad una macchina con cui andare a fare la spesa. Il cane non lo presi, invece.

Con Elena, la ragazza romena, andammo subito d’accordo. Era una che parlava poco, per lo meno nei primi giorni. Poi cominciò a raccontarmi del marito, delle storie microscopiche e terribili che accadono sui pullman che percorrono le strade che portano in Italia.

Ma quello che ci legò tantissimo, come due gemelle siamesi, fu la macchina.

La macchina era di un tipo che non ci teneva molto e che l’usava per andare nei campi.

Così ce l’aveva prestata, avvertendoci di sistemare i freni e che comunque, se qualcosa si rompeva sarebbe stata a nostre spese, oppure non doveva essere riparata.

La prima settimana andai spesso dal meccanico, per i freni, per lo specchietto retrovisore, per quello laterale. Feci sostituire le ruote anteriori. Poi ad un certo punto dissi: basta. Non avrei aggiustato più nulla.

La carrozzeria dell’auto era un disastro. I quattro sportelli erano ammaccati e anche il portabagagli si chiudeva con difficoltà. E la targa era di Latina.

Se mettete una targa di Latina su una Fiesta ammaccata, sarete sicuri di essere fermati dalle pattuglie.

Al mare andavamo a piedi, salendo e scendendo una collina.

A fare la spesa con la macchina. I documenti della macchina erano in regola, quelli di Elena invece no.

Lei lavorava, insieme al marito, da una signora anziana, moglie di, sorella di, che le aveva detto: metto in regola solo una persona. Poi se sono soddisfatta, quando arriva Natale, penso anche all’altra.

A fare la spesa, dovevo andare da sola, quindi.

Ma l’involucro di plastica della chiave di accensione si ruppe e per mettere in moto, bisognava usare una tenaglia con cui si prendeva la barrettina, si girava con molta forza e la macchina partiva. Io questa forza non l’avevo, Elena invece sì.

Eravamo insomma, per colpa di questa chiave, indivisibili io, lei, la macchina e la tenaglia naturalmente.

Così, mentre una mattina torniamo a casa, con le buste della spesa sui sedili posteriori, si alza la paletta.

Elena dice: ho paura!. Io dico: stai calma è un normale controllo.

Loro, due uomini sui quaranta e più, ci guardano con sospetto.

Ci sono varie tattiche per istaurare buoni rapporti con le forze dell’ordine.

1)Quella del fascino perverso, come dice mio figlio.

2)Quella del: non ci capisco niente dei documenti, della macchina, mi agito, non mi aveva mai fermato nessuno prima d’ora.

3)Sono una madre di famiglia, questi bambini sono terribili, ecc.

4)Sommergerli di spiegazioni inutili sulla tua vita.

E’ fondamentale non sbagliare la tattica. E azzeccarla è solo una questione d’intuito e di tempo. Perché mica li puoi osservare troppo.

Nell’istante in cui Elena con la tenaglia gira la chiave per spegnere il motore, decido di adottare una tecnica mista: la 2 e la 4.

Documenti, prego, dice una Voce Profonda.

Ho il passaporto. Non vivo qui. Lei non ha portato la borsa perché…

Parlo, spiego, dettaglio.

Questa macchina l’abbiamo già notata. Anche l’altra pattuglia l’ha segnalata. E sua?

No, ma… racconto di quanto mi stia costando in riparazioni, che mi conveniva prenderne una in affitto, che vede la chiave d’accensione? Si rende conto?

Collega! Dice sempre la Voce Profonda, che ne pensi?

Attimi di silenzio.

Il collega ha una voce che pare un pigolio.

In che senso, chiede, togliendosi il cappello.

Ti viene in mente un modo per aggiustare la chiave?

Il Pigolio dice: Deve portarla dalla Concessionaria?

Eh no, dice la Voce Profonda che si aspettava questa risposta. Spenderebbe troppi soldi!

No. Deve andare dal ferramenta e…

Grazie, dico alla fine. I poliziotti olandesi non sono gentili come voi.

Elena prende la tenaglia, sta per mettere in moto, ma la Voce Profonda la ferma con un gesto della mano.

Silenzio, quel silenzio che fa nascere il brivido.

Siete sorelle?

Sorelle?

Per spiegare come siamo, dico che Elena è in bianco e nero e io a colori.

Sì, dice la Voce Profonda, vi assomigliate e poi siete carine tutte e due.

Un sorriso imbarazzato ci sta bene e chiude il dialogo.

Partiamo.

Si vede che non vivo più qui, dico sulla strada verso casa. Non ho capito subito che potevo usare la tattica 1. Avremmo risparmiato un sacco di tempo.

Particolari fuori campo: riparare la chiave dal ferramenta mi costò 30 centesimi, ho ripensato ad Elena perché sto ascoltando i Fanfare Ciocarlia e tra un po’ è Natale. Fatti, nomi e dettagli potrebbero essere completamente inventati, modificati, oppure no.



postato da alice121 ~ 09/12/2004 12:15 ~ commenti (6)
~




mercoledì, dicembre 08, 2004
 

Pensierino su alcune  lettere senza referrers

Ma che accade?

Attiro polemiche sulla rete, ultimamente. Polemiche lievi o appena offensive, però…

Forse sto diventando una star, una blog star?

Oppure un’altra cosa che comincia sempre con la s e ha tutte le lettere della star più altre tre?

Mah.

Allora per uscire dal dubbio, interrogo il counter.

Il counter è come lo specchio della strega cattiva.

Spietato come quello della favola.

Counter, counter delle mie brame, dimmi chi è la più cliccata del blogreame?

E lui risponde che no, star proprio no.

Allora forse è l’altra possibilità, quella parola a cui mancano tre lettere.

Ahimè.



postato da alice121 ~ 08/12/2004 09:28 ~ commenti (10)
~




martedì, dicembre 07, 2004
 

Di una piccola pecora che cammina sui tetti piatti verso mezzanotte

Mancano pochi minuti alla mezzanotte, sono seduta sulla poltroncina bianca e sfoglio un manuale d’olandese con pronuncia figurata.

Lo dorme da tre ore, Fran fa i compiti e, per la pace familiare, nessuno obietta sull’orario. M. è nel mondo di Lot, dove i cittadini si chiamano messere, si parlano con il linguaggio dell’Ariosto, dove ognuno ha un mestiere o una professione che puo’ svolgere dopo aver sostenuto gli esami e dunque se vuole fare il dottore, deve avere conoscenze mediche. C’è anche l’allevatore di tacchini, e questo lo trovo misterioso e curioso insieme. Perché uno entra nella realtà virtuale e fa l’allevatore di pollame?

Nello stereo c’è un cd, ma il volume è talmente basso che solo ogni tanto si percepisce una nota. Insomma è una di quelle serate che scivola via e devo solo decidere di andare a dormire.

All’improvviso un urlo, ne’ umano, ne’ animale, mi fa alzare di scatto.

Dov’è Sofia?

M. alza le spalle, ha appena acquistato uno stiletto, dice.

Allora mi rivolgo a Fran: dov’è Sofia?

Non mi puo’ sentire perché ha le cuffie sulle orecchie, sempre per la questione della pace familiare. Così gliele tiro via, con un gesto non proprio delicato, che lo fa sobbalzare.

Sofia! C’è un mostro là fuori!

Apriamo la porta finestra, è buio e sui tetti piatti non si vede nulla.

Sul cornicione avvistiamo il mostro. Sembra una pecora di dimensioni ridotte, invece è un gatto bianco, incredibilmente enorme. C’è da dire una cosa su questi gatti olandesi. Si chiamano quasi tutti Moortje, come il gattino di Anna Frank e sono massicci, non grassi, ma giganti come i loro proprietari.

Così urlo: Moortje sparisci!

Lui alza la sua testona ed emette un altro di quei suoni orribili.

Sofia è scura e non è visibile nel buio, ma a giudicare dalla postura del gatto, dovrebbe essere a pochi centimetri da lui, e infatti guardando meglio, intravedo o immagino la sua figura.

Non fugge, sta ferma, accovacciata.

Fran viene colto da una delle sue risate incontrollabili.

Ma quello non è un gatto, è una pecora! E’ la frase che mi pare d’intuire.

Dopo un attimo d’incertezza, scendo i gradini e comincio a camminare sul primo tetto piatto. Cretino, dico a Fran.

Quello la uccide.

Poi mi fermo. Non c’è niente di peggio che andare nelle pozzanghere con i calzini e sono indecisa se sfilarli o continuare, tenendo sempre d’occhio Moortje.

Sofia! dico, prima di proseguire, vieni qui!

Ma nulla accade.

Fran emerge dalla sua risata e dice prima di scomparire in un’altra: No, aspetta. Non permetto che ti bagni i tuoi piedini, quindi o vado io, oppure: Sofia! Schiocca le dita tre volte. La figura scura si muove, corre e gli salta in braccio.

Dovrei dire qualcosa? No, c’è quella faccenda della pace familiare.

C’era un gattaccio là fuori che… dico a M.

Per lo stiletto non serve il porto d’armi, però puo’ crearmi dei problemi se mi scoprono…

Devo dire qualcosa? C’è sempre la storia della pace, però...

Per fortuna, mi ricordo dei calzini.



postato da alice121 ~ 07/12/2004 11:24 ~ commenti (6)
~




lunedì, dicembre 06, 2004
 

Il visitatore misterioso...

Il 30 novembre avevo scritto di lui.
Me lo ero immaginato portiere d’albergo, guardiano di fabbrica o maggiordomo informatico.

Altri, nei commenti, lo avevano pensato così:

Un insonne ossessionato dalla letteratura contemporanea, con la passione per la caccia (Peter).
Un artista che lavora di notte e attinge da me l’ispirazione (Giuseppina).
Qualcuno che sta dall’altra parte della terra (La Sirenetta).

Uno che soffre d’insonnia e che il fine settimana se ne va in una casa di campagna (Giorgi).
Concludeva Occhivispi: ci sono lettori che non si scopriranno mai, peccato.

E Alicenellacittà mi chiedeva: ma poi è tornato?

E io rispondevo di no, che erano un paio di giorni che era sparito.

Sabato nella posta ho trovato una lettera, spedita alle 6,30 a.m.

Il visitatore notturno si racconta così (mail che mi ha dato il permesso di postare):

 

Apre gli occhi... sono le 3 del mattino. Stasera il riposo è durato più del solito. Si era addormentato davanti alla TV dopo cena, come quasi ogni sera. Inizia il rituale di preparazione al "turno di notte". Sulla scrivania, in quella piccolissima stanzetta buia, caffè e sigarette.

La luce del monitor si riflette sul suo viso. È un ragazzo, 23 anni, capelli lunghi, vestito di nero. Il resto della stanza attorno a lui è un caos di fogli stampati e di CD.

Si è svegliato con uno strano senso di malinconia, ma neanche lui ne conosce il motivo.

Un rock melodico e triste inizia a risuonare dalle cuffie, mentre aspetta che il suo misero 56k si colleghi e apra le solite pagine: notiziari di informatica e qualche blog.

Ha parecchia roba arretrata da leggere stasera, gli ultimi due giorni sono stati pieni di lavoro.

Di mestiere fa il grafico pubblicitario. Lavora in proprio, non ha problemi di orario.

Ama la notte; è un tipo un po' solitario e molto riflessivo.

Non ci sono nuove email...

Beve con calma il suo caffè, e poi accende una sigaretta, mentre continua il suo giro dei blog...

Anche lui vorrebbe aprire un blog, è da molto tempo che ci pensa. Anzi, sono ormai un paio d'anni, quando ancora non sapeva cosa fosse un blog, che vorrebbe crearsi un sito personale. Devono esserci ancora da qualche parte nel suo PC, i template che aveva creato, e i racconti che aveva scritto la prima volta che questa idea gli sfiorò la mente.

Ma poi, improvvisamente, perse l'ispirazione. Non è più riuscito a scrivere nulla... non gli resta che leggere.

All'improvviso, qualcosa lo scuote.

Alice nel suo diario parla di lui! All'inizio è dubbioso e perplesso. La gente difficilmente lo nota, e lui di certo non è il tipo che si sente al centro dell'attenzione, né vuole starci. Ma dopo un po' ha la certezza di essere proprio lui il visitatore misterioso di cui si parla.

Lunghi momenti passati a fissare il link alla sua email. Alla fine deciderà di clickarci, e impiegherà un paio d'ore per scrivere poche righe.

E rileggendo queste poche righe si accorgerà che il suo stile, seppur fortemente influenzato dal momento e dalla persona a cui queste righe sono destinate, ha ancora qualcosa in comune con il ragazzino che un paio d'anni fa passava le notti a disegnare template e a scrivere racconti...

Forse non sarà il passo decisivo che mi porterà finalmente ad aprire un blog e ad avere qualcosa da scriverci, ma è già qualcosa.

Grazie Alice. Se un giorno per caso venissi in Sicilia, ti devo un caffè (come minimo) ;)

A.







postato da alice121 ~ 06/12/2004 09:16 ~ commenti (17)
~




venerdì, dicembre 03, 2004
 

Il diritto di non leggere (Pennac da Come un romanzo)
Il diritto di cancellare: post, commenti e link (Alice da Il diario di Alice)
Commenti

Naturalmente su questo argomento ho scritto il mio ultimo post. Perchè non penserai che sia finita lì, vero cara?

IOglaucy
10:23, 03 dicembre, 2004


Non è finita qui mi sembra una minaccia. Il cara aggiunto dopo, l’amplifica e m’inquieta. Non ho mai avuto discussioni in rete.
Quando mi piace un blog lo linko. Non gli chiedo il permesso, ne’ mi aspetto di essere ricambiata. Un blog mi puo’ piacere perché chi lo scrive è bravo, perché è simpatico, perché è allegro oppure ironico o infantile o serio. Perché racconta storie che sembrano vere o racconta fatti che sembrano storie. Non mi piacciono quelli polemici o litigiosi.

Poi capita che mi stufi. Mi sono stufata anche di Tolstoj, pensa te!
Devo chiedere il permesso prima di cancellare un link?
Certo che no, se non lo devo chiedere quando lo metto, perché dovrei farlo quando lo tolgo?

Quindi se tra i miei link attuali, c'è qualcuno permaloso me lo faccia sapere in anticipo...che lo cancello subito;-)
O viceversa se siete seccati di linkarmi, ecc. cancellatemi pure, che tanto vi leggo lo stesso.












postato da alice121 ~ 03/12/2004 10:51 ~ commenti (31)
~




giovedì, dicembre 02, 2004
 

Forse se insegnasse in una scuola di scrittura creativa?

L’importanza di un insegnante elementare è fondamentale e troppo in secondo piano rispetto ai professori delle scuole superiori. Eppure quei cinque anni sono determinanti.

Ogni tanto arriva qualche lettera a Fran da una sua amica in Italia. Lettere che trovo abbandonate sulla scrivania e che mi chiedono: Leggimi. Lui è stato fino alla 4 elementare in una scuola italiana, lei,invece, era in un’altra classe, in un’ altra scuola. Lei frequenta la terza media e le sue lettere sono piene di errori, alcuni scaturiscono dal dialetto, tipo robba, aureglia, via sagno. Altri sono errori che derivano da una cattiva scuola elementare, che Fran non faceva neanche quando era già in terza. Vero che lui potrebbe essere più bravo, più studioso, più qualcosa…Però, però…quei 25 bambini che avevano cominciato la prima elementare insieme non imparavano allo stesso modo. In terza alcuni facevano errori nei dettati, altri non sapevano bene le tabelline, ecc. Però in quinta, Fran fece l’esame con la sua classe, come privatista, avevano imparato a scrivere correttamente. Il livello raggiunto era uguale per tutti. E che dire della maestra, che quando quell’anno dell’esame di quinta, veniva a casa durante le vacanze d’ottobre, di natale e di pasqua e lo interrogava per ore?

Certo a Fran fumava il cervello, però poi alla fine è stato contento.

Per queste ore, lei non ha voluto essere pagata perché diceva: sarebbe illegale. Così dopo l’esame, le ho regalato dei libri. Uno era Ti prendo e ti porto via (di Ammaniti). Lei ha commentato leggendo il titolo: magari qualcuno mi portasse via!

Insomma, di sicuro è una frase detta e ripetuta, però l’insegnamento è una missione e la cultura c’entra, ma non è sufficiente.

Per esempio l’insegnante d’italiano che c’è qui, ha letto tantissimo, scrive romanzi per bambini, ma gli manca qualcosa. L’esperienza di sicuro. E poi qualcos’altro.

Così quando ha dato un tema a Lo dal titolo: un idiota sull’armadio, lui ha commentato: uno che sta sull’armadio è idiota. E poi? E poi che ne so.

Un bambino di 9 anni puo’ inventarsi una storia surreale, se non lo ha mai fatto prima? Forse sì. Forse no. Forse deve provare a scrivere di cose più tradizionali. Oltre tutto scrive in una lingua che non usa mai, se non a casa.

Per Fran è diverso, invece. Lui ha quei 4 anni di scuola italiana, fatti in modo eccellente. E poi ha 13 anni. Sul tema che gli ha dato: La finestra sotto il letto, ha già la storia in mente, ha detto.

Storia non tema.



postato da alice121 ~ 02/12/2004 12:05 ~ commenti (7)
~




mercoledì, dicembre 01, 2004
 

Eh...non è facile

Nello spogliatoio ho visto una donna, oltre i settanta, nuda. Era anche nella piscina, però non nuotava. Stava ferma davanti ai bocchettoni che buttano fuori aria e che fanno una specie di massaggio. Portava una cuffia azzurra a fiori rosa. Quando sono uscita, lei aveva già fatto la doccia, si è tolta l’accappatoio ed è apparso questo corpo nudo, pieno di pelli. Non avevo visto mai un corpo vecchio prima d’ora. Cioè, sì, li avevo visti negli ospedali, però  è diverso perché lì tutti i corpi sono uguali. Si è infilata un paio di mutande enormi che le coprivano l’ombelico e incredibilmente bianche. Poi un reggiseno di quelli che c’erano una volta, però nuovo. Ha faticato per agganciarlo.  Poi si è vestita: un maglione nero, un paio di pantaloni di lana grigi. Con i calzini di filanca ci ha impiegato un po’, però sarebbe stato meno complicato se li avesse infilati prima dei pantaloni. Forse aveva fretta di nascondere il suo corpo. Vestita sembrava più giovane, una signora sui 70, non più oltre.

Poi ha tirato fuori la borsa dei trucchi, l’ha posata sul lavandino e ha cominciato a tingersi di rosso, di verde, di nero. Quando ho finito di asciugarmi i capelli, lei ha riposto la borsa dei trucchi, si è guardata allo specchio, facendo un passo indietro, ho guardato anche io.

Sembrava un vecchio pappagallo a cui erano rimaste le ultime penne. Ed era tornata ad avere un aspetto oltre, molto più di quando era nuda.


 




postato da alice121 ~ 01/12/2004 11:34 ~ commenti (11)
~



Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Template tinteggiato da lintercapedine.net