ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


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mercoledì, giugno 30, 2004
 
Per lo spettatore irritato: in fondo hai perso solo un' ora del tuo prezioso tempo, che il biglietto lo avevi ricevuto in omaggio.

Stamattina mi sono alzata, mi sono guardata allo specchio del bagno - mi controllo sempre il viso prima di lavarmi: non si sa quello che puo’ accadere  durante la notte – ho barcollato verso la cucina e il barattolo del caffè, ho aspettato che l’acqua del rubinetto diventasse bollente e ho pensato che poteva essere la scena iniziale di un film, di un corto per l’esattezza, uno di quelli che quando compare la parola fine - una scritta nera su uno schermo bianco - ti chiedi: ma che voleva dire? Poi mi sono accorta che mancava una colonna sonora, che attaccava appena cessava il rumore dell’acqua nel lavandino. Il brano, di Beth Orton, era Paris Train o Pass Time, forse armeggiavo con i tasti tra l’uno e il due del cd portatile appoggiato sul carrello della cucina e mi spostavo i capelli dagli occhi. Non so quella che succedeva dopo, qualcosa di scarsa rilevanza, forse altre azioni e gesti abbinati ad uno scambio di frasi pronunciate prima con lentezza e poi con concitazione con altri componenti della casa che alla fine rimaneva vuota, disordinata e con le finestre aperte.  

Ho immaginato l’espressione di delusione del tipo all’apparizione della parola fine e ho sorriso sul suo disappunto, poi nei suoi occhi si è riaccesa l’attenzione e sullo schermo è iniziato un altro corto. E’ apparsa una stanza con pareti bianche, senza quadri appesi, senza tende alle finestre, con un tavolo quadrato di legno chiaro e una sedia. La telecamera si è diretta verso uno stereo sul pavimento, sono comparse due mani bianche e incerte nel sesso, un cd con una S rossa. Quando è attaccato Forbidden Colours di Sakamoto, ho pensato che avrebbe rimpianto i miei quindici minuti.



postato da alice121 ~ 30/06/2004 11:03 ~ commenti (2)
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martedì, giugno 29, 2004
 

Doppiatore, doppietta, doppiezza. Parole che non c'entrano con quello che segue. O forse sì.
E’ uno di quei periodi che vorrei essere la figlia di me stessa per confermarmi che sto decidendo per il meglio. E invece no: devo stare solo da una parte. Per distrarmi posso sempre leggere un giornaletto o fare qualche partitina a PacMan e ricordarmi di quando ero nell’altra. Non vorrei tornare indietro, questo no. Mi piacerebbe solo ricoprire due ruoli opposti, giusto per un po’.

 




postato da alice121 ~ 29/06/2004 09:59 ~ commenti (3)
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lunedì, giugno 28, 2004
 

Di muri, di sguardi e della morte di una piccola sogliola di cui si poteva raccontare di più

Sta seduta per terra alla fine della prima scala mobile e mentre sei a metà della discesa ti appare con la sua bambina. Ha una gonna lunga di stoffa leggera, le unghie dei piedi senza smalto e i capelli raccolti dietro la testa. Se è sveglia ti punta addosso un paio di occhi che ti seguono e ti imbarazzano. Passo e ripasso per quella scala per entrare nella metropolitana che quando stavo qui, giuravo che non avrei preso più. Lei è sempre lì, bellissima, con questa bambina di un anno, e dorme, anche la bambina dorme sdraiata sulle sue gambe, la vedo sveglia solo due o tre volte. Mentre sta con gli occhi chiusi, il cestino che è davanti a lei si riempie di monete e di biglietti da cinque, ma se è sveglia, quelli che passano le restituiscono lo sguardo e si girano ancora prima di imboccare la seconda rampa di scale, ma non le lasciano nulla. Fuori da lì, al suono dei clacson e dei motori si aggiunge quello ritmico dell’autorizzazione delle banche agli acquisti di magliette colorate, ciabattine e costumi da mare.

Già il mare.

All’una di notte sul molo di Fiumicino si divincola attaccata al filo una sogliola di un etto e tre uomini armati di coltelli discutono per decidere chi debba staccarla dall’amo.

La mattina dopo sono di nuovo in giro con la lista della spesa che è fatta di fumetti, di medicine e di stracchino. E poi di libri. Cerco un volume di Fernandel, di cui non ho segnato il titolo, lo cerco con il tizio sul computer, ma poi lui si ricorda che non hanno più questa casa editrice e mi indica un muro che il commesso sta tirando su. Vendiamo questi, dice. Il muro è di decine di copie di Ragazze che dovresti conoscere. L’argomento è il sesso, ma loro non sono come l’autrice di Melissa P. o di Bridget Jones. Loro sono scrittrici. Affermate o esordienti, ma scrittrici. Così leggo su D Donna che esce il sabato con Repubblica, così leggo sulla pagina della cultura nello stesso giorno del medesimo quotidiano; qualcosa di simile compare anche su Glamour. Un’overdose di articoli che mi fa cadere la curiosità di sfogliare una delle copie del muro. Compro invece Blackout di Gianluca Morozzi, La settimana bianca di Emmanuel Carrere, L’elenco telefonico di Atlantide di Tullio Avoledo, Cowboys & Indians di Joseph O’ Connor e altro ancora. Il sesso non si puo’ fare su ordinazione, viene male secondo me, e anche i racconti su commissione mi sanno tanto di scuola di scrittura creativa, comunque queste storie che raccontano di sesso, di erotismo, di seduzione, mi fanno pensare a: sfrutta l’argomento che tira. La mia amica invece lo ha comprato questo libro, ma ha letto solo un racconto, che la sera va al cinema con la tizia che l’ha scritto, gli altri non so se li leggo, dice.

Alla stazione Termini la gente ti guarda di più che nelle altre strade. Io cammino veloce, che a tutte queste occhiate non sono più abituata. E mi ricordo di quando dico a Lo che vede un brutto ceffo che lo fissa e pensa che sia un maniaco, che i maniaci non hanno brutte facce.

Quando riparto, la mia valigia verde pesa dieci chili. La ragazza della Virgin dice che la devo spedire. Ma siamo in due, dico indicando mio figlio e la valigia è del formato giusto. Il bagaglio a mano non puo’ superare i cinque chili, insiste lei e attacca l’etichetta per spedirla. E allora li tolgo i chili, cioè i libri, dico io. Non puo’, dice la signorina della Virgin che si chiama Virginia e ha la pelle lucida e il mento pieno di punti neri, guardi che fila ha dietro di lei e poi cinque chili di libri…Così faccio anche io un muro sul banco, di libri e di fumetti, ma la valigia scende a 6, sto per togliere anche le due confezioni di stracchino, ma lei mi blocca, esasperata, e la valigia resta con me. Quando salgo in macchina alla stazione di Leiden, scopro che hanno rubato i pantaloni bucati di Lo e la sua felpa, vecchissima. I cd invece non li hanno presi. Strani ladri girano da queste parti.



postato da alice121 ~ 28/06/2004 11:25 ~ commenti (7)
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giovedì, giugno 24, 2004
 

Volare oh oh...

Ieri è arrivato un comunicato nell'ufficio dove lavora M. in cui si raccomandava di fare attenzione alle raffiche di vento che ci sarebbero state a partire dal pomeriggio. In effetti, stanotte, sembrava di stare dentro una delle case dei tre porcellini mentre il lupo soffia per distruggerle. Però il tetto non è volato via e non sono stati sradicati nemmeno gli alberi. Ci sono solo rami, ovunque, ma la tempesta non è ancora finita e tra poche ore dovrò prendere un aereo. Spero. Ho paura, ma dissimulo.



postato da alice121 ~ 24/06/2004 09:51 ~ commenti (7)
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martedì, giugno 22, 2004
 

Alla ricerca della strada che non c’è più

Le strade che percorriamo non esistono e il pilota automatico non le riconosce. Vaghiamo per 70 chilometri prima di arrivare a quel paese: devo portare Lo dall’otorino e il medico generico(olandese) non ci ha dato il  consenso. Il  nostro medico (romano) invece, ci dice di farla. E allora andiamo in questo ospedale che accetta pazienti senza richiesta. Io pago naturalmente, avrei pagato anche se avessi avuto l’autorizzazione. L’appuntamento è per le 13,10. Arriviamo alle 13 come indicato sulla mail che mi hanno inviato. 10 minuti prima per la registrazione, ma è l’ora del pranzo. Alle 13.00, nell’ospedale che sembra una clinica di lusso, mangiano panini fatti con il pancarrè.

Mangia la segretaria dell’accettazione, le infermiere dei reparti, mangiano i medici. Lo dice: voglio mangiare anche io. L’infermiera del reparto otorinolaringoiatra ha una briciola di pane scuro sul mento. Aspettiamo un’ora mentre loro chiacchierano e inghiottono bibite dai tetrapak e tazze di caffè fumanti. Nell’attesa, racconto a Lo un’altra puntata grottesca sull’otorino. Sono anni che la figura dell’otorino m’ispira storie terribili. All’inizio era lodorino, poi è diventato lotorino, oggi, forse, è l’otorino. L’otorino ha una testa enorme e gira armato di un bisturi con cui uccide mamme e bambini. Per sopravvivere al massacro bisogna superare prove pazzesche. Quella che dovrà affrontare Lo, mentre il maniaco mi punta il bisturi alla gola è fare rutti con le 5 vocali. Non è difficile, perché lui è uno specialista in questo settore, ma deve farli senza che le infermiere sedute dietro al bancone se ne accorgano. Purtroppo Lo sbaglia sulla I perché una di loro si gira a guardarci. Ormai sono spacciata, ma per fortuna la porta si apre: la dottoressa ha finito il pranzo e comincia la visita. E’ un’otorina giovane, gigantesca con una treccia proporzionata alla sue dimensioni. Chiede a Lo se sente dei fischi o dei boati. Lui dice che quando fischia sente i fischi. Poi gli controlla la gola e il naso. Gli guarda anche dentro le orecchie, ma non usa nessun attrezzo. E cosa si vede dentro un orecchio a occhio nudo? Non si vede proprio nulla, cioè si vede se è sporco. Poi gli appoggia un righello al centro della fronte e ai lati delle orecchie. Gli chiede: dove senti la pressione del righello? E lui dice: sulla fronte, vicino alle orecchie. Bene, dice la medichessa. La visita è finita.

Doveva fare la prova dell’udito, dico io.

Sì, lo so. Prendete un appuntamento con l’infermiera risponde lei.

Non possiamo farla adesso? Abitiamo a 70 chilometri da qui.

Adesso? Dice lei e spalanca i suoi occhi azzurri, enormi come tutto il resto. Impossibile!

Pranziamo nel bar dell’ospedale: rustico al formaggio, succo d’arancia e gelato. Facciamo anche una partita al biliardino. Si conclude anche la storia dell’otorina che nella colluttazione con Lo, perde la treccia bionda. Torniamo a casa mentre le pale dei mulini girano velocissime.



postato da alice121 ~ 22/06/2004 10:12 ~ commenti (11)
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lunedì, giugno 21, 2004
 

Il tritone nel 2004 prende il tram.

Esiste ancora e ha imparato a camminare. L’ho visto ieri su una spiaggia del Mare del Nord prima che arrivasse una tempesta. All’orizzonte si vedeva il temporale che avanzava e il mare che ingrossava. Lui, il tritone, invece di rifugiarsi in una caverna negli abissi, ha abbandonato le onde e si è diretto verso la fermata del tram. Indossava una muta e teneva un surf sotto il braccio. Piedi lunghi, pinneschi e senza scarpe. Capelli lunghi, biondi e gocciolanti. Viso abbronzato e portamento fiero, ha attraversato la strada ignorando lo sguardo di ammirazione dei miei figli e schivando con classe un cartello pubblicitario spazzato via dal vento. Lui, il tritone del 2004, è insensibile al freddo e al giudizio della gente. Chissà se sul bicipite coperto dalla muta ha tatuato l’immagine della sua sirena.



postato da alice121 ~ 21/06/2004 09:52 ~ commenti (6)
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venerdì, giugno 18, 2004
 
Quando il senso di colpa non c'è, devi sentirti in colpa?

Sui luoghi puoi cambiare opinione come, talvolta, accade sulle persone. E così capiti una sera in una zona di Scheveningen che non è quella dei grattacieli e nemmeno delle navi rosse e nere con le ciminiere, ma è un piccolo porto dove sono ormeggiate le chiatte con cui pescano le aringhe, quelle che si mangiano prendendole per la coda e intingendole in un piatto di cipolle, aprendo la bocca e divorandole in un colpo solo, insomma capiti in questo posto inaspettato con un cielo che ha il colore del cielo e i gabbiani che planano tra le imbarcazioni, atterrano a pochi metri da te, che si scambiano informazioni e se ti fai prendere, quasi ti sembra di capire quello che si dicono, ogni tanto tieni d’occhio un grosso piccione, che gironzola sotto i tavoli, ma è lontano abbastanza da non suscitare preoccupazioni. Nel frattempo, al tavolo dove sei seduta in compagnia di due amiche si svolge un litigio fatto di parole sottili, sussurrate, che apparentemente non ha nulla di violento. Una frase segue un’altra e tu dovresti dire qualcosa, cambiare argomento o manifestare la tua opinione e invece rimani in silenzio a guardare il mare, le ombre dei gabbiani all’orizzonte, come quando ti fissi senza sbattere le palpebre e qualcuno ti chiama, lo senti che ti chiama, ma è come se fossi da un’ altra parte. E quando riemergi dall’incantamento è troppo tardi e non ti resta che pensare: forse potevo fare qualcosa. E quello che ti sorprende è che non sei pentito di non esserci stato.




postato da alice121 ~ 18/06/2004 09:55 ~ commenti (2)
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giovedì, giugno 17, 2004
 

Mi è tornata la voglia di giocare
Dopo aver trovato la sequenza della
pillola, sono ricaduta in questo. Continuerò fino a che non entrerò nelle Top 100, poi passerò ai giochi online.  Mi piacerebbe un' avventura di fantasy. Ultima sembra divertente, ma mi pare che ci siano troppo regole.




postato da alice121 ~ 17/06/2004 09:15 ~ commenti (1)
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martedì, giugno 15, 2004
 

Forza Orange

A noi che viviamo all’estero non ci arrivano i msg del governo e ci escludono dalla visione delle partite di calcio. Ogni tanto ci tolgono anche qualche altro programmuccio tipo elisir o ulisse (credo che si chiami così). Vespa e Fede invece li vediamo sempre. Loro sono internazionali.

Grande sventolio di bandiere oggi, vedo arancione in ogni luogo. Anche la mia faccia mi sembra arancione, ma forse è solo l’abbronzatura che si scolorisce.

Olanda – Germania.

Spero che i tedeschi residenti da queste parti facciano il loro tifo in silenzio.



postato da alice121 ~ 15/06/2004 15:44 ~ commenti (6)
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Pochi, ma buoni
Fotografia ufficiale dei voti della comunità italiana residente nei Paesi Bassi: risultati delle elezioni europee del 11-12 Giugno 2004 nei seggi consolari italiani in Olanda (Fonte Min. INTERNO).
Liste
    Voti
  Percent.
UNITI NELL'ULIVO
632
39,2 %
RIF.COM.
114
7,1 %
FED.DEI VERDI
83
5,1 %
DIPIETRO OCCHETTO
62
3,8 %
COMUNISTI ITALIANI
33
2,1
A.P. UDEUR
4
0,2 %
SVP A
1
0,1 %

Centro sinistra 929 voti pari al        57.6%


FORZA ITALIA
285
17,7 %
ALLEANZA NAZIONALE
119
7,4 %
UDC
48
3,0 %
LEGA NORD
41
2,5 %
SOCIALISTI UNITI
14
0,9 %

Centrodestra            507 voti pari al        31.5%


LISTA EMMA BONINO
107
6,6 %
ALTERNATIVA SOCIALE
14
0,9
AB.SCORP.VERDI VERDI
11
0,7 %
PRI I LIBERAL SGARBI
10
0,6 %
P.SEGNI SCOGNAMIGLIO
8
0,5 %
PART.PENS.
7
0,4 %
FIAMMA TRICOLORE
7
0,4 %
LISTA CONSUMATORI
5
0,3 %
ALL.LOMB.AUT.
4
0,2 %
PAESE NUOVO
3
0,2 %
MOV.IDEA SOC. RAUTI
2
0,1 %

Altri:                  178     voti pari al    10.9%

Voti validi: Totale             1.614   100,0

 

Affluenza alle urne : hanno votato il 10.4 % degli elettori (14.6% alle
precedenti europee) .

 

























































































postato da alice121 ~ 15/06/2004 12:35 ~ commenti (8)
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lunedì, giugno 14, 2004
 

A volte ritornano

E’ una notte tra sabato e domenica di undici anni fa, quando Daniele viene portato al pronto soccorso. Dopo un’ora è operato per una peritonite. Quando lo portano nella camerata è solo: il padre è andato a prendere la madre che fa la cuoca in un ristorante. Arriva una donna bassa, robusta, con un grembiule e le ciabatte di gomma, i capelli leggermente unti tenuti indietro da una fascia. Gli accarezza il viso e lui, che non ha ancora compiuto tredici anni, si sveglia dall’anestesia e le dice: a Ma’ non te preoccupa’, è tutto a posto. Lei se ne va subito che il giorno dopo lavora: sono le due di notte. Resta il padre con lui, che si addormenta sulla panca del corridoio e che si fa vivo solo al mattino per fargli un saluto. Durante la notte, Daniele tenta di strapparsi la flebo, si agita e vomita di continuo. Io che mi trovo lì perché anche M. è stato operato di appendicite, cerco di farlo stare fermo insieme a due infermiere. Ad un certo punto mi arrabbio e decido di andare a svegliare quell'imbecille che si sente russare dal corridoio, ma una di loro mi convince a non andare. Durante quella notte penso: ma come si fa a lasciare un bambino solo appena operato?

Quando si sveglia la mattina dopo, Daniele non è più un ragazzo, ma è un uomo. Parla come un adulto. Durante quei venti giorni che lo frequento in ospedale, mi dimentico quasi della sua età. Il padre non torna più a trovarlo e sua madre viene la domenica insieme ai fratelli. Lavorano troppo i miei genitori e io, ormai, sto bene, dice lui.

Ci racconta che vive in collegio, dove si diverte tantissimo. Che vuole fare il veterinario.

Non vive in un collegio, naturalmente, ma in un centro dove trovano alloggio ragazzi che hanno genitori in prigione, alcolizzati, con gravi problemi insomma. Verrà a trovarci, per anni, con suo fratello.

Ricordo molto bene la prima volta che sono venuti a casa nostra: suo fratello aveva 16 anni, lui 13. Hanno giocato con i giochi di Fran che ne aveva 2. Il libro parlante, i peluche e i puzzles a 12 pezzi. Verso la fine del pomeriggio, suo fratello trova la cassetta di Peter Pan. La possiamo vedere? Ci chiede. E lui, rivolto a noi: mio fratello è proprio un bambino e non conosce nemmeno la buona educazione.

Non avremo mai il suo numero di telefono, sarà sempre lui a chiamarci a Natale, a Pasqua. L’ultima volta che l’incontriamo, Daniele ha 20 anni. Da due è fuori dal centro. Non è andato all’università perché vuole aiutare sua madre: fa il cameriere in una pizzeria alla stazione Termini. Per la prima volta ci parla del padre: ci racconta che è depresso e che la notte gira per la città perché soffre d’insonnia e durante il giorno dorme. Anche suo fratello lavora adesso, ma ha le mani bucate, dice. Sono io che devo pensare alle famiglia, ma le mie soddisfazioni me le tolgo. Sto con una signora di una certa età. Io la rendo felice e lei mi è riconoscente. Ha un suo cellulare, ora: un modello costoso. Sorride soddisfatto quando ci scrive, a caratteri giganteschi, il suo numero. Quel numero lo perderemo durante il trasloco. Daniele non lo sentiremo più e io mi dimenticherò di lui.

E però voglio scrivere una storia su di lui, ma ci penso e ripenso ma non riesco a immaginarla felice. Sorride, ma non ride mai.



postato da alice121 ~ 14/06/2004 11:17 ~ commenti (2)
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venerdì, giugno 11, 2004
 

Forse con le schede non siamo schedabili?
Chissà che, preoccupato per quello che sta succedendo al suo collega, e anche in altri luoghi, il Berlusca non ci ripensi e mandi un secondo msg di contrordine. Che poi tanto informato il Capo del Governo non è perché sul mio cellulare olandese non sono arrivati msg. Su quello italiano, non so, però ho la scheda io e secondo me gli invii sono stati fatti a quelli con il contratto.  




postato da alice121 ~ 11/06/2004 14:30 ~ commenti (8)
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Mai far parte di una lista.

Tra un po’ si fermerà un camion davanti alla porta dell’ingresso e mi scaricherà casse di mozzarella e ricotta per circa 50 chili. E io sono preoccupata. Ci sono sempre problemi con il club di mozzarelle. Ma questa volta, giuro, sarà l’ultima. Finito il mio turno mi cancellerò per sempre dalla lista e se mi viene voglia di mozzarella vado a comprarla da Ven, che poi è anche lo stesso produttore della consegna a domicilio.

I problemi sono cominciati con il telefono. M. si è dimenticato di pagare la bolletta e ci hanno staccato la linea. Si puo’ chiamare solo il 113 o un numero simile. E non si puo’ ricevere. Oddio non so nemmeno il numero del pronto intervento…

Comunque. Ho avuto una brillante idea. Ho scritto una mail al curatore del sito delle mozzarelle (gli ordini di solito si fanno via internet) e lui ha prontamente inserito il mio numero di cellulare. Per fortuna. Perché un utente con il Mac gli ha mandato in tilt la tabella e allora la gente, per fare gli ordini, doveva telefonare. Ho prelevato i soldi dal bancomat in due tempi. Mi sono preparata le monete per il resto. Poco fa, ho accesso la stampante per stampare la tabella e…cartuccia esaurita! Ho cominciato a copiarla, e già con tutti quegli 1 2 3 4 mi ero confusa, quando ho avuto un'altra idea: mi porto giù il portatile e controllo la tabella dal monitor. Facile. Ho acceso un paio d’incensi per confondere l’aria, ero quasi tranquilla, quando mi sono ricordata di non aver messo da parte le buste per le consegne! Ho cercato negli armadi, in cucina e alla fine, ne ho contate 7. Non posso andare al supermercato a comprare buste. E se nel frattempo arriva il camion? Potrei lasciargli un biglietto: torno subito. Ma se poi non capisce l’inglese? A volte capita che i trasportatori non lo sappiano.

Preferirei essere da un’altra parte. Allo studio, dove lavoravo prima, con 10 clienti che arrivano contemporaneamente e che vogliono sapere all’istante quanto dovranno pagare di tasse. Oppure in una fila immobile in macchina o in coda davanti a uno sportello postale.

Dagli ordini che hanno fatto le donne del club di mozzarelle, si capisce che stasera prepareranno quantità industriali di pizze e di lasagne. E se il centro di produzione ha capito male l’ordine telefonico che ho fatto ieri mattina? Ho un brutto presentimento e un’ansia crescente.



postato da alice121 ~ 11/06/2004 11:17 ~ commenti (1)
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giovedì, giugno 10, 2004
 

Quando piccoli dettagli ti confondono e non sai spiegarti perchè

Nel giardino della scuola di musica scalpellano teste. Sono undici: 5 uomini e 6 donne. Alcuni usano il martello, altri un attrezzo di cui non conosco il nome. Ognuno è davanti ad uno sgabello alto dove c’è una pietra bianca. Alcune teste sono appena accennate, in altre, già delineate, sono riconoscibili il naso, gli occhi e la forma della bocca. Il martellio è continuo e, ogni tanto, s’inserisce una nota di un sax o di un altro strumento musicale proveniente dalle finestre della scuola. Tutti e undici hanno stesse espressioni concentrate. Mi piacerebbe entrare nei loro cervelli e seguire i loro pensieri, se li hanno in questo momento. Li guardo senza avvicinarmi e li invidio. Invidio la loro capacità di riuscire a tirare fuori una forma. Poi noto un tipo: il più vecchio del gruppo. Sulla sua fronte ci sono grosse gocce di sudore. Una, grande come un seme di cocomero, rotola fino alla punta del naso mentre lui continua a martellare, rimane sospesa per qualche istante e poi cade sulla pietra.



postato da alice121 ~ 10/06/2004 11:19 ~ commenti
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mercoledì, giugno 09, 2004
 

Quando gli occhi brillano è perchè si parla di sogni

Detesto i villaggi attrezzati. Mi stanno sulle palle le attività di gruppo, l’allegria finta o reale che affiora, gli animatori. Capita che ci sia stata. Ovviamente da quando sono nati i figli. .

Comunque mi sono ritrovata in questo posto con il mare trasparente e dove la gente era poca perché l'estate non è ancora cominciata. C’erano delle famiglie inglesi, già la scuola era chiusa anche per loro, e poi quelli che venivano per le conferenze. Una era di medici. Il gruppo dei dottori di Lecce ha frequentato poco il congresso e molto la piscina e la spiaggia. Parlavano di sesso: sempre. Io non mi scandalizzo, però le loro conversazioni erano fastidiose e mi facevano venire voglia di dire qualcosa anche se poi non ho detto nulla.

Questo villaggio era ultra costoso e se non ci avessero fatto un prezzo speciale, non mi sarei potuta permettere di portarci i bambini. In due sì, avremmo potuto, ma certo non avremmo scelto un posto del genereì. Ci sarebbe andato M. per il congresso, ma io avrei fatto altro.

Malgrado le famiglie inglesi e i medici di Lecce, gli animatori avevano poco da fare e chiacchieravano. A turno mi hanno raccontato le loro storie.

Una vuole fare la cantante, un’altra la ballerina. Tutti gli altri, gli attori. Tutti avevano fatto i provini per un Posto al Sole. Uno partirà a settembre per Los Angeles, dove lavorerà in una commedia. Quello che mi resta, non sono le storie. Ma lo sguardo che avevano tutti quando raccontavano. Uno sguardo luminoso. Bellissimo.



postato da alice121 ~ 09/06/2004 12:58 ~ commenti (4)
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martedì, giugno 08, 2004
 

Il mare era proprio blu e mi sento come la tizia che torna da un viaggio della Costa Crociere

Non mi sarebbe dispiaciuto affatto restare un giorno a Roma e andare a Massenzio a sentire cosa avrebbe letto Ammaniti. Tanto più che, immagino, ci sarà un bel venticello. Qui invece fa un caldo pazzesco. Mi piacerebbe diventare piccola piccola e tuffarmi in uno degli acquari. E invece dovrò accontentarmi di una doccia o al limite di un bagno nella vasca. E rinunciare al tuffo, eh sì.



postato da alice121 ~ 08/06/2004 17:43 ~ commenti (3)
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