ovvero cronaca della vita reale e immaginaria di un'emigrante quasi di lusso

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Tu sei libero di scrivere senza obbligo di restare in tema, io di rispondere se ho qualcosa d'aggiungere


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venerdì, aprile 30, 2004
 

Ricevo in differita...

Una mia amica è andata a via del Bab(B)uino, ieri sera, e poi mi ha mandato un resoconto sulla serata. A volte Roma puo' essere molto triste.
carissima, sono nella mia casetta. Fuori piove, ma fa caldo, in questa
stranissima primavera romana che assomiglia all'autunno milanese. Non ho
resistito al Notegen. Età media 20 anni, facce da giovane Werther, tutti
amici tra loro...Mi sono sentita molto, ma molto fuori posto.  Davanti al
bar c'era un giovanissimo barbone che si sosteneva con due stampelle e
continuava a bere vino, il Tavernello. Doveva aver avuto una buona famiglia
alle spalle perché non tracannava dal tetrapak, ma versava l'orribile
bevanda in un bicchiere di plastica. Il cameriere del notegen, un
extracomunitario che aveva appena finito di lavorare e che si stava godendo
una birra, non sopportava molto quella visione e ha più volte chiesto al
barbone di allontanarsi...Insomma, m'è venuta un po' di tristezza e sono
venuta via sotto una pioggia battente. Baci da qui, Fe'















postato da alice121 ~ 30/04/2004 12:55 ~ commenti (1)
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giovedì, aprile 29, 2004
 

Stanotte non si dorme.

Stanno finendo di attaccare le bandierine. Tra  un po’ monteranno le bancarelle. Poi la gente segnerà con il gesso il pezzo di marciapiede su cui stenderà il telo della roba da vendere domani. Domani è il compleanno della regina, che poi la regina madre è morta due mesi fa, ma si festeggia lo stesso.

Dopo giorni quasi estivi da ieri è tornato il grigio.

La festa della regina è un po’ sficata in effetti: ogni 30 aprile piove. Ma tanto non importa a nessuno: si divertono lo stesso. Alla regina, poi interessa ancora di meno. Comunque aveva una bella età quando è morta. Aveva passato i 90, credo. Anche Fran e Lo andranno a vendere. Ci si puo’ liberare di tutto, basta che i prezzi siano bassi.

L’anno scorso Fran vendeva giochi del pc che non usava più. Uno era anche rotto. Questa è una frode! Gli ho detto. Allora ha incollato un’etichetta, dove ha scritto in stampatello: gioco rotto. E lo ha messo in vendita a dieci centesimi. Aveva anche la custodia scheggiata e un tizio l’ha comprato. Un tipo con una pancia enorme, sui cinquanta. Ora uno potrebbe pensare che il ciccione si sia commosso per quel bambino che vendeva un cd rotto sotto la pioggia. E che abbia voluto premiare la sua onestà (un po’ forzata). Ma non è così. Non è un atteggiamento olandese, questo. Certo, generalizzare è un po’ da scemi: è accontentarsi dei luoghi comuni, di schemi predefiniti. Ma io sono sicura che quella transizione non fu determinata dalla commozione. Perché il tipo contrattò sul prezzo. E riuscì ad acquistarlo a 5 centesimi.

Eh, domani ci si diverte!



postato da alice121 ~ 29/04/2004 11:19 ~ commenti (5)
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mercoledì, aprile 28, 2004
 

Segnalazione

Domani alle 21.00 a Roma, al caffè Notegan in via del Babbuino 158, presentazione e lettura di FaM, Rivista di Letteratura Fica.

Io non ci sarò, ma spero che qualcuno del mio ex gruppo si ricorderà di andarci.

Così poi mi racconta, magari in differita.

Permane un dubbio -uno dei tanti, ma questo è piccolo, piccolo - sulla targa della strada, Babuino è scritto con 1 o 2 B? A me pare con 2.



postato da alice121 ~ 28/04/2004 09:35 ~ commenti (4)
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martedì, aprile 27, 2004
 

The world

La mappa del mondo. E’ la prima cosa che ho comprato quando sono arrivata qui. Poi l’ho attaccata alla parete della stanza dove scrivo. Mi sarebbe piaciuto appenderci anche il quadro della ragazza che tira l’asino – che poi hanno anche le stesse dimensioni – invece ci ho messo la carta geografica. Mi serviva per misurare la distanza che mi separava da Roma, quasi 2000 chilometri mica uno scherzo. Poi man mano che il tempo passava a questo fatto della distanza non ci ho pensato più e ho cominciato a guardare altri paesi. C’era chi veniva dal Sud Africa, dal Congo, dal KazaKhstan. Una che è stata qui per un anno e poi è tornata in Corea. Ed era felice. Non c’è confronto con l’Olanda, diceva. A me sarebbe preso un colpo. Che poi quando le persone ti raccontano un paese, a me sembra di vedermelo davanti, molto di più che se guardassi un documentario in tv. Il lettino in cui ti visita il ginecologo in una città del Congo, per esempio. Ti devi portare un asciugamano da appoggiarci sopra perché non hanno i lenzuoli di carta. Oppure devi evitare di stendere gli indumenti all’aperto, e anche se li fai asciugare all’interno della casa, devi stirarli tutti, meticolosamente, anche le mutande e i calzini. Sì perché esiste un tipo di mosca che depone le uova nei panni umidi e poi le larve ti entrano nella pelle. Ti raccontano il mondo e quello comincia ad esistere veramente.

Sono passati tre anni e il 70%-80% della gente è ripartita o sta per ripartire. E avrei voglia di andarmene via anche io. Ho in mente anche dove. La California o la Francia andrebbero benissimo.Comunque per ora resto qui.
Sabato l’ho passato ad Amsterdam a calcolare i tempi e le distanze rispetto alla scuola. Avevo in mente di trasferirmi lì dato che le due persone con cui ho legato di più partono alla fine di luglio.Andare nell’altra Olanda dove puoi incrociare per strada gente dallo sguardo che brilla. Magari anche altro, altre cose. E sì, mi piacerebbe. Però poi succede che dovrei guidare per 3 ore al giorno. Tre ore di macchina mi sembrano una follia. Nel passato lo facevo.

Sabato camminavo per le stradine del centro dopo le otto e sì, si stava bene. Ma poi ho pensato che tre ore è un sacco di tempo. E le feste non mi piacciono. Se avessi vissuto ad Amsterdam sabato sera, avrei accompagnato i figli a casa e sarei andata alla festa che era stata organizzata dopo la mostra. Non avrei avuto scuse.




postato da alice121 ~ 27/04/2004 09:29 ~ commenti (1)
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lunedì, aprile 26, 2004
 

A gift for you

Non è lei: è troppo alta e i capelli sono diversi…

E’ da due mesi che non la vedi: i capelli si sono allungati e lei è cresciuta.

Sembra più grande di me, adesso…Comunque è sempre brutta: troppo secca e poi ha quei puntini sulle guance..

Perché la guardi, allora?

Non la guardo mica. E’ lei che mi guarda.

Accidenti!

Cosa succede? Chiede senza voltarsi.

E’ caduta.

La bambina si era aggrappata con le mani alle assi di una scala di legno, ma nel passare da un gradino all’altro, è scivolata.

Si rialza, si controlla la gonna, raccoglie lo zaino e viene a posarlo al tavolo vicino al nostro. Si sistema i capelli, lo guarda di sbieco.

Lui diventa rosso. Dice: che noia! Perché non andiamo via?

Tra 30 minuti, quando arriva tuo fratello.

Lei apre lo zainetto, cerca qualcosa, molto concentrata.

Lui si mette a leggere. Cioè sfoglia un libro. Nel frattempo la sorveglia.

Lei prende una moneta, passa vicino a lui, urta la sua sedia, si ferma davanti al distributore automatico, preme C3, raccoglie il pacchetto di patatine che scende dopo il tintinnio della moneta.

Si siede e comincia a mangiare lentamente.

Scommetti che non me lo regala più?

Cosa?

Lo sticker. Si è dimenticata.

Da circa un anno, ogni giovedì, vede questa bambina americana. Lei mangia le patatine e poi gli dà lo sticker. All’inizio chiacchieravano, poi hanno smesso. E’ rimasto solo lo scambio della sorpresa. Lei aspetta qualcuno che venga a prenderla, nel frattempo si fa la treccia, la disfa, s’arrampica da qualche parte, oppure gira su sé stessa fino a quando la gonna si gonfia come un palloncino mentre lo tiene d’occhio.

Lui la odia. Così dice, per lo meno.

Lei posa il pacchetto di patatine e comincia a saltellare. Sempre più vicino. Lui aumenta la concentrazione di lettura.

Chiude il libro e mi chiede: Perché ridi?

Io non rido.

La bambina si ferma davanti a lui. Alza un braccio con il pugno chiuso. Apre la mano e compare lo sticker. A gift for you. Dice, molto seria.

Lui risponde: No!

Lei abbassa il braccio.

Lui aggiunge: non li colleziono più. E’ roba da piccoli.

Lei fa sì con la testa, indietreggia. Si ferma davanti al secchio, apre la mano e lascia cadere il dischetto di plastica, poi scompare in fondo al corridoio.

Lo zaino è rimasto sul tavolo con il giubbotto jeans.

Finalmente! Dice lui.

Quella notte, dopo che ho spento la luce, dice: credo che non mi sposerò. Però se cambiassi idea non voglio una moglie grassa. E deve avere i capelli lunghi e le lentiggini. Solo sul naso, però.



postato da alice121 ~ 26/04/2004 10:25 ~ commenti (2)
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venerdì, aprile 23, 2004
 

Fahrenheit celebra la giornata mondiale del libro Radio Rai 3 alle 15.00
Il 23 aprile e' un giorno rappresentativo per la letteratura. In questo giorno del 1616 morirono Shakespeare e Cervantes, e, anche nel ricordo di questi due numi tutelari, l'Unesco ha individuato in questa ricorrenza la data ideale per celebrare la giornata del libro. Un'iniziativa che coinvolge tutti gli aspetti della vita sociale, come testimonia il collegamento tra le nuove schiavitu', l'ignoranza, l'alfabetizzazione e la lettura che l'Unesco propone alla riflessione generale. Con il comune intento di rendere il libro accessibile a tutti, una interminabile serie di incontri, eventi e manifestazioni animera' questa giornata. Fahrenheit riprende i piu' significativi, soffermandosi in particolare sui luoghi di transito della lettura, come librerie e biblioteche, e sullo stato attuale dell'editoria. Alla trasmissione partecipano dunque scrittori, bibliotecari, operatori culturali.
Fonte: Fahreinhet Radio Rai 3





postato da alice121 ~ 23/04/2004 10:55 ~ commenti
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giovedì, aprile 22, 2004
 

Oltre lo sguardo

L’intervento dura quindici minuti, il costo è di circa trecento euro. Al lato del bulbo oculare viene inserito un micro gioiello di platino (una stellina o un cuoricino) che sarà visibile quando si gira lo sguardo. Pare che la lista d’attesa a Rotterdam sia lunghissima. Chi la effettua, sostiene che non sono stati riscontrati effetti collaterali, per lo meno fino a questo momento.

Il risultato, dopo l'intervento, è quello di avere uno sguardo che brilla.

Un giorno, qualcuno scriverà:

L’avevo conosciuta da poco. Ci avevano appena servito le birre. Quando lei girò lo sguardo, un bagliore mi sorprese. Capii che era il segnale: avevo finalmente incontrato la donna che cercavo da tempo.

Lui pensa queste cose. Inizia a corteggiarla. Dopo un po’ lei gli svela il mistero dello sguardo accecante.

Sono stata a Rotterdam, ieri. Ti piace il mio delfino?

Lui si afflosciò sullo sgabello. Non parlò più per tutta la sera.



postato da alice121 ~ 22/04/2004 10:01 ~ commenti (4)
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martedì, aprile 20, 2004
 

Pagina 23

 1. Prendi il libro più vicino.
2. Aprilo alla pagina 23.
3. Trova la prima frase degna del benché minimo interesse.
4. Posta il testo della frase nel tuo blog insieme a queste istruzioni.

Credo che questo gioco sia partito da qui.

Lo faccio anche io, seguendo le istruzioni con qualche variante.

Sulla mia scrivania c’è:

La mia agenda. A pagina 23 (mese di febbraio) ci sono numeri da 1 a 18 all’interno di un cerchio. Ogni numero rappresenta 30minuti. I cerchi li faceva Lo durante il viaggio verso S.Francisco. 

Vocabolario Garzanti. A pagina 23 non trovo nessuna parola che mi piace e poi le conosco tutte,tranne questa: Accomandolare. Definizione: nella tessitura, rannodare i fili spezzati dell’ordito con il filo intero, detto comandolo. 

Shorts di Vitaliano Trevisan. Una raccolta di racconti brevi che ho appena finito di leggere. A pagina 23 c’è l’inizio di un racconto, ma non trovo nessuna frase degna di interesse. 

Al tempo di papà di Jiro Taniguchi. Questo è un fumetto, non un libro, ma ha l’aspetto e il costo di un libro. Una storia sulla nostalgia e sull’incomprensione. Molto deludente. A pagina 23, nella vignetta centrale, c’è scritto: Avevo 7 anni. Fui preso da un’angoscia inspiegabile  e corsi in strada, al tramonto.

Quella parola inspiegabile spiega perché il fumetto mi ha deluso. Il bambino ha appena scoperto che la madre è scomparsa. Il padre non vuole dirgli dove è andata. Si capisce benissimo che non tornerà più. Fugge da casa per andarla a cercare dai nonni. Mentre corre prova angoscia. Ma non è inspiegabile. 

I racconti più brevi del mondo. A pagina 23 c’è un racconto di Pointcarrè, dal titolo Oulipoliziesco.

Seguono delle domande su come dovrebbe proseguire un racconto poliziesco. Nessuna che valga la pena di riportare, però. 

A questo punto, potrei cercare un libro meno vicino. Invece, cambio la regola e guardo a pagina 22 dei Racconti Brevi. Dove trovo qualcosa che mi piace. Questo:

 

 

L’autore è Istvan Orkeny. Il titolo del racconto è Pagina Vuota. C’è una frase alla fine del racconto che non esiste dove l’autore cerca di spiegare quello spazio lasciato in bianco.

E un autore che suggerisce il significato della sua creazione è noioso. E quindi non la riporto.






postato da alice121 ~ 20/04/2004 10:23 ~ commenti (4)
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lunedì, aprile 19, 2004
 

Non mangiare falafel in presenza di piccioni.

Il piccione è un animale:

Invadente

Nocivo

Avido.

Il piccione selvatico nidifica sulle pareti rocciose. Il piccione di città, che discende da quello selvatico e da quello domestico, sceglie i palazzi antichi dove trova buchi in cui deporre le uova. Nelle città non ci sono predatori come il Falco o lo Sparviero. I Gabbiani e le Taccole mangiano le sue uova, ma non riescono ad entrare nei buchi in cui sono deposte.

Nei suoi escrementi, anche quando sono essiccati, ci sono sostanze che corrodono i marmi e il metallo. Quando mangia, per favorire la digestione, ha bisogno di ingoiare frammenti di pietra che non sempre trova sul suolo e allora, con il suo becco, va a cercarla sui monumenti e sui palazzi.

La tortora discende dalla stessa famiglia, ma ha dimensioni inferiori, un collo più lungo, un becco meno potente. E non è invadente.

Sui moli di San Francisco entrano nei cassonetti, divorano con tranquillità, poi riescono quando qualcuno li riapre.

E anche se si è indifferenti a quell’occhio fisso, senza palpebra, a quella ricerca avida di cibo che non conosce paura, non si puo’ non sussultare, quando tre quattro piccioni spiccano il volo sfiorandoti con le zampe e le ali che perdono piume.

In un bar di Vondel Park, i bambini vanno a carponi sotto i tavolini insieme ai piccioni a caccia di patatine e avanzi di panini.

Mentre bevo un caffè, non nero, non bollente, lui mi passa sotto la sedia, mi sfiora le scarpe.Sento lo spostamento d’aria quando si allontana, poi ritorna, sempre lo stesso. Mi vengono i brividi, ma chiacchiero, sorrido, rispondo alle domande.

Verso sera, ma c'è ancora una luce piena, sono stanchissima. Percorro la strada che va dal Dam alla Stazione Centrale, una strada piena di negozi che vendono panini americani, zoccoli di legno e magliette acriliche. Affollata di turisti, di musicisti, di gente che è scesa dai treni. Quando c’è il caos devi guardarti dai ciclisti, non dagli automobilisti. Gli olandesi, se sono sulle biciclette non rallentano mai, al limite ti schivano quando stanno per piombarti addosso.

E’ in quel momento che avviene il fatto.

Vedo il palazzo della stazione come un miraggio in fondo alla strada, i turisti seduti sulle panchine e la pista ciclabile su cui appare un tipo che pedala veloce. Succede che il tipo frena inspiegabilmente: non ci sono ostacoli davanti a lui, sembra  stia per cadere, riconquista l’equilibrio, riparte con un sorriso imbarazzato. I turisti seduti sulle panchine guardano, guardo anche io. C’è un piccione al centro della pista a cui il tipo ha schiacciato le zampe.

Si trascina sul corpo, raggiunge il marciapiedi e lì resta in una posizione innaturale come fosse nel nido a covare le uova. I turisti della panchina parlano indicandolo. Poi una donna si alza e gli posa vicino l'avanzo del suo panino.Che lui comincia a beccare.



postato da alice121 ~ 19/04/2004 10:08 ~ commenti (5)
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venerdì, aprile 16, 2004
 

Anche un popolo di scrittori

Arriva la lettera del premio letterario a cui ho partecipato. Sezione narrativa. Un concorso per italiani residenti in Olanda.

Decido di aprirla dopo cena. Se non ho vinto mi dispiace. Se invece ho vinto, sono contenta per un’ora? Forse anche due. Se aspetto fino a sera permane quello stato di attesa su cui sono state scritte migliaia di pagine.

Alla fine prevale la curiosità.

Sezione narrativa: un vincitore. Finalisti: 9. Non c’è il mio nome. Non compare neanche tra i 6 che hanno avuto una menzione speciale.  

A quanto mi risulta questo premio non è pubblicizzato. E ho partecipato proprio per questo motivo. Che fossimo in pochi e quindi avessi una probabilità maggiore di arrivare in finale.

Mi assale una curiosità pazzesca: chi sono questi 16? Dove vivono? Di cosa scrivono?

Questa volta voglio esserci.

Saranno letti i racconti dei finalisti e dei vincitori e chi lo desidera ha la facoltà di presentare sue opere edite.

Il premio si svolge in un paese vicino all’Aja.

L’anno scorso mi sono persa nei corridoi del palazzo dove avveniva la premiazione.

Non sarei stata in grado di arrivare in quel paese (anche a quel paese, in fondo non cambia molto) con la mappa – mi perdo sempre con le mappe – quindi avevo preso la macchina di M., dove c’è quella voce che ti dice se devi svoltare a destra, a sinistra o rimanere sulla stessa strada. Mi perdo anche con la voce che mi indica la direzione da seguire, però in quell’occasione avevo capito tutte le istruzioni. Solo che ero arrivata dalla parte sbagliata.

Questa volta mi organizzo. Mi porto un navigatore umano. E anche degli aiutanti. Sono proprio curiosa di incontrare questi scrittori.



postato da alice121 ~ 16/04/2004 10:21 ~ commenti (8)
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giovedì, aprile 15, 2004
 

Ladri si aggiravano nel quartiere durante la settimana di Pasqua

Giovedì sera io e mio cognato siamo da soli con i bambini. Si deve preparare la cena; c’è il ragù già pronto, ma a lui viene voglia di mangiare le penne all’arrabbiata. Siccome manca il peperoncino, salgo nell’appartamento sopra a prenderlo e mi accorgo che: la porta è socchiusa, la luce accesa e lo spioncino coperto da una striscia di carta. Scendo le scale in 3 secondi e dico: i ladri, ci sono i ladri!

Richiudiamo la porta e ci organizziamo. Chiamo il 113. Guardiamo dallo spioncino. L’ascensore è fermo all’ultimo piano. Nella casa non c’è nulla di valore, a parte il mio pc e la digitale. Penso a tutta la roba che c’è dentro e all’unico disco con i file salvati, chiuso nella borsa del portatile. Comincio a piagnucolare. E se scappano dal terrazzo? E se li vediamo scendere con la borsa a tracolla? I bambini corrono eccitati. Sono nel pieno dell’avventura, anche noi veramente. Ma non corriamo, né siamo eccitati, però.

Mio cognato fa il razionale. Calma, anzi tenta di calmare, i quattro ragazzini. Poi dice: Secondo me sono andati via. Tra un po’ arriva la pattuglia e controlla.

E se invece sono ancora lì? E se non hanno ancora trovato il portatile?

Non so cosa lo convinca, ma ad un certo punto lui apre la borsa con cui va a pesca, prende un coltello e se lo infila in tasca.

Senti, - dice – io ci vado a controllare, però ho bisogno di sostegno morale: mi devi accompagnare. Io vado avanti e tu mi segui.

Va bene. Dico io.

Stabiliamo una parola d’ordine. Senza quella Fran non aprirà la porta. La faccenda scivola tra il comico e il grottesco e siamo quasi sicuri che non ci sia più nessuno. E’ quel quasi che ci terrorizza. Saliamo in silenzio. Lui avanti di qualche metro, io dietro. Quando svolta la prima rampa di scale, a me prende il panico e ritorno giù.

Pericolo! Sussurro e Fran apre la porta.

Lui scende dopo un minuto.

Allora?

Che stronza! Dice. Sei scappata.

Tu eri armato. Dico. Io no.

Sono arrivato quasi davanti alla porta. Non lo so se sono ancora dentro.

Lo afferma: I maschi sono sempre coraggiosi, le femmine no, invece.

Ha ragione, dico io.

Mio cognato non dice niente.

E’ il citofono a salvarlo. Gli agenti salgono. Prima loro e poi noi.

Oddio Ali - dice mio cognato - hanno tirato fuori tutto.

La casa è un disastro. Cassetti aperti, mucchi di oggetti negli angoli.

Il mio portatile è sotto un mucchio di vecchi giornali. La digitale sullo sgabello del bagno.

No, dico io. Questo caos è opera mia. Stavo buttando della roba.

Gli agenti mi guardano, chiedono: ma chi vive in questo appartamento?

Ci abito io quando sono qui.

Mio cognato interviene, chiarisce.

Io vado in cucina, ma il peperoncino non c’è. Eppure ero sicura di averlo lasciato a Natale. Gli agenti entrano in tutte le stanze. Sembra che non manchi nulla.

A parte il peperoncino.



postato da alice121 ~ 15/04/2004 10:32 ~ commenti (6)
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mercoledì, aprile 14, 2004
 

Ognuno ha il suo modo di passare il tempo

Sono tornata da un paio d’ore.

Sole, luce diversa, campi di fiori e caccole. Ogni tanto mi avvicino ad una delle finestre del soggiorno. C’è un tipo seduto sul pietrone delle statue dei cani. Quelle su cui salgono i bambini dopo la scuola. E’ lì da quando siamo arrivati.

La bici dritta sul cavalletto, guarda la casa che ha di fronte e si fruga nel naso. Poi si pulisce il dito sulle zampe anteriori. Proprio quelle a cui si attaccano i bambini per arrampicarsi sulla pietra.



postato da alice121 ~ 14/04/2004 20:16 ~ commenti (2)
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venerdì, aprile 09, 2004
 
Tra un po'

Michele avvicinò l'occhio al buco della serratura e vide la massa di capelli rossi che sfiorava il water e, a tratti , un fiotto marrone che cadeva giù dritto, senza rumore.

 

Continua su FaM




postato da alice121 ~ 09/04/2004 10:04 ~ commenti (5)
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giovedì, aprile 08, 2004
 
 Certi atteggiamenti non li sopporto proprio, ora più di prima
C’è questa piazza con le mura, il santo e la basilica, e un traffico pazzesco e i semafori che durano pochi istanti. Vicino ad uno che sta prima di una curva e prima delle mura, c’è una moto per terra. Auto e motorini la schivano. Non è possibile tirarla su senza il rischio di essere travolti. Quindi bisogna bloccare il semaforo. Ad ogni semaforo c’è un vigile. Mi avvicino ad una vigilessa e dico: Scusi, bisogna togliere quella moto: è pericolosa. Si gira, seccata, con la visiera che le schiaccia la frangetta. L’ho vista, ma non posso allontanarmi. Devo seguire il semaforo. Appena rallenta il flusso, chiamo qualcuno. Guardo il telefono di servizio chiuso nella custodia. Ora non posso, ripete. Guardo la giacca alla ricerca di un numero identificativo, ma non lo vedo. Lei mi guarda ancora con un’occhiata che intende: non mi rompere, si gira e riprende a gesticolare. Dopo circa un’ora riattraverso le mura. Due ragazzi stanno riportando la moto sul marciapiede. La vigilessa è ancora lì che gesticola, al lato della strada, con il semaforo funzionante.


postato da alice121 ~ 08/04/2004 18:52 ~ commenti (3)
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mercoledì, aprile 07, 2004
 

Non gli resta che scrivere
Sul marciapiede con un gesso bianco scrive ogni notte il suo messaggio.
A fianco del messaggio c'è un disegno di quello che sembra una bicicletta ed invece è una moto. La teneva legata alle inferriate della finestra della casa dove abita. Ed era protetta, oltre che dalla catena, da un antifurto sonoro che non ha funzionato o che hanno sabotato. Il tipo fa l'operaio in una fabbrica a Pomezia e vive nel seminterrato che una volta era occupato dal portiere. La moto gli è stata rubata giovedì notte.
Il primo messaggio era disperato: Mi hai rovinato la vita. Il secondo minaccioso: ti ritroverò e ti farò del male. Il terzo puntava sulla commozione: Mi serviva per andare a lavorare. Da quello che ho letto stamattina,  s'intuisce che il tempo trascorso lo ha spinto verso la razionalità: Dimmi quanto vuoi, pagherò tutto.
La gente si ferma, legge e commenta. Dicono che un illuso e che un rottame del genere puo' averlo rubato solo un tossico.







postato da alice121 ~ 07/04/2004 12:15 ~ commenti (9)
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martedì, aprile 06, 2004
 
Il cassetto c’è ancora, la chiave è scomparsa invece.
Nello studio ci torno sempre, anche questa volta. E d’estate ci lavoro uno o due mesi. Dipende. Credo che alcuni clienti non si siano neanche accorti che sono andata via. Non che abbia nostalgia del lavoro, anzi. Forse del luogo e delle persone un po’.
La mia scrivania è rimasta vuota.
Ogni tanto ci si siede qualcuno, ma non è mai stata occupata.
Fino ad oggi. Oggi c’è una tizia. Una nuova.
Quando arrivo lei sta andando via. Ci presentano. Nella stanza c’è un profumo che non mi piace. Troppo dolce. E poi la scrivania è in ordine.
Hai spostato la scrivania, dico.
Sì, verso le due arrivava il sole e mi veniva mal di testa.
Però così hai davanti a te il muro, mentre prima se alzavi gli occhi dal pc vedevi l’albero.
Ho bisogno di concentrazione, risponde. E il muro non mi distrae.
Hai sostituito l’etichetta dal telefono…
Sì, era scritta con uno stampatello troppo piccolo.
Meglio piantarla qui. Prima di innervosirla. E poi deve andare via.
Prima di uscire mi chiede: non ho trovato la chiave di quel cassetto…
La chiave non c’è. Manca da tanto tempo.
Esce. Aspetto di sentire il cancello sbattere, poi spalanco la finestra, prendo il mazzo di chiavi nello zainetto. Apro il cassetto, poi lo richiudo.
Guardo il muro. Un muro bianco, senza macchie. A me farebbe girare la testa.

















postato da alice121 ~ 06/04/2004 17:31 ~ commenti (4)
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lunedì, aprile 05, 2004
 

Senza Parole
Sono qui, e quindi non sono più lì.
Dopo 3 giorni continuo ad essere frastornata. Da domani dovrei cominciare ad abituarmi, credo. Al traffico, allo smog e a tutte quelle parole e quei mezzi discorsi che mi arrivano di continuo quando cammino per strada.
Alle 4 di lunedì pomeriggio non so che fare. Mi ricordo che volevo comprare un libro, di cui avevo letto un racconto su una rivista e poi una recensione su internet. Mi ricordo che era una raccolta di racconti brevi e basta. Mi ricordo che l’autore non è noto e che ha fatto la sceneggiatura di un film.
Le informazioni sono poche, ma la ragazza a cui chiedo, lavora in una libreria, mica in una profumeria.Forse è il fatto che abbia parlato di sceneggiatura a confonderla. Perché prima mi indica un libro di Camilleri, poi della Mazzantini. No, dico io. Questi sono romanzi, io parlo di una raccolta di racconti brevissimi.
S’illumina. Si dirige vicino la cassa. Mi porge Melissa P.Non importa - le dico. Ritorno quando ho trovato il biglietto su cui avevo scritto il nome dell’autore. Ma allora è Lucarelli? No. Capossela? Questa volta non rispondo.
Quelli che lavorano nei negozi di musica invece sono informatissimi. Ricordo che un mio amico riusciva a capire autore e titolo del cd anche quando gli canticchiavano il motivo al telefono. Non le ricordavano quasi mai le parole, ma la melodia sì e tentavano di riprodurla con la voce.
Senza parole, appunto.










postato da alice121 ~ 05/04/2004 19:02 ~ commenti (4)
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venerdì, aprile 02, 2004
 

Oggi racconti brevi

Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì

(Il dinosauro di Augusto Monterroso)

Io scrivo, invece:

Si spazzolò i capelli cercando l’animale che era in lui.

(Il pidocchio)

Si può fare di meglio, però.



postato da alice121 ~ 02/04/2004 10:08 ~ commenti (4)
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giovedì, aprile 01, 2004
 

Cosa c’è dietro l’angolo?

Ci sono le vecchiette e le vecchie.

Mi occuperò di un fatto che vede protagonista una signora anziana appartenente ad una delle due categorie. Non dirò di quale gruppo fa parte. Ognuno trarrà le conclusioni che vorrà oppure semplicemente si asterrà. Io cercherò di esporre quanto accaduto così come mi è stato raccontato.

Prima di passare alla descrizione del fatto, è opportuno precisare che: in Olanda le donne che hanno superato gli 80, se non sono più in grado di pedalare, usano per spostarsi dei mezzi elettrici che ricordano un po’ le vespe, ma hanno una pedana e un sedile più grande. Nelle zone pedonali, è vietato andare in bicicletta.

Luogo: zona pedonale di un piccolo paese, angolo di una strada.

Cosa c’è dietro l’angolo?

Prima di rispondere a questa domanda, descrivo cosa c’è su uno dei lati che porterà all’angolo.

C’è una mamma che spinge un passeggino a tre ruote come si usano qui (ai passeggini è consentito circolare perché sono spinti a mano) dove c’è un bambino di due anni.

La mamma percorre il perimetro del negozio, arriva all’angolo e…Bum!

Sbuca una signora anziana su un mezzo elettrico che non riesce ad evitare la collisione. La signora va piano, ma è colpevole per aver infranto la regola di spostarsi con un mezzo non spinto a mano. Attenzione: l’infrazione di una regola non è tollerata qui in Olanda.

Comunque, grazie anche alla struttura del passeggino, il bambino non si fa male e la signora nemmeno. Ma la ruota del passeggino è storta e danneggiata. La mamma, la donna anziana e il bambino vanno insieme dal ciclista. Durante il tragitto la ruota del passeggino scoppia.

Qui avrei voluto esserci. Non riesco ad immaginare una ruota di un passeggino che scoppia. Pare che faccia un rumore simile a quello di un palloncino su cui si salta sopra. E poi si affloscia.

Il ciclista scuote la testa: non ha la ruota di scorta.

La signora anziana dice alla mamma: non ti preoccupare: sono assicurata. Ricompra pure il passeggino: lo pago io.

Si lasciano con una stretta di mano.

La mamma va in un negozio, compra un altro passeggino, poi va dalla signora anziana con lo scontrino. Lei legge la cifra, scuote la testa. E’ troppo alta: non pago.

La mamma torna nel negozio del ciclista, ma non trova il ragazzo con cui aveva parlato.

Incauta fu la madre a non chiedersi cosa ci fosse dietro l’angolo, avventata fu sempre la stessa a fidarsi della parola data. Comunque da quel momento la signora anziana è irrintracciabile: non risponde né al campanello, né al telefono. E’ fuggita chissà verso quale luogo a bordo del suo pericoloso mezzo.



postato da alice121 ~ 01/04/2004 10:57 ~ commenti (4)
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